Pip: Prima i Lettori è quel posto dove i lettori sono il concorso — e questa settimana, con Sandro, si vota davvero.

Mara: Esatto. L’episodio di oggi tocca tre territori: la 14esima edizione del concorso con le votazioni aperte, due recensioni che spaziano dal Rinascimento alla New York degli anni Sessanta, e una classifica del Guardian che invita a fare i conti con i propri gusti. Cominciamo dal cuore del sito, il concorso.

Ventuno lettori in gara: si vota

Pip: La 14esima edizione è arrivata al momento decisivo. Ventuno partecipanti, libri di ogni tipo, e ora tocca alla comunità scegliere.

Mara: Il post di apertura del voto lo dice senza giri di parole: “Quest’anno si possono votare fino a 3 lettori o lettrici diversi.” Non uno solo — tre preferenze, per rendere il quadro più ricco.

Pip: Tre scelte significa che la vittoria dipende da un gusto collettivo vero, non da un tifo singolo. La newsletter del 16 maggio aveva già tracciato il campo, presentando tutti e ventuno i partecipanti in ordine alfabetico, ciascuno con il titolo che aveva raccolto più interesse.

Mara: La gamma è notevole. Si va dal Simposio di Platone portato da Alessandra Andrenacci, vincitrice dell’edizione precedente, fino alle poesie natalizie di Brodskij scelte da Roberto Cornetta. In mezzo: Oates, Steinbeck, Camus, Octavia Butler, Ammaniti, Benni.

Pip: E poi c’è Claudio Cherin, che ha partecipato con nove segnalazioni, ognuna accompagnata da una sua recensione. Nove. Qualcuno ha preso il concorso molto sul serio.

Mara: La newsletter del 23 maggio conferma che le votazioni si chiudono sabato. Il messaggio è diretto: “VOTATE VOTATE VOTATE.”

Pip: Tre maiuscole. Nessuna ambiguità.

Mara: Le recensioni arrivate questa settimana si aggiungono al quadro: Claudio Cherin ha mandato anche una recensione di Rinascimento privato di Maria Bellonci, e Lorenza Rappoldi ha segnalato il libro su Truman Capote. Il concorso continua a generare lettura attiva. Proprio da quei due titoli partiamo adesso.

Dal Rinascimento al party del secolo

Pip: Due libri molto diversi, ma entrambi raccontano un mondo attraverso una figura che lo abita con intensità.

Mara: Sul Capote, Lorenza Rappoldi scrive: “L’ho comprato e letto tutto d’un fiato! L’autrice descrive molto bene la frenesia che si era creata intorno a questo evento, mettendo in luce aspetti molto interessanti della NY e dell’America degli anni 1950-1970, raccontando anche di cose più frivole quali sartorie, parrucchieri, gioiellieri, cosmetici, diete, maschere, senza contare l’arredamento del Plaza, il menu e le due orchestre.”

Pip: Il punto è che Capote aveva trasformato una festa in un’opera. Il ballo in maschera del 1966 era già un progetto letterario — taccuino con i nomi, lista segreta, curiosità incontenibile su chi sarebbe stato invitato.

Mara: Rinascimento privato di Maria Bellonci lavora su un registro completamente diverso: Isabella d’Este che, a quasi sessant’anni, rievoca la propria vita dalla Stanza degli orologi. La recensione di Cherin sottolinea che Bellonci “usa tutto quello che non potrebbe comparire in una biografia scritta da uno storico” — la prima persona, i dubbi, i rimpianti. Vinse il Premio Strega nel 1986.

Pip: Due donne al centro — Isabella d’Este e la Bellonci stessa — e in entrambi i casi il libro nasce da un archivio di dettagli precisi trasformati in qualcosa di vivo. Da qui, però, il discorso si allarga: cosa significa fare una classifica di tutto questo?

Classifica del Guardian e identità italiana

Pip: Il Guardian ha pubblicato la lista dei cento romanzi più belli mai scritti. È il tipo di operazione che fa discutere, e qui la domanda è: cosa ci diciamo quando scegliamo o contestiamo una classifica del genere?

Mara: Il post elenca tutti e cento i titoli, con i preferiti dell’autore in grassetto. Tra i cento compaiono Middlemarch, Ulisse, Anna Karenina, Cent’anni di solitudine — e anche L’amica geniale di Elena Ferrante e Il Gattopardo di Lampedusa. La domanda rivolta ai lettori è diretta: “Quali avete letto? Quali vi sono piaciuti? Quali trovate che non avrebbero dovuto assolutamente essere in classifica?”

Mara: Una classifica anglocentrica — curata da specialisti britannici o anglofoni — che include comunque voci da tutto il mondo: Achebe, García Márquez, Ferrante, Calvino, Bulgakov. La selezione è già una presa di posizione.

Pip: E qui entra in gioco l’altro pezzo della settimana, Attraversare la strada, che parte dall’orgoglio italiano — Dante, il Rinascimento, il Barocco — e poi vira su qualcosa di più scomodo.

Mara: Il testo descrive “la nostra innata propensione ad un atteggiamento critico nei confronti delle leggi e dei regolamenti.” Il semaforo rosso attraversato quando la strada è deserta diventa il simbolo di qualcosa che, applicato ad altri ambiti — velocità, tasse — produce conseguenze ben diverse.

Pip: Il titolo è Attraversare la strada, ma il terreno è quello dell’identità collettiva. La classifica del Guardian e il saggio sull’italianità si leggono bene insieme: entrambi chiedono al lettore di posizionarsi, di dire cosa riconosce come proprio.


Mara: Il filo che attraversa questa settimana è la partecipazione — al concorso, alla lettura, al dibattito su chi siamo e cosa leggiamo.

Pip: La prossima settimana sapremo chi ha vinto la 14esima edizione. E forse anche chi ha attraversato col rosso.