Chatgpt ha riletto quello che aveva scritto e ha continuato così la storia di Marta.
Nei giorni successivi, Marta tornò più volte con il pensiero a quell’incontro con Marco. Una parte di lei sentiva il peso della colpa, come se avesse tradito Giulio, ma un’altra si aggrappava con forza a quella brezza di sollievo. Marco aveva saputo riportare a galla ricordi di una Marta che si era persa nel vortice del dolore, e riscoprirla era stato come risentire il proprio cuore battere.
La sera successiva, dopo aver messo via i piatti della cena consumata in un silenzio asettico, Marta si sedette accanto a Giulio sul divano. Lui era immerso in un fascicolo, ma Marta gli posò una mano sul braccio, un gesto che pareva ormai dimenticato tra di loro. Giulio sollevò appena lo sguardo, sorpreso.
“Giulio, non possiamo continuare così. È come se fossimo intrappolati in un loop infinito di sofferenza, e io… io non riesco più a respirare,” disse a voce bassa, senza guardarlo negli occhi.
Giulio rimase in silenzio per qualche istante, poi sospirò, chiudendo lentamente il fascicolo. “Cosa vuoi fare, Marta? Non riesco a pensare a nulla che possa… ridarci quello che avevamo.” Il suo tono era esausto, privo di speranza.
“Non so nemmeno io cosa fare, ma forse dovremmo cercare di capire cosa vogliamo davvero,” rispose Marta, tentando di dare voce ai propri pensieri confusi. “Io credo di aver bisogno di aiuto, di… qualcuno che mi permetta di sentire ancora qualcosa che non sia solo dolore.”
Giulio annuì, quasi assente. “Anche io, Marta. Ma non so se possiamo farlo insieme.” Queste parole, pronunciate con una calma quasi fredda, colpirono Marta come un pugno nello stomaco.
Passarono alcuni giorni e Marta decise di rivedere Marco, stavolta senza alcuna esitazione. Si trovarono di nuovo nello stesso caffè, e per la prima volta Marta riuscì a parlare liberamente della distanza crescente con Giulio, delle sue paure, delle sue incertezze. Marco l’ascoltava con la stessa intensità della prima volta, ma stavolta non c’era più quella sensazione di colpa. Sentiva di meritare, anche solo per un attimo, di essere compresa.
Alla fine del loro incontro, Marco le prese la mano e, guardandola negli occhi, disse: “Marta, non importa cosa deciderai di fare, ma sappi che meriti di essere felice, in qualunque modo tu scelga di esserlo.” Queste parole, semplici ma sincere, le diedero una forza nuova.
Quella sera, tornando a casa, Marta prese una decisione. Avrebbe parlato a Giulio, ma non più con l’amarezza di chi rimpiange il passato. Gli avrebbe parlato da donna, da madre, da persona pronta ad andare avanti.
Trovò Giulio in salotto, accasciato sul divano con lo sguardo fisso al pavimento. Sembrava esausto, quasi smarrito, e per un istante Marta si domandò se anche lui avesse riflettuto sul loro distacco.
Si sedette accanto a lui in silenzio, poi prese un respiro profondo. “Giulio, dobbiamo parlare,” iniziò, e questa volta il suo tono era fermo, senza tentennamenti. Giulio sollevò lo sguardo, confuso, come se fosse stato destato da un lungo torpore.
“Ho capito una cosa, in questi giorni. Continuare a far finta che tutto possa tornare come prima ci sta logorando. Stiamo fingendo, Giulio, e io… non ce la faccio più.” La sua voce si spezzò per un istante, ma recuperò subito la calma.
Giulio la guardò in silenzio, l’ombra di una profonda tristezza nei suoi occhi. “E cosa dovremmo fare? Non posso cancellare quello che è successo, Marta. Non so come fare per sentirmi… vivo.” La sua voce tradiva una fragilità che raramente aveva mostrato.
Marta si avvicinò, prendendogli la mano. “Forse dovremmo lasciarci andare. Darci il permesso di trovare una strada, anche se significa farlo separatamente. Non lo so, Giulio, ma sento che andare avanti così ci distruggerà entrambi.”
Ci fu un lungo silenzio. Giulio guardava la loro mano intrecciata come se fosse un’ultima ancora a cui aggrapparsi. “Forse hai ragione,” mormorò alla fine. “Forse abbiamo bisogno di spazio per capire chi siamo senza Andrea. E chi siamo… senza di noi.”
Quelle parole furono un colpo al cuore, ma Marta sapeva che erano vere. Si lasciarono le mani lentamente, come se quel gesto fosse l’ultimo passo in una danza di addii.
Nei giorni successivi, decisero di prendersi del tempo. Giulio andò a stare da sua sorella, mentre Marta rimase a casa, in mezzo ai ricordi di una vita che non le apparteneva più. Iniziò a concedersi lunghe passeggiate, e in quelle camminate ritrovò il contatto con sé stessa, con la parte di lei che sapeva essere resiliente, pronta ad affrontare il futuro, qualunque esso fosse.
Passò qualche settimana, e un pomeriggio Marco le scrisse un messaggio: “Come stai?”. Marta sorrise, sentendo che, questa volta, la risposta era diversa.
“Sono qui,” gli scrisse, “pronta a ritrovare me stessa.”

