Claudio Cherin stavolta recensisce una sorprendente (per il tema e il canale che la ospita) serie TV su Disney Channel. Leggiamo.
Dying for Sex è una serie in otto puntate, di Disney plus, che segue le vicende di Molly, a cui viene diagnosticato un cancro al quarto stadio. Ciò significa il più delle volte che la persona in quella situazione ha pochi mesi di vita davanti a sé.
La notizia è tale che Molly (Michelle Williams) si decide a lasciare il marito con cui è sposata da 15 anni, per esplorare i suoi nuovi desideri sessuali. Desideri che ha represso e accantonato, presa com’era dalle incombenze quotidiane.
Così la donna inizia un viaggio verso la consapevolezza di sé e della propria sessualità, supportata dalla sua migliore amica Nikki (interpretata da Jenny Slate) che decide di documentare la ricerca di Molly. Dying for Sex è basato sull’omonimo podcast Wondery, che ha riscosso l’interesse del pubblico anche grazie all’approccio diretto di Molly sul sesso.
Il tema della serie Dying for Sex è un viaggio nella sessualità e nella stretta amicizia tra le due donne, Molly e Nikki.
Le due si erano conosciute nel 2000, a Los Angeles dove entrambe vivevano e frequentavano una scuola di recitazione. Sebbene all’inizio le due fossero molto diverse (Molly era una che ‘tappabuchi’, mentre Nikki era una che ‘cercava di attirare l’attenzione’), l’amicizia tra le due finiscono per conoscersi meglio, dopo che la loro insegnante di recitazione le ha messo a lavorare insieme.
Le scene di sesso non particolarmente esplicite sono caratterizzate da momenti divertenti e inaspettati.
C’è, poi, il rapporto con il vicino (Rob Delaney), che inizia come uno scontro e si trasforma in una intrigante storia erotica.
Così Molly man mano che si addentra nei meandri del sesso si apriva agli incontri sessuali e il modo in cui osservava le persone cambia. Le persone che incontra accettano i loro corpi e i loro desideri. Ma soprattutto − cosa che sorprende e interessa Molly − queste non considerano il desiderio come qualcosa di cui avere paura. Lontano è anche il senso di colpa.
Seguendolo e frequentando Molly riesce a sondare i propri desideri e a permettersi di esprimerli, forse per la prima volta, in maniera diretta e chiaramente innanzi tutto a se stessa e poi agli altri. Vivere il sesso, liberandolo dal senso di colpa e dalla vergogna, permette alla protagonista di compiere un ulteriore passo: intraprendere (forse inconsapevolmente) un percorso che porta Molly alla guarigione.
D’altronde una serie americana poteva prevedere qualcosa di diverso da un Happy Ending? Nota di Prima i Lettori
