Da Claudio Cherin riceviamo la recensione dell’ultimo romanzo di Maria Rosa Cutrufelli, scrittrice e giornalista siciliana.


Il cuore affamato delle ragazze di Maria Rosa Cutrufelli (Mondadori, 2025) è ambientato nei primi anni del 1900, quando gli Usa sono la terra dell’opportunità e di un futuro migliore per molti. Dall’Europa molti se ne sono andati per trovare un’opportunità. O perché perseguitati. Così hanno fatto i genitori di Marietta − detta Etta, la protagonista del romanzo − che dalla Sicilia sono partiti per trovare la libertà di esprimersi (suo padre oltre ad essere un medico è un socialista, motivo per il quale deve andarsene dal suo paesino sperduto e puntare tutto nel viaggio che condurrà in America, terra di libertà).

Etta è una ragazza a cui il padre permette di studiare. Una volta concluso il suo percorso di studi, la ragazza decide di andare a New York per lavorare come infermiera nell’ospedale di Ellis Island, il lembo di terra in cui approdano (e alle volte naufragano) le speranze e i sogni di tanti.

Ellis Island è per Etta il luogo di un incontro non solo con l’umanità più varia ma anche Tessie. Una giovane donna che avrà un ruolo importante nella crescita emotiva della ragazza, che dopo averla incontrata diventerà donna. Tessie si presenta così: cappello di paglia, cravattino, un lampo di intelligenza negli occhi scuri e un cognome italiano come quello di Etta. Tessie fa la cucitrice, ma sta dando una mano come interprete sull’isola per conto dell’Unione delle operaie, sindacato a cui è iscritta.

Etta sa poco o nulla dei sindacati femminili che stanno nascendo nelle città americane. È Tessie, durante gli anni della loro amicizia, a trascinarla agli incontri dell’Unione e a presentarle le sue compagne sindacaliste. A farle comprendere il valore che ha il sindacato. Perché la terra dell’opportunità si rivela presto terra di lavoro e di sfruttamento. Terra dove si deve lavorare in condizioni precarie, sotto il sole cocente o privi di sicurezza. E dove gli emigranti vengono visti come persone da cui guardarsi. E di cui non fidarsi mai del tutto. Nel 1927, vent’anni dopo i fatti raccontati nel romanzo della Cutrufelli, va ricordato, due italiani − Sacco e Vanzetti – verranno accusati ingiustamente solo perché Italiani di un crimine che non hanno commesso. Ebrei, polacchi svedesi, russi verranno accolti ma mai del tutto integrati.

Ne Il cuore affamato delle ragazze di Maria Rosa Cutrufelli descrive le condizioni di lavoro che soprattutto per le donne non erano delle migliori. I padroni delle fabbriche, nelle grandi città, non davano sicurezza sul posto di lavoro e non davano un giusto compenso. Per questo il malcontento dilaga. Così gli operai e le operaie danno, prima, fiducia ai sindacati, poi, entrano in sciopero.

Sciopero delle operaie − sostenuto dall’Unione, dalla Lega e poi da tutti i sindacati – che si estendersi a macchia d’olio nelle diverse città, fino a diventare vero e proprio uno sciopero generale che inizia nel dicembre del 1909 si protrae fino al febbraio 1910. Le fabbriche davanti all’adesione allo sciopero e al gran numero delle sigle sindacali che promuovevano lo sciopero non poterono che non scendere a patti.

Etta si spende per sostenere lo sciopero; come infermiera, per cura le ragazze percosse e imprigionate nelle Tombs dalla polizia; si ritrova nei cortei, ed è anche frequentando quell’ambiente di donne femministe che trova il coraggio di dare un nome al sentimento che prova per Tessie.

L’evento che segna e sconvolge la vita di Etta è l’incendio alla Triangle. La Triangle, fabbrica di camicie a New York, va a fuoco. Le porte sono chiuse perché i padroni avevano chiuso dentro le operaie durante l’orario di lavoro, per impedire che portassero via pezzi di stoffa o andassero troppo spesso in bagno.

Scampata fortunosamente al rogo, Etta lavorava nello studio a pochi piani di distanza. Si presterà per dare il proprio contributo per i primi soccorsi, per il trasferimento dei feriti e non facili operazioni di riconoscimento delle salme delle 148 vittime nel grande obitorio cittadino di Misery Lane. Il trauma dell’evento la costringerà a lasciare il lavoro e solo l’amore e il sostegno di Tessie, sempre più attiva nel sindacato, le daranno la forza di presenziare sempre, insieme ad altre militanti, al doloroso processo per accertare le responsabilità dell’incendio e stabilire i risarcimenti alle famiglie delle vittime.

L’assoluzione dei due proprietari della Triangle − Mr. Harris e Mr. Blank − accusati di aver tenuto chiuso a chiave il laboratorio in cui lavoravano le ragazze che quindi non si erano potute salvare.

Per raccontare questa storia Maria Rosa Cutrufelli usa due piani temporali precisi: il primo quello dei fatti il 1909 e il secondo è quello degli anni Settanta. L’alternarsi dei piani del racconto tra i primi del Novecento e gli anni Settanta consente di cogliere una riflessione sulla guerra del Vietnam – con il suo crudele ricorso a una Lotteria per richiamare i soldati alla leva – che risuona come un monito e una condanna alla guerra.

Il romanzo rievoca eventi e realtà dolorose come il fenomeno migratorio, lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori, la mancanza di sicurezza nel lavoro, la repressione poliziesca come risposta alla richiesta di diritti, facendoci misurare distanze e ricorrenze storiche. Ma parla anche di passione politica, della ricerca della libertà, della solidarietà, di amicizia e amore di quelle ragazze. Cutrufelli costruisce, con il personaggio di Etta, una bella figura di donna anziana che, a volte con ruvido cipiglio, ma sempre con grande generosità, sostiene le asprezze della vecchiaia.


Dalla presentazione dell’editore:

Etta è giovane e affamata di vita quando si trasferisce a New York da Philadelphia, dov’è cresciuta, per lavorare come infermiera all’ospedale di Ellis Island, l’isola degli arrivi, il lembo di terra dove approdano le speranze e i sogni di tanti. Siamo nel 1910 e solo vent’anni prima nello stesso porto sbarcava la nave su cui viaggiavano i suoi genitori, partiti insieme a migliaia di altri migranti dalla Sicilia. Ed è in quel mondo a sé, sospeso tra lacrime ed euforia, che Etta incontra per la prima volta Tessie. Ne rimane subito colpita: cappello di paglia, cravattino, un lampo di intelligenza negli occhi scuri e un cognome italiano come il suo. Tessie è una cucitrice, ma sta dando una mano come interprete sull’isola per conto dell’Unione delle operaie a cui è iscritta. Nonostante Etta sia cresciuta con un padre socialista, dei sindacati femminili che stanno nascendo nelle città americane non sa ancora nulla, ed è Tessie, durante gli anni della loro amicizia, a trascinarla agli incontri dell’Unione e a presentarle le sue compagne sindacaliste e suffragiste. Sono gli anni in cui le operaie delle fabbriche di Manhattan cominciano a scioperare per ottenere condizioni di lavoro migliori, scendono in strada per rivendicare tutto ciò di cui i loro corpi e i loro cuori sono affamati: il pane, ma anche le rose. Etta e Tessie sono sempre in prima fila, ed è anche frequentando quell’ambiente di donne femministe e indipendenti che trovano il coraggio di dare un nome al sentimento che provano l’una per l’altra. L’incendio della fabbrica di camicette Triangle, in cui nel marzo del 1911 muoiono quasi centocinquanta operaie, è un detonatore potentissimo per la loro rabbia e per quella di tutte le altre lavoratrici. Maria Rosa Cutrufelli fotografa il momento storico in cui, per la prima volta, le donne si sono unite per dar voce alla loro fame: di giustizia, di lavoro, di amore e di vita. E raccontando i cuori delle ragazze di un secolo fa, racconta in realtà la voglia di futuro delle donne di ieri e di oggi.