Ecco qui da uno spunto di Sandro Frera il racconto scritto da ChatGPT molto liberamente ispirato al film E’ ricca, la sposo e l’ammazzo a sua volta ispirato alle vicende di Bertram Wooster.
Il crepuscolo del re del cashmere
Arthur Bramley era stato, fino a pochi mesi prima, uno degli uomini più ricchi del pianeta. Il suo impero nel settore del cashmere e delle cravatte d’élite aveva trasformato il suo nome in sinonimo di lusso sfrenato. Poi, tutto era crollato: investimenti sbagliati, un divorzio feroce e, non ultimo, un jet privato parcheggiato illegalmente su una pista di sci svizzera (evento che aveva scatenato una raffica di cause legali). Ora, Arthur viveva in una suite d’albergo di lusso a Londra, con un conto che avrebbe potuto coprire forse altre due settimane di soggiorno.
“Signore,” annunciò il suo maggiordomo inglese, Jasper, con il consueto aplomb, “la bottiglia di Château Margaux 2009 è terminata. Ho chiesto al sommelier di sostituirla con un Pinot Noir cileno.”
Arthur quasi soffocò. “Cileno?! Jasper, per caso hai intenzione di uccidermi con l’umiliazione sociale prima che lo facciano i miei creditori?”
“Signore, se permette, è una scelta logica: la carta di credito è ormai bloccata.”
Arthur sospirò, fissando lo specchio dorato della suite. Il riflesso che vedeva era quello di un uomo di mezza età, con un accenno di doppio mento e un ciuffo di capelli tinti che cercava disperatamente di fingere giovinezza. “Devo trovare una via d’uscita,” dichiarò.
“Certamente, signore. Consiglio un lavoro onesto? O troppo audace?”
Arthur ignorò il sarcasmo impeccabile di Jasper. “Devo sposarmi. Una donna ricca, ma non troppo giovane. Qualcuna che possa credere che il mio fascino superi la mia situazione finanziaria.”
Capitolo 2: La ricerca del tesoro
La mattina successiva, armato di un completo Armani di seconda mano (ma ancora perfettamente stirato da Jasper), Arthur si diresse verso un esclusivo evento benefico al Royal Albert Hall, una trappola per miliardari in cerca di redenzione sociale.
“Quella,” mormorò Jasper, indicando una donna con un abito di seta color smeraldo, “è Lady Penelope Thorndike. Vedova, filantropa, proprietaria di una catena di gioiellerie e con un debole per i casi disperati.”
Arthur la fissò, valutando i dettagli: un sorriso educato, una postura regale, e un braccialetto tempestato di diamanti che probabilmente costava quanto la sua ex villa a Montecarlo. Perfetta.
Avvicinatosi con disinvoltura, Arthur sorrise. “Lady Penelope, spero di non disturbare, ma devo dire che il vostro abito sembra un’ode al Botticelli.”
Penelope lo osservò con un sopracciglio alzato. “Ah, e voi chi siete?”
“Arthur Bramley. Forse avete sentito parlare della mia azienda, ‘Cashmere & Co.’?”
“Ah sì,” rispose lei con un tono neutro, “un’azienda deliziosa. Ho letto che è fallita.”
Arthur deglutì, ma mantenne il sorriso. “Non direi fallita. Direi… in pausa riflessiva.”
Penelope sorrise leggermente. “E cosa fate, ora che riflettete?”
“Sono un uomo di grandi idee, Lady Penelope. E il mio progetto più recente è trovare la donna giusta per condividere il mio futuro luminoso.”
Capitolo 3: L’affronto finale
Penelope accettò l’invito a cena di Arthur, ma l’evento si rivelò più problematico del previsto. La cena, originariamente prevista in un ristorante stellato, fu trasferita all’ultimo minuto in un bistrot modesto, poiché la prenotazione di Arthur era stata annullata per “fondi insufficienti”.
“Molto intimo,” commentò Penelope, osservando la tovaglia a quadretti e il menù plastificato.
Arthur cercò di mantenere la compostezza. “Un posto autentico. Niente pretese. Come me.”
Alla fine del pasto, Penelope posò il calice di vino economico e lo fissò. “Arthur, siete simpatico. Un po’ disperato, ma simpatico. Mi spiace, però, che io non sia la donna giusta per voi.”
Arthur rimase impietrito. “Non… non lo siete?”
“No. Ma penso che dovreste sposare Jasper. Ha più classe di chiunque io abbia mai incontrato.”
Arthur si voltò verso il maggiordomo, che stava discretamente sorseggiando un tè nella penombra. “Jasper, non mi dire che sei stato tu a sabotarmi!”
“Mai, signore,” rispose lui con un sorriso sornione. “Ma, se posso permettermi, sarebbe un matrimonio estremamente vantaggioso. Almeno per la vostra immagine.”
Penelope rise cristallina, lasciando Arthur con il conto del bistrot e la certezza che, quando hai perso tutto, il primo passo per risalire è saper ridere di te stesso.
Capitolo 4: Lezioni di umiltà
Arthur tornò alla suite con Jasper al seguito. Il silenzio tra i due era denso, interrotto solo dal clic delle scarpe lucide del maggiordomo sul pavimento.
“Jasper,” disse Arthur finalmente, togliendosi la cravatta con una smorfia, “credi che io sia… patetico?”
Jasper inclinò la testa, come un professore che valuta uno studente particolarmente problematico. “Non patetico, signore. Solo… in fase di trasformazione.”
“Trasformazione in cosa, di grazia? In un relitto umano?”
“In un essere umano, signore,” rispose Jasper, con un sorriso appena accennato.
Arthur sospirò e si lasciò cadere sul divano. “Non posso vivere così, Jasper. Sono nato per lo champagne, non per il vino della casa. Se non riesco a trovare una soluzione, potrei… potrei finire a lavorare.”
“Un concetto spaventoso, lo riconosco,” disse Jasper, versando una tazza di tè per Arthur. “Ma potrebbe non essere la fine del mondo. Molti lo trovano sorprendentemente appagante.”
Arthur rabbrividì. “Cosa suggerisci? Che venda magliette al mercatino? O che faccia il tassista, magari in una di quelle orribili Toyota ibride?”
Jasper rimase impassibile. “Forse c’è una via di mezzo, signore. Potreste iniziare da ciò che conoscete. Consulenze? Conferenze motivazionali? C’è sempre mercato per gli uomini che sanno parlare bene di sé stessi.”
Arthur rifletté su quelle parole. Era bravo a parlare di sé stesso. Forse era l’unica cosa in cui fosse davvero bravo.
Capitolo 4: Lezioni di umiltà
Due settimane dopo, Arthur si trovava sul palco di una sala conferenze in un hotel di fascia media a Heathrow. Aveva scritto un discorso dal titolo altisonante: “Come perdere un miliardo di dollari e mantenere il sorriso (quasi)”.
La sala era gremita. Non di magnati, certo, ma di impiegati, piccoli imprenditori e curiosi, attratti dal biglietto economico e dalla promessa di un ex miliardario pronto a raccontare i propri fallimenti con spirito.
Arthur si alzò in piedi, con Jasper accanto a supervisionare la logistica, e cominciò.
“Signore e signori,” esordì, “un tempo ero l’uomo più ricco che avreste potuto immaginare. Ero così ricco che non sapevo più come spendere i miei soldi. Poi il destino ha deciso di aiutarmi… portandomeli via tutti.”
La sala rise, e Arthur sentì per la prima volta in mesi un senso di connessione.
“Ho fatto errori colossali, ma ho imparato una cosa: essere ricchi è sopravvalutato. Essere poveri è… beh, sottovalutato anche quello, a dire il vero.”
Al termine dell’evento, Arthur fu sommerso da domande e richieste di autografi. Jasper, con il suo immancabile aplomb, gli porse una tazza di tè.
“Non male, signore. Direi che la vostra rinascita sta prendendo forma.”
Arthur sorrise, per la prima volta autenticamente. “Sai, Jasper, forse avevi ragione. Forse non sono finito. Forse posso reinventarmi.”
“E forse,” aggiunse Jasper con un sorrisetto, “non avrei dovuto scommettere contro di voi.”
Arthur lo guardò, scioccato. “Hai scommesso contro di me?”
“Solo un piccolo importo, signore. Sufficiente per coprire il Pinot Noir cileno. Ma, se permette, è stata un’esperienza molto educativa. Sia per voi che per me.”
Arthur scoppiò a ridere. Dopo tutto, quando hai toccato il fondo, l’unica direzione possibile è verso l’alto… o almeno verso una bottiglia di vino decente.
Capitolo 6: La rivincita del Cupido decaduto
Arthur non era il tipo da arrendersi facilmente, soprattutto quando si trattava di tornare al suo status naturale di miliardario. Dopo il moderato successo come conferenziere, aveva accumulato un gruzzolo sufficiente a pagare una nuova iscrizione a Elite Convivium, il più esclusivo club di incontri per super-ricchi.
“Questa volta sarà diverso, Jasper,” disse Arthur, mentre il maggiordomo lo aiutava a infilare un completo impeccabile.
“Lo spero, signore. Mi piacerebbe un giorno servire il tè in una villa, piuttosto che in una suite d’albergo sull’orlo del pignoramento.”
Arthur ignorò il commento e si guardò allo specchio. “Questa sera incontrerò la donna perfetta: ricca, generosa, e possibilmente con una vista un po’ debole.”
Capitolo 7: Lady Victoria “l’imbattibile” Van Cleef
L’evento si teneva in una villa opulenta a Mayfair. Arthur individuò subito la sua nuova preda: Lady Victoria Van Cleef, erede di un impero nel settore della moda e famosa per la sua passione per l’arte contemporanea e i mariti da collezione (aveva già due divorzi alle spalle).
Lady Victoria era una donna di mezza età, affascinante e un po’ eccentrica, con un abito asimmetrico che sembrava fatto di fogli di alluminio (un’opera d’arte, a quanto pare). Arthur si avvicinò, sfoggiando il suo sorriso più disinvolto.
“Lady Victoria, devo dire che il vostro abito mi ricorda una scultura di Jeff Koons. Audace e irresistibile.”
Lei lo fissò per un momento, poi scoppiò a ridere. “Oh, ma che adorabile adulatore! E voi chi siete?”
“Arthur Bramley,” disse, con un leggero inchino. “Ex magnate del cashmere e, modestamente, esperto d’arte.”
“Siete anche esperto di cene romantiche?” chiese lei con un sorriso civettuolo.
“Quando si tratta di cene romantiche, Lady Victoria, sono il Michelangelo del ristorante.”
Capitolo 8: Un disastro annunciato
La cena si svolse in un esclusivo ristorante con tre stelle Michelin, prenotato con l’aiuto del recente assegno di un seminario motivazionale. Arthur si era preparato meticolosamente, ma non aveva considerato due cose: il menu sperimentale e Lady Victoria.
“Arthur, che cos’è questa… schiuma di alghe?” chiese lei, scrutando il piatto con disgusto.
“Un capolavoro della cucina moderna, mia cara,” rispose Arthur, cercando di mascherare il suo stesso orrore per il piatto.
“Preferisco una bistecca,” annunciò lei.
“Concordo,” mormorò Arthur, spingendo da parte il piatto e ordinando al cameriere di portare due hamburger con patatine.
La serata proseguì sorprendentemente bene, fino al momento in cui Lady Victoria, tra un bicchiere di champagne e l’altro, rivelò il suo lato più particolare.
“Sai, Arthur,” disse con un sorriso misterioso, “adoro gli uomini con un passato travagliato. Ma prima di considerare un futuro insieme, devo sapere: come ti poni riguardo alle mie eccentricità?”
Arthur, curioso e un po’ allarmato, chiese: “Eccentricità? Di che tipo?”
“Adoro i lama,” rispose lei con un sorriso trionfante. “Ne ho dodici. Vivono con me nella mia tenuta in Scozia. E chiunque voglia stare con me deve amarli quanto me.”
Arthur si bloccò, fissando il bicchiere. “Lama… come gli animali?”
“Sì!” esclamò entusiasta. “Sono creature magnifiche, così eleganti, così regali!”
Capitolo 9: L’ultimo tentativo
Quella notte, Arthur e Jasper discussero del dilemma.
“Signore, permettetemi di dire che potrebbe essere la vostra occasione migliore,” disse Jasper.
“Jasper, ho vissuto con una tigre nei miei giorni di gloria, ma dodici lama? È una follia!”
“Non più della vostra idea di sposare una miliardaria per uscire dai debiti.”
Arthur rifletté. La tenuta in Scozia era enorme, i lama avrebbero potuto vivere a chilometri di distanza da lui. E Victoria era sicuramente interessante.
Due settimane dopo, Arthur si trasferì nella tenuta scozzese, sposò Lady Victoria in una cerimonia surreale circondato dai lama e, con un certo sgomento, scoprì che lei voleva che lui imparasse a tosare gli animali per creare sciarpe di lana personalizzate.
Mentre imparava con riluttanza il mestiere, Jasper lo osservava da una finestra con una tazza di tè.
“Non avrei mai pensato di vedervi così, signore,” disse.
Arthur sospirò, con un lama che gli masticava la cravatta. “Nemmeno io, Jasper. Ma, se devo essere sincero, è meglio di un Pinot Noir cileno.”

