Io non credo che l’attuale maggioranza corra a cercare di approvare una nuova legge elettorale per paura di perdere le prossime elezioni: le prossime elezioni è molto probabile che le vincano a prescindere e con qualsiasi legge elettorale.
Ciò detto, però, le proposte di cui si legge mi pare abbiano tutte un vizio d’origine.
Partiamo dalla nostra carta costituzionale attuale e domandiamoci perché pur in presenza delle ben solide leggi elettorali statunitensi, inglesi e francesi i nostri costituenti abbiano scelto una repubblica parlamentare nella quale le forze politiche liberamente elette scelgono di proporre al Capo dello stato un presidente del consiglio. Il Capo dello Stato ascoltate quelle stesse forze politiche nomina il presidente del consiglio indicato o lo rimanda alle camere per un suppletiva analisi e confronto.
Perché? Forse, dico io, perché intuivano, sull’esempio recente della repubblica tedesca di Weimar e della repubblica italiana del 1920, quanto il suffragio popolare possa essere influenzato da ragioni non necessariamente guidate dalla saggezza e ponderazione politica necessaria. Trump mi pare un buon esempio attuale.
Ora è colpa della legge elettorale se l’Italia ha avuto il maggior numero di governi dell’Europa occidentale? A parte che bisognerebbe distinguere tra periodo prima e dopo Mani Pulite. I governi democristiani cadevano e si rinnovavano per logiche interne al partito.
Ma il punto è un altro: la responsabilità.
Nell’attuale conformazione elettorale e politica è compito dei partiti giungere ad un compromesso che indichi la strada che il Paese dovrà seguire per i successivi cinque anni e quel compromesso va trovato dopo che il popolo si è espresso liberamente a favore di questa o quella idea di paese, non prima. Prima saranno più le cose che non vengono dette di quelle che vengono dette al popolo elettore.
Quindi se sono cambiati tanti governi è colpa dell’elettorato o delle forze politiche che hanno sempre anteposto i loro “particulari” all’interesse generale? E forzarli in camicie di forza di coalizioni (dentro alla coalizione comunque entri in parlamento, fuori devi raggiungere il 3% dei suffragi) ha un senso?
Da questo punto di vista meglio la posizione attuale tedesca che blocca i singoli partiti comunque alla soglia del 5%, liberi, però, ciascuno (obbligati direi) a chiarire bene la propria posizione politica agli elettori. Quelle che non raggiungono una soglia sono fuori dal parlamento e continueranno, se ne hanno la forza, a essere presenti nella società con associazioni e tutte le altre forme di partecipazione civile oggi previste e prevedibili.
Forzare poi la coalizione ad esprimere un presidente del consiglio rompe le fondamenta su cui si regge l’attuale repubblica che già oggi fatica (eufemismo) ad essere parlamentare (a trovare quindi in parlamento nella discussione comune le giuste leggi per governare il paese) travolta così come è da una pioggia di Decreti Legge tutti urgenti, da convertire in Legge a forza di voti di fiducia.
Io non so cosa fosse una volta essere parlamentari. Oggi a leggere le cronache sembra più l’ottenimento di una buona rendita finanziaria che una azione davvero al servizio del paese.
Si vuole comunque cavalcare l’idea del bipartitismo? Applichiamo quella impostazione francese che già funziona bene con le elezioni comunali dei maggiori centri. Tutti da soli al primo turno e dopo ci si apparenta. Qui davvero l’elettore può dire la sua.
Tutto il resto è, mi si perdoni, un papocchio.
Augh.

