L’amore vince su ogni cosa, si impara a scuola. Pare sia proprio così.

Alessia, conosciuta nel club come “Luna”, era una leggenda della notte. Non perché fosse la più provocante o perché avesse il numero più audace, ma perché danzava come se il palo fosse un’estensione del suo corpo, come se il buio fosse il suo elemento naturale. E, ironia della sorte, per lei lo era davvero: Alessia era cieca.

La sua cecità non era mai stata un ostacolo, anzi. Aveva affinato ogni altro senso: l’udito, il tatto, persino l’olfatto. Sapeva orientarsi nel piccolo palcoscenico come un felino nella foresta, guidata da una memoria muscolare impeccabile e dalla musica che batteva come un cuore. I clienti del “Velvet Room” erano ipnotizzati dalla sua grazia, dalla forza delle sue gambe e dalla sensualità con cui faceva ruotare il suo corpo intorno al palo, sfiorandolo appena come un’amante indecisa.

Ma quella sera, qualcosa cambiò.

Era un giovedì come tanti, e Alessia si stava preparando nel camerino. La sua amica e collega, Sabrina, le stava sistemando l’abito: un top di paillettes argentate e un paio di shorts che sembravano fatti di pura luce.

“Stasera c’è qualcuno di nuovo,” disse Sabrina, con un tono malizioso. “Uno che non smette di chiedere di te. È seduto al tavolo in fondo, vicino al palco. Profuma di soldi.”

Alessia sorrise. “Profuma anche di rispetto o solo di whisky?”

“Beh, sembra diverso dagli altri. È calmo, quasi affascinato. E, lasciatelo dire, ha una voce che fa venire i brividi.”

Alessia non rispose, ma sentì una leggera curiosità crescere dentro di lei.

Quando la musica iniziò, Alessia era già sul palco. I primi accordi di una canzone jazz sensuale riempirono il locale, e lei si mosse come un’onda, lasciando che il ritmo le guidasse il corpo.

Le mani scivolarono sul palo, le gambe si avvolsero attorno al metallo freddo, e la folla trattenne il respiro. Lei non vedeva gli sguardi, ma li sentiva: bruciavano sulla sua pelle come piccole scintille. E poi c’era lui, il nuovo cliente, la cui presenza era un’ombra diversa nel mare di voci e rumori.

La musica raggiunse il culmine, e Alessia eseguì il suo numero finale: una rotazione lenta, perfetta, che la portò giù fino al pavimento, con un atterraggio che era pura poesia. La sala esplose in applausi, e lei, come sempre, sorrise, chinando leggermente il capo.

Quando il suo numero finì, Alessia scese dal palco. Era abituata a muoversi nel club come se lo vedesse, contando i passi e memorizzando ogni dettaglio dello spazio. Il misterioso cliente era al tavolo centrale, e lei si diresse verso di lui con sicurezza.

“Posso sedermi con te?” chiese, la voce bassa e suadente.

Lui rispose con un sorriso che Alessia non poteva vedere, ma che percepì nel tono caldo della sua voce: “Sarei onorato.”

Con un gesto fluido, Alessia si chinò per prendere posto. Ma qualcosa andò storto. Forse un cameriere aveva spostato la sedia, o forse il cliente si era alzato leggermente per accoglierla. Sta di fatto che, invece di trovare il bordo della sedia, Alessia finì per perdere l’equilibrio.

Il tempo sembrò rallentare mentre il suo corpo si inclinava all’indietro. Le sue gambe, lunghe e perfette, si sollevarono in aria, e l’intero locale trattenne il fiato. Con un tonfo elegante ma innegabile, Alessia atterrò sul pavimento, quasi nuda, le gambe a formare una “V” spettacolare.

Ci fu un attimo di silenzio, poi qualcuno iniziò a ridere. Non era una risata cattiva, ma piuttosto di sorpresa e imbarazzo.

Alessia, invece di sprofondare nella vergogna, scoppiò a ridere. Una risata contagiosa, cristallina, che fece eco nel locale. Si rialzò con una grazia che solo lei poteva avere, aggiustandosi il top e i capelli.

“Beh, almeno ora sapete che non sono perfetta,” disse, rivolta verso la folla.

Il cliente misterioso si chinò verso di lei, porgendole una mano per aiutarla a rialzarsi. “Se mi permette, non è mai stata così… affascinante.”

Alessia accettò il suo aiuto, sentendo il calore della sua mano. “E lei, signore, è sempre così affabile o solo quando una donna gli cade quasi in braccio?”

Lui rise. “Solo quando sono così fortunato.”

Quella sera, Alessia scoprì che il misterioso cliente si chiamava Andrea ed era lì per affari. Ma prima ancora che la notte finisse, si rese conto che c’era qualcosa in lui che le faceva battere il cuore.

E, forse per la prima volta, Alessia si sentì vista, davvero vista, anche nel buio che la circondava.