Mercoledì 16 aprile alle ore 18.30 Paolo Bona, fotografo, chiacchiererà con Daniela Airaghi del proprio libro Spiriti Liberi e delle proprie avventure sugli Appennini.

Il libro nasce nel 2021 da un viaggio solitario di Paolo sugli Appennini centrali alla ricerca di spiritualità “libera” e mercoledì 16 aprile Paolo torna a parlarne con l’amica Daniela presso la libreria Ecate di via Pomponazzi 9/E

L’appuntamento è abbastanza in là nel tempo (saremo alle porte di Pasqua) e ne parliamo con così tanto anticipo sia per permettere a tutti di pianificare al meglio la propria agenda, ma soprattutto perché il libro che certo nasce dalla fotografia (di cui Paolo è un indiscusso maestro) si nutre prepotentemente di testi che ne accompagnano la visione.

Il libro, capisco, è infatti strutturato in tre parti, ognuna delle quali introdotta da un testo di Paolo. I testi sono da un punto di vista internet abbastanza lunghi da permettere solo una uscita in tre successivi momenti. Ecco perché iniziamo oggi. Nelle successive settimane leggeremo i passi delle altre due sezioni del libro.

Il primo: Piccola Famiglia.

All’inizio è stata la Memoria, quella storica, a condurmi a Monte Sole.

Volevo vedere con i miei occhi i luoghi della strage di Marzabotto.

Delle frazioni di montagna bersaglio del rastrellamento delle S.S. tedesche nell’ottobre del 1944 rimangono in piedi solo ruderi, nel mezzo del silenzio dei boschi. Non vi abita più nessuno.

Salendo la strada, sono arrivato alla chiesa di Casaglia, meglio dire di quel che ne resta. Qui si era rifugiata la popolazione: donne, vecchi e bambini, riuniti intorno al loro parroco don Ubaldo Marchioni. La speranza di salvarsi è svanita subito: al loro arrivo i tedeschi hanno ucciso per primo il prete ai piedi dell’altare e costretto tutti gli altri a marciare dentro al cimitero, che si trova qualche centinaio di metri più a monte. 195 anime falciate con le mitragliatrici e le bombe a mano.

Gli ordini di Adolf Hitler erano stati chiari: “Dobbiamo essere crudeli, dobbiamo esserlo con tranquilla coscienza, dobbiamo distruggere tecnicamente, scientificamente”.

Dal 29 settembre al 5 ottobre del 1944 le S.S. tedesche, con l’aiuto dei fascisti italiani, uccisero 1.836 persone, inclusi 250 bambini, compiendo uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile, colpevole di assecondare la resistenza partigiana.

Quando altri visitatori hanno varcato il cancello del cimitero, sono rimasto sorpreso, non ero più solo. Usciti dal cimitero, li ho seguiti timidamente e così ho scoperto che qualcuno abitava in quel bosco. Un paio di vecchie case ristrutturate ospitano i monaci della Piccola Famiglia dell’Annunziata. Le case, che si chiamano Casetta e Podella, erano abitate dalle famiglie di contadini vittime del rastrellamento.

La comunità di monaci e monache fu fondata da Giuseppe Dossetti, ex partigiano, firmatario della Costituzione scritta nel 1947, politico di spicco della Democrazia Cristiana fino al 1952, sacerdote dal 1959; nel 1960 partecipa al Concilio Vaticano II, diventa collaboratore del cardinale di Bologna Lercaro. Nel 1968 scrive per lui un discorso di condanna dei bombardamenti in Vietnam, che diventa un caso internazionale: il Papa solleva il cardinale dalla sua carica e in concomitanza Dossetti si ritira a vita monastica.

Dossetti era un visionario e fin da subito, prevedendo il calo delle vocazioni, aprì la comunità al laicato: per questo motivo è registrata come Associazione di fedeli, non come Ordine. Ad accogliermi fu Michele, con la sua parlata bolognese allegra e spiritosa; capii che avevo fatto la cosa giusta a bussare alla porta della Piccola Famiglia dell’Annunziata.

Nella mia testa si accese una scintilla, ero elettrizzato al pensiero di conoscere la vita monastica in quel luogo così simbolico. Ciò che è accaduto non deve essere dimenticato: qui la presenza silenziosa dei monaci è una testimonianza di amore per le vittime e di misericordia per i carnefici.

La giornata a Monte Sole inizia presto con la preghiera del Mattutino alle 3.45, inutile dire che è un’esperienza indimenticabile.

Uscire al freddo e al buio per ripararsi nella piccola Cappella avvolta nel silenzio. A quest’ora si gusta appieno la gioia di vivere la giornata e si inizia santificandola con le parole originali del Vecchio e del Nuovo Testamento, in aramaico e in greco.

Prima dell’alba i monaci, forniti di lanterne, percorrono un chilometro nel bosco per raggiungere la chiesa delle monache della stessa Famiglia, dove recitano insieme le Lodi mattutine e celebrano la Messa. Ascoltare le Lodi cantate dalle voci femminili è l’omaggio più bello al giorno che sta per iniziare.

Mi ha colpito molto la discussione comune del Vangelo durante la Messa: non una sola voce, ma un’assemblea, che lo interpreta.

I monaci devono essere autosufficienti, per cui il lavoro si alterna alla preghiera. Luigi restaura e produce icone della tradizione ortodossa nel piccolo laboratorio, Giovanni dà lezioni via skype di aramaico e lingue antiche, Michele si occupa della cucina e della rassegna stampa che fa a tavola quando sono tutti riuniti, Aggeo della lavanderia, Andrea della manutenzione, Ignazio (che parla anche l’arabo) fa assistenza ai carcerati musulmani del carcere di Bologna.

Oltre a presidiare spiritualmente la memoria del passato, la comunità viene incontro ai bisogni della comunità locale. Inoltre, la comunità ha un respiro internazionale con la presenza di una sede in Terra Santa e una in Giordania; la fratellanza con le altre fedi religiose è una priorità.

I monaci trascorrono lunghi periodi in queste sedi per studiare le lingue delle Sacre Scritture e per approfondire la conoscenza delle altre due fedi monoteiste, l’Ebraismo e l’Islam.

Percorrere il Rosario delle 7 di sera, quando ormai d’inverno è già buio, con le lanterne che disegnano la scia tra una stazione e l’altra. Ascoltare nel silenzio dei boschi i propri passi lungo la Via Crucis, che qui fu quella delle vittime innocenti dei nazisti, in marcia dalla chiesa di Casaglia al cimitero. Il significato della presenza della Piccola Famiglia sta tutto qui.