La mostra che illustra la carriera della Morisot, dopo essere stata a Genova, ora è a Torino presso la GAM dove rimarrà fino al 9 marzo.

Da un punto di vista pittorico le opere della Morisot sono l’esatto opposto di quelle di Casorati, commentate su questo sito pochi giorni fa.

Tanto quelle era solide, queste sono liquide. In una certa maniera tutti gli impressionisti perseguivano questo genere di pittura, inseguendo, come inseguivano, le rifrazioni della luce. E la luce, si sa, non sta mai ferma.

Ma se questo è vero in generale, nella Morisot questa caratteristiche è particolarmente accentuata. I suoi quadri scivolano lasciando intravedere figure (di norma ragazze, signorine e signore), alberi, fontane, prati. La scoperta che la natura della luce sia quella di essere un’onda era ben precedente (Christiaan Huygens, 1690 nel suo Traité de la lumièr), ma solo in quegli anni (Maxwell 1865) ne approfondì la natura e di lì in avanti ci fu tutto un ribollire di studi e ricerche. Gli impressionisti, e in particolare lei, erano, come dire, la sintesi artistica di quelle ricerche.

Tutto, infatti, in lei si muove.

Per rendersene conto appieno basta confrontare uno dei quadri della Morisot con un quadro anch’esso in mostra di Enrico Reycend (donna e bambina a passeggio). In Reycend (sinistra) la pennellata è “solida”, nella Morisot liquida (destra). Eccoli:

In ogni caso, i risultati pittorici raggiunti dalla Morisot per la verità non mi paiono memorabili. Quello della Morisot è uno di quegli esempi che illustrano meglio l’importanza di esserci in un dato momento storico e in un dato movimento artistico.

La sua importanza è venduta oggi, nell’imperante marketing che ormai ha invaso ogni ambito, come quella dell’unica donna del movimento. Ed è vero, è proprio così: lei, cui era stato impedito l’accesso all’Accademia (l’École des beaux-arts avrebbe aperto le proprie porte alle donne solo nel 1897, due anni dopo la sua morte), grazie alla propria sensibilità e cultura divenne amica intima e poi cognata di Manet (del grande Manet). A sua volta Manet la introdusse nel movimento. Lei fu l’unica, anche se, ripeto, le sue opere non sono paragonabili agli altri componenti del gruppo.

In ogni caso la mostra è interessante soprattutto da un punto di vista storico. La mano della Morisot nel disegno era incerta, ma i risultati ottenuti nell’uso del colore sono dignitosi.

Il quadro più bello? Quello della ragazza con la ciotola del latte. L’intensità dello sguardo della ragazza è in questo caso davvero convincente (vedi immagine di copertina)