Ieri sera al Piccolo di Milano abbiamo visto Sarabanda, ultima sceneggiatura di Bergman, messa in scena, mirabilmente, da Roberto Andò.

Il testo di accompagnamento allo spettacolo è un po’ scoraggiante, visto che tratteggia una vicenda di rancori familiari e matrimoni falliti, ma se si ha il coraggio, magari come noi attratti dalla presenza di Carpentieri come attore protagonista, si ha la fortuna di assistere ad un testo potente, messo in scena con maestria.

Dico questo perché chi mai può essere convinto da un testo di presentazione dello spettacolo come questo: “Nel 2003, per quello che capisce essere il suo ultimo film, Ingmar Bergman decide di tornare ai personaggi di Scene da un matrimonio, diventati – a trent’anni di distanza – più maturi ma anche più spietati. Il loro è un ultimo confronto che, in presenza di un figlio e di una nipote, evidenzia le numerose sfumature delle relazioni umane e familiari e la loro capacità di generare rimpianti, rimorsi, rancori. Il mistero dell’amore e dell’odio, l’inevitabile conflitto tra genitori e figli, tra indifferenza e attaccamento morboso, la vecchiaia, l’angoscia degli ultimi giorni, lo scenario della vita, sempre troppo grande per la debolezza umana.”

E invece, come dicevo, se uno trova il coraggio viene ripagato da una recitazione superlativa di tutti i quattro gli interpreti (un passo indietro agli altri Elia Schilton nel ruolo del figlio – forse anche per la parte affidatagli che è la meno gradevole) e da una realizzazione (luci e scene) di grandissimo effetto.

La storia della giovane nipote del protagonista rimasta incastrata in dinamiche affettive più grandi di lei è resa in maniera esemplare da Caterina Tieghi con una recitazione partecipata in bilico tra isteria e commozione. Carpentieri e la Reale sono di una bravura immensa nel rendere il ritrovarsi di una vecchia coppia in un amore tardivo.

Le luci (buio, luci nordiche) e il rendere lo spettacolo quasi filmico nello sviluppo delle diverse scene rendono lo spettacolo davvero potente e unico.

Da vedere.