Ci sono molti motivi che mi rendono orgoglioso di essere italiano. Dante, in primis, ma seguito dai nostri straordinari contributi alla scienza e alla bellezza.
La pittura mondiale, per rimanere in un ambito a me caro, non sarebbe tale senza il nostro Rinascimento e il nostro Barocco e qui i nomi e le storie si moltiplicano tanti e tali che non ha senso elencarli. Ne dimenticherei sicuramente qualcuno.
Ma c’è anche una cosa minore che mi rende orgoglioso della mia nascita sul bel suol natio: è la nostra innata (perché culturalmente ormai endemica) propensione ad un atteggiamento critico nei confronti delle leggi e dei regolamenti. Difficilmente un italiano accetta una legge o un regolamento se non ne comprende il senso. E una volta compreso lo interpreta a seconda delle circostanze.
Esempio classico: l’attraversamento pedonale di una via regolato da semaforo. All’estero avrete notato che quand’anche la via sia più deserta del Sahara il pedone locale attende con pazienza l’autorizzazione ad attraversare. Noi italiani, nella maggioranza dei casi, no. Capiamo che il semaforo è stato installato per la sicurezza collettiva e se tale sicurezza non è in dubbio attraversiamo, che sia verde, rosso o giallo.
Questa propensione, che nel caso degli attraversamenti pedonali ha una sua perdonabile accettabilità, diventa un problema nel momento in cui le leggi e i regolamenti in questione sono altri.
Esempi? Limiti di velocità. Complice una pratica regolatoria del tutto burocratica (perché in prossimità di svincoli autostradali il limite improvvisamente viene imposto a velocità impossibili da mantenere per poi tornare alla normalità superato di pochi metri il problema?) l’italiano medio va alla velocità che ritiene non pericolosa per sé e gli altri. Questo porta alcuni giovani a ritenere che le proprie utilitarie siano dotate degli stessi servizi di sicurezza delle più potenti fuoriserie sul mercato e in generale tutti noi a fare quel che riteniamo meglio a meno che non ci dicano che verremo puniti con multe e sanzioni.
Altro esempio: le tasse. Dato che non si capisce a cosa servano (ed anzi è diffuso il sospetto che non servano alla collettività, ma ad alcune categorie di singoli cittadini), l’italiano medio non le paga se non obbligato. Certo sul tema tasse la propensione endemica qui descritta si allea facilmente al famoso tornaconto personale che è un altro dei caposaldi della cultura nazionale.
Tutto questo porta ad una selva di sanzioni difficilmente conoscibili e, a loro volta, interpretabili da chi deve farle applicare, cosa che porta alle volte a multe mostruose per violazione minime e altre a sanzioni risibili a fronte di comportamenti ben più gravi.
Tutto ciò premesso, evviva l’Italia e viva Sinner.


come sempre, sane considerazioni quelle di Sandro.
Ma le tasse purtroppo servono per pagare gli ospedali: avevano iniziato a consegnare alle persone che uscivano dagli ospedali il conto di quando speso dalle Stato italiano per curarle.
La gente intelligente capiva così che tali servizi costano (e anche tanto) e se tu nkn paghi le tasse, qualcun altro le paga per te ….
"Mi piace""Mi piace"