Simone Vaccarino ci propone l’ottavo romanzo di Chaim Potok, Il dono di Asher Lev (1990), personaggio nato nel 1972 con il Il mio nome è Asher Lev. Le traduzioni italiane sono più ravvicinate.

“La verità deve essere data per enigmi. Le persone non possono accettare la verità se questa si presenta come un toro. Il toro viene sempre ucciso. Devi dare alle persone la verità in un enigma, nasconderla in modo che vadano a cercarla e la trovino pezzo per pezzo; in questo modo imparano a conviverci.”

Dalla presentazione dell’editore:

Asher Lev è un ebreo osservante che, a dispetto delle circostanze più avverse, è diventato un pittore di fama internazionale. Quando muore un amato zio, deve intraprendere il viaggio di ritorno con la moglie e i due bambini da Parigi a New York. Asher Lev sente che “qualcosa di strano sta accadendo a Brooklyn… una vaga sensazione di venire risucchiato” e quasi subito deve fronteggiare lo sdegno e l’animosità che le sue opere suscitano nell’ambiente d’origine e le difficoltà che causano alla propria famiglia. Dolorosamente, si ritrova al centro dei conflitto tra la cultura in cui è nato e la cultura che ha forgiato per se stesso e che vent’anni prima l’aveva spinto all’esilio.