Da Paolo Marin riceviamo la recensione di questo sorprendente saggio.

Paolo ci scrive:

“Il risvolto della copertina del libro recita: “Nessuno finora è riuscito a creare la vita. A tutt’oggi, pur con tutte le dichiarazioni roboanti della <biologia sintetica>, l’unico modo per <costruire> la vita è sempre e solo la vita. E’ evidente che ci sfugge ancora un ingrediente, qualcosa che spieghi la complessità del fenomeno vitale. Tuttavia …”

Da quei puntini di sospensione si articola tutto il libro con cui i due maturi docenti dell’Università di Surrey in Gran Bretagna cercano di traghettarci attraverso sperimentalmente accertate verità del nostro mondo – lontane però ed inverosimili sulla base dell’esperienza di tutti i giorni – sino alle disparate idee, ipotesi e teorie più recenti su cui lavorano fisici, chimici e biologi di tutto il mondo per arrivare a comprendere la vita. La materia è complessa e non priva di insidie; soprattutto quando si parla di premi Nobel e gruppi di ricerca che stanno lavorando proprio ora sugli argomenti trattati (chi ha avuto contatti con il mondo accademico lo capisce bene).

Il libro è un intreccio, certamente sapiente e spesso coinvolgente, di tre filoni principali: la descrizione di affascinanti, stupefacenti ma accertati meccanismi della vita a livello macroscopico e microscopico; l’evidenza delle leggi fisiche che governano l’universo in tutte le sue scale dimensionali, cioè la meccanica classica, la termodinamica e la meccanica quantistica; i meccanismi osservati della vita, quelli in via di conoscenza, ipotizzati e dibattuti.

I protagonisti del filone naturalistico sono certamente il nostro pettirosso europeo e la farfalla Cardinale che vive nelle Americhe, entrambi autori di lunghe migrazioni annuali alla ricerca di zone più calde. Il fenomeno della migrazione è già affascinante di per sé perché viene trasmesso geneticamente da generazione a generazione; e rasenta l’incredibile quando si accerta che, come nel caso della farfalla Cardinale, la singola migrazione è compiuta da più generazioni del lepidottero, che si riproducono appunto durante il tragitto di oltre 3000 chilometri dall’America del Nord sino ad una zona precisa, sempre la stessa, del Messico. Lo stesso vale per il nostro simpatico pettirosso, che migra sino al Nord Africa per poi risalire in primavera al Nord Europa; prima i maschi però, che devono aggiustare il nido o prepararlo ex novo; e poi le femmine, dalle cui uova fecondate nascerà la nuova generazione. Specie molto diverse, ma accumunate a livello microscopico (e probabilmente <quantistico>) dal meccanismo di percezione del campo geomagnetico, che – chissà come – viene utilizzato per trovare il percorso giusto sino a destinazione. E vicino a questi protagonisti macroscopici, di cui un po’ tutti abbiamo esperienza, il libro tratta esempi del piccolissimo mondo dei batteri e giù, fino alle singole svariate cellule vegetali ed animali; e quello che contengono…

Il filone della fisica è altrettanto affascinante e certamente richiede al lettore un po’ di impegno in più. Da una parte abbiamo infatti la fisica classica, quella del tavolo da biliardo (la meccanica newtoniana) e il motore a vapore (la termodinamica), che tutti i diplomati studiano nel loro ciclo di studi con vario interesse e livello di comprensione (molto dipende da chi insegna!).

Ma c’è poi la fisica dei quanti, che tratta le strane proprietà delle particelle. Tra queste particelle troviamo i comunissimi elettroni (proprio quelli che scorrono nei cavi di alimentazione elettrica di casa nostra) e i fotoni, di cui è composta la luce del sole e che penso tutti sappiano sono importanti non solo per la tintarella, ma anche e soprattutto per la sintesi clorofilliana. Entrambe sono particelle alla base della nostra normale esperienza, che si comportano però – e questo è il fatto incomprensibile – un po’ come le biglie solide del biliardo, un po’ come le onde acustiche di una canzone. Coerenza ed interferenza sono parole chiave di questo ambito, in cui gli autori si muovono con la dovuta cautela e certamente grande esperienza divulgativa così da non perdersi il lettore per strada mentre lo introducono e stupiscono con le evidenze sperimentali inconfutabili di questo mondo paradossale e anti-intuitivo; ma che è realmente il nostro mondo nonché l’origine della sua stabilità.

Il terzo filone, quello che racconta le attività di ricerca dell’ultimo mezzo secolo, quelle attuali e per certi versi anticipa quelle future, è certamente il più complesso.

Credo di non sbagliare affermando che il contributo fondamentale alla stesura di questa filone sia di McFallen (il docente di Genetica molecolare): la maggiore difficoltà del testo nasce dal fatto che volendo – e dovendo – dare un panorama totale e completo dello stato dell’arte relativamente a temi così attuali e sottoposti di ora in ora a nuove turbolenze, dibattiti, correzioni e precisazioni, il rischio invitabile è che, per non far toro a nessuno, le convinzioni e quindi la chiarezza del pensiero dell’autore passino in secondo piano.

Io consiglio di non stare troppo a cercare di memorizzare e organizzare i dettagli; a meno che non siate dei buoni conoscitori della materia, nel qual caso potrete apprezzarne tutte le sfumature.

Mi preme di più osservare che alla fine però si intravede uno scontro. Da una parte il “meccanicismo”, che tende ad interpretare anche la vita e la coscienza (intesa come <il-capire-di-essere-vivo>) quale una catena estremamente complessa di cause-effetto innescata da stimoli sensoriali esterni e idee/immagini internamente memorizzate (non si sa ancora adesso come e dove).

Dall’altra parte una visione che riconosce senza dubbio nei meccanismi cellulari l’impalcatura della meccanica macroscopica necessaria per interagire con la realtà secondo decisioni che dipendono certo dalle sensazioni e dall’esperienza, ma nell’uomo anche da un “quid” non meglio individuato che gli permette di prescindere dalle prime.

E’ uno scontro che ha poco di scientifico, nel senso che né l’una visione né l’altra sono supportate da vere e conclusive prove sperimentali e forse mai lo saranno. Però la visione che ciascuno di noi ha, segreta e del tutto personale, ha un’indubbia influenza sul come viviamo e ci rapportiamo con gli altri. Chissà che questo libro non ci aiuti a riformularne una diversa.

Dalla presentazione dell’editore:

Nessuno finora è riuscito a creare la vita. A tutt’oggi, pur con tutte le dichiarazioni roboanti della “biologia sintetica”, l’unico modo per “costruire” la vita è sempre e solo la vita. È evidente che ci sfugge ancora un ingrediente, qualcosa che spieghi la complessità del fenomeno vitale. Tuttavia, sulla base di recentissimi esperimenti, rigorosi e ripetibili, stiamo forse cominciando a capire cosa succede laggiù, nel profondo delle cellule viventi, e ci stiamo finalmente avviando a capire fenomeni che per secoli erano parsi inspiegabili, proprio attingendo al bizzarro e controintuitivo mondo dei quanti. L’incredibile forza della fotosintesi, ad esempio, sembra dovere la sua inarrivabile efficienza al fatto che a un certo punto del processo le particelle subatomiche coinvolte si trovano contemporaneamente in due punti distinti grazie ai fenomeni quantistici. Anche il funzionamento degli enzimi, la base stessa del nostro essere in vita, deve la sua perfezione quasi miracolosa al fatto che nel corso della reazione chimica alcune particelle sembrano “svanire” da un punto per “materializzarsi” istantaneamente da un’altra parte. E che dire del passero europeo, che ogni anno migra dal Nordeuropa al Nordafrica? Come trova la strada? Di nuovo la fisica quantistica fa capolino: basta un singolo fotone che colpisca una cellula specializzata della retina di questo uccellino ed ecco che il passero si trova a disposizione un’incredibile “bussola quantistica”…