Come ogni mese, Luca, il libraio de Il Tempo Ritrovato Libri di Milano, manda la classifica dei dieci libri maggiormente venduti. Come ormai sapete, la libreria Il Tempo Ritrovato è specializzata in piccole case editrici, anche se non mancano titoli di Sellerio e Adelphi. Sotto la classifica come sempre una breve sinossi di ciascun romanzo.
1° – In fondo al fiume Tigri dorme una canzone di Usama Al Shahmani – @marcosymarcos
2° – Mambo di Alejandra Moffat – @Lanuovafrontiera
3° – Alla fine del sonno di Willem Frederick Hermans – @adelphi
4° – Terra sonnambula di Mia Couto – @sellerio
5° – Ardesia di Ruska Jorjoliani – @italosvevo
6° – Operazione Shylock di Philip Roth – @adelphi
7° – E prese fra le dita la notte di Daniela Stefanutto – @lindau
8° – Il matto di piazza della Libertà di Hassan Blasim – @utopia
9° – Cenere di Grazia Deledda – @utopia
10° – Il viaggiatore breve di Gennaro Serio – @lorma
1° – In fondo al fiume Tigri dorme una canzone di Usama Al Shahmani – @marcosymarcos: Gadi insegna lingua ebraica a Zurigo. Dopo trent’anni di silenzio e completo distacco dal padre Zakai, torna in Israele per recarsi al suo capezzale insieme alla sorella Tamar. In eredità, fra le altre cose, riceve una borsa piena di quaderni e un ultimo desiderio: che le sue ceneri per metà vengano interrate a Gerusalemme, per metà disperse sotto il vecchio ponte sul fiume Tigri, a Bagdad. Tra le carte di Zakai, Gadi scopre il suo passato, ma soprattutto un capitolo oscuro della storia irachena: le persecuzioni e l’espulsione degli ebrei dall’Iraq, con la complicità dei nazisti. Scopre inoltre l’amicizia fra il nonno Ezra e Arman – un commerciante musulmano – e il loro patto segreto che permise alla sua famiglia di avere un nuovo inizio in Israele.
2° – Mambo di Alejandra Moffat – @Lanuovafrontiera: In una casa isolata nella foresta cilena, due sorelle vivono in clandestinità con i genitori, mentre il mondo attorno a loro si scontra con la dittatura. Non vanno a scuola, non possono ricevere visite, non devono farsi notare. Sanno che il silenzio è una regola, che ogni traccia va nascosta, che le mappe servono a fuggire. Ma tutto questo Ana – la più piccola – e Julia, la più grande, non lo capiscono appieno. O forse sì, ma non con le parole degli adulti. Per loro, il mondo prende forma attraverso il gioco, il disegno, la musica, le luci delle lucciole o le ombre lanciate da un’aquila spaventosa e occhialuta. Mambo è il romanzo di un’infanzia in fuga, in cui l’immaginazione diventa l’unico modo per sopravvivere alla paura: un piccolo gioiello che affronta i traumi del passato da una prospettiva obliqua, lirica, luminosa.
3° – Alla fine del sonno di Willem Frederick Hermans – @adelphi: Le spedizioni polari hanno generato infiniti racconti appassionanti e beffardi, nei quali l’uomo civilizzato, partito alla ricerca dell’ultima frontiera, finisce per avanzare a prezzo di tormenti indicibili in un paesaggio che a poco a poco sfuma in un’allucinazione, e conduce alla follia. Alfred Issendorf parte per una spedizione nell’estremo Nord della Norvegia con due obiettivi: dimostrare una teoria sui meteoriti che gli conferirà lustro accademico e regolare i conti col padre, brillante scienziato prematuramente scomparso. La sua avventura sarà però molto diversa da come l’aveva immaginata, e questo romanzo, considerato il più audace di Hermans, ne è la cronaca fedele.
4° – Terra sonnambula di Mia Couto – @sellerio: Terra sonnambula è un canto per l’umanità e il coraggio di vivere, ha scritto Luis Sepúlveda. Per Doris Lessing è un capolavoro della letteratura africana del XX secolo. Dalla sua pubblicazione nel 1992 questo romanzo si è infilato nelle pieghe del tempo e della Storia, trasformandosi in modo inatteso, come fosse in grado di accogliere e raccontare le costanti sorprese del presente e di anticipare il futuro. Era uscito alla fine della guerra civile che aveva devastato il Mozambico con un milione di morti, continuazione del conflitto per l’indipendenza dal Portogallo. Eppure non è un romanzo sulla guerra. È un romanzo a strati, scritto in una prosa che richiama Gabriel García Márquez, Cormac McCarthy, João Guimarães Rosa. Inizia su una strada di cenere e polvere, tra carcasse di auto bruciate e iene che si aggirano fameliche. Un vecchio e un ragazzo camminano senza sosta, illudendosi di poter fuggire dalla violenza che si è impadronita del loro paese. Tuahir e Muidinga hanno lasciato il campo profughi, cercano riparo e lo trovano in un autobus abbandonato nel mezzo del nulla. Tra corpi bruciati e vetri infranti, Muidinga scova in una borsa dei quaderni scarabocchiati con una scrittura incerta. Inizia a leggerli a voce alta all’anziano, d’altra parte è l’unico tra i due a saperlo fare. Mentre all’esterno la brutalità continua implacabile, ogni sera Tuahir e Muidinga si rifugiano nel diario di Kindzu, il giovane che ha lasciato a quelle pagine il racconto delle sue aspirazioni, dei sogni da eroe, del suo amore per una donna, Farida. Attraverso le sue parole il paesaggio intorno ai due viandanti cambia continuamente, catapultandoli dalla savana alle paludi fino all’oceano. La loro stessa sopravvivenza diviene periplo e avventura, reale e immaginaria, e in loro scaturiscono suggestioni di speranza, tremori di passione, il brusio umido e fertile di una sorgente di vita nuova. Oggi la sfrenata creatività di Terra sonnambula sembra parlarci di profughi, di migranti in viaggio, di un clima violento che tutto travolge in piogge e inondazioni, di guerre che autorizzano la razzia, cancellando ogni legge, affinché tutto sia permesso. Pare trascrivere in un linguaggio nuovo la paura e il coraggio di ragazzi che non si arrendono mai, che vanno avanti con ogni mezzo necessario. Ma nulla in questo romanzo è cronaca, nulla di quanto vi viene narrato è trascorso per sempre. La sua energia non può spegnersi: chissà cosa saprà raccontarci domani.
5° – Ardesia di Ruska Jorjoliani – @italosvevo: Tornare nel paese in cui si è cresciuti comporta quasi sempre uno scavo nei ricordi. A maggior ragione se, una volta arrivati, capita di assistere alla traslazione dei resti di un proprio antenato. È quello che accade alla protagonista di Ardesia, che racconta il suo ritorno a Mestia, in Georgia, dove suo malgrado partecipa alla riesumazione del bisnonno, il quale, al termine di una vita avventurosa, fu sepolto in un punto non ben identificato del terreno di famiglia. Per la narratrice inizia così un nuovo viaggio, tra digressioni e rivelazioni, che si compie mentre l’escavatore rovescia zolle, smuove lastre di ardesia e ossa, insieme a frammenti di memoria. Con lo sguardo di chi vive tra due mondi, Jorjoliani descrive la terra di origine, con le sue tradizioni e i suoi paradossi: una terra che sembra cercare un equilibrio tra le turbolenze del cambiamento e il peso di un passato che riaffiora senza preavviso.
6° – Operazione Shylock di Philip Roth – @adelphi: Nella sua burrascosa carriera, Philip Roth ci ha abituato alle più spericolate acrobazie narrative, ma mai ha osato tanto quanto in Operazione Shylock, dove, per dire e fare tutto ciò che vuole, ha sentito il bisogno di misurarsi con il suo più temibile avversario: un altro Philip Roth – stesso nome e stessi connotati, solo il nomignolo Moishe Pipik a distinguerlo da sé. Mai il tema del Doppio è stato usato in un romanzo con un tale autolesivo virtuosismo. Roth azzanna sé stesso come essere umano, come ebreo, come Philip Roth, e non si accontenta di una libbra di carne. Come congegnare, altrimenti, una spy story che tiene insieme il Mossad, il processo al mostro di Treblinka, il recupero dopo un crollo psichico da Halcion, l’incontro-scontro con ebrei e palestinesi in una Gerusalemme pattugliata dall’esercito israeliano, il faccia a faccia ustorio con l’altro Philip Roth – un megalomane che per salvare gli ebrei ashkenaziti da un probabile prossimo sterminio si fa propugnatore di una nuova diaspora, uno spregiudicato controesodo verso i paesi europei d’origine – e con la sua procace, concupita compagna? Sfoggiando una lingua viscerale e insieme altamente speculativa, Roth combina in queste pagine la più spiritata, isterica commedia nera con il dramma di popoli e di singoli individui lacerati, e mette in scena una mirabolante due-giorni a Gerusalemme che – incredibile a dirsi – fa anche ridere.
7° – E prese fra le dita la notte di Daniela Stefanutto – @lindau: Questa è la storia di Giuseppe, ma è anche la storia di chi la narra; è la storia di un’istituzione (il manicomio prima di Basaglia) e di un periodo storico. È il racconto di una ricerca sul campo (una vera e propria inchiesta) e il diario di un’ossessione (quella dell’autrice per suo cugino internato a San Servolo, il manicomio di Venezia); è un romanzo corale in cui si intrecciano le voci di parenti e medici, internati, infermieri e testimoni involontari. Attraverso un’intensa narrazione polifonica, E prese fra le dita la notte ci restituisce i lineamenti, in apparenza sempre più a fuoco, ma nella realtà irrimediabilmente sfuggenti, di una vita perduta nel labirinto di una struttura concentrazionaria, specchio di una società repressiva.
8° – Il matto di piazza della Libertà di Hassan Blasim – @utopia: In questa raccolta di racconti, Hassan Blasim descrive la precarietà irachena, il lato oscuro della migrazione e le difficoltà di integrazione in un’Europa diffidente e superficiale. Mentre alcuni clandestini, in viaggio verso un futuro migliore, sono vittime dell’ennesima carneficina, un soldato, rimasto chiuso in una stanza per diversi giorni con la donna che ama, si nutre del suo corpo per sopravvivere. Tra un padre che avvelena le figlie e un figlio che porta in valigia lo scheletro della madre, mentre i cadaveri parlano e le anime scrivono romanzi, i neonazisti in Europa scatenano la propria violenza contro gli immigrati. La follia sembra l’unica salvezza, una strategia per sublimare l’inferno in cui certe volte si nasce.
9° – Cenere di Grazia Deledda – @utopia: Ragazza madre, la giovane Olì abbandona il figlio di otto anni, Anania, alle cure del padre benestante e di sua moglie, così da garantirgli un futuro migliore. Il bambino cresce a Nuoro, nella casa paterna, studia e si fidanza con una ragazza facoltosa, prima di trasferirsi a Roma per frequentare l’università. Il ricordo della madre è vivo nella sua mente, ma la vergogna di essere nato da una relazione extraconiugale e da una donna disonorata è a lungo più forte delle sue ambizioni borghesi, che rischiano di essere minate da un legame inviso alla società. Nessuna distanza, però, né fisica né sociale, attenua l’inquietudine interiore del protagonista. Rientrato in Sardegna, Anania scopre che la madre è ancora viva. Si decide perciò a tenerla con sé, sfidando le regole non scritte di una civiltà misogina, fino alla più sorprendente delle conseguenze.
10° – Il viaggiatore breve di Gennaro Serio – @lorma: Prima che il suo nome resti impigliato per i secoli a venire nella scia della più celebre delle comete, Edmund Halley salpa dall’Inghilterra a bordo di un veliero, il Paramour, di cui è il capitano. È il 1699: astronomo geniale e spirito irrequieto, Halley cerca tra i flutti dell’oceano Atlantico elusive costellazioni, paesaggi mai cartografati e misteriose variazioni magnetiche. Assediato da racconti di biblioteche portatili, incendi e testimonianze inaffidabili, il suo diario di bordo si squaderna – accogliendo, tra gli altri, l’ombra di Isaac Newton, quella di un alticcio Zar in visita londinese e una galleria di stravaganti biografi, da John Aubrey a J. Rodolfo Wilcock, da Samuel Johnson a Giorgio Manganelli – per ricomporsi infine in una appassionante avventura del mare. Erratica navigazione tra le isole e tra i libri, Il viaggiatore breve interroga con ironia il modo in cui si narra un’esistenza, e intona un inno al viaggio come forma privilegiata di conoscenza.










