Premesso che trovare sulle più comuni piattaforme film che meritino di essere visti è una impresa degna di ben altri scopi, l’altra sera dopo aver iniziato un demenziale Coma (film russo parente povero – di mezzi e di cervello – di Matrix e di Inception) Sandro Frera si è diretto su questo American Animals.

American Animals è un film co-prodotto dagli Inglesi e dagli Ameicani e racconta l’ennesima eclatante cazzata perpetrata da un gruppo di studenti americani. La storia è tratta ahimé da una storia vera.

Siamo nel 2003 a Lexington in Kentucky, 300mila abitanti, sede della università pubblica del Kentucky (che nel 2008 figurava al 468esimo posto tra le 569 università americane) e sede anche dell’università privata Transylvania (solo degli americani potevano pensare di chiamare così una università), dove studiano i protagonisti di questa vicenda.

Il primo protagonista, che innesca tutta la storia, studia arte e vuole diventare un pittore. All’iscrizione all’università viene condotto, insieme alle altra matricole, a visitare i servizi comuni, tra cui la biblioteca all’interno della quale sono conservati alcune prime edizioni settecentesche e ottocentesche di grandissimo valore.

Tra queste The Birds of America di John James Audubon, libro che contiene 435 illustrazioni di uccelli che popolano gli Stati Uniti. Con sua grande sorpresa il protagonista scopre che solo quel libro vale 12 milioni di dollari.

Il racconto di questa scoperta al suo migliore amico suscita una sorpresa ancora maggiore e una eccitazioni senza pari.

I due decidono di rubarlo.

Perché? Sostanzialmente perché “la vita è una merda” e loro non riescono a vedersi a Lexington tutta la vita. L’insipienza dei due è tale che lo spettatore (che peraltro è stato avvertito fin dall’inizio dell’esito della cosa) non ha e non può avere il minimo dubbio che il tutto finirà male.

Per far comprendere meglio il contesto, il regista ci offre anche uno squarcio sulle serate di divertimento dei giovani del posto: enormi parcheggi dove i ragazzi bevono, ridono, fanno gare di velocità con le auto o danno fuoco ai carrelli della spesa.

Presa la decisione i due coinvolgono altri due amici e si lanciano nell’avventura. La rapina alla fine non riesce del tutto e, non contenti della loro stupidaggine, seguendo lo sgangherato piano che si erano dati si rivolgono a Christie per far valutare gli unici due testi che erano riusciti a rubare lasciando come riferimento il loro cellulare privato. Vengono arrestati la notte stessa e condannati a sette anni di carcere.

La misura della pena è evidente dipende dalla non punibilità della stupidità, ma in qualche modo ne tiene conto. Il furto in sé è stata una barzelletta e la violenza che ne è derivata si è sostanziata nell’aver sdraiato a terra la bibliotecaria e averle tappato la bocca con un nastro isolante. Sette anni a naso sembrano tanti per dei giovani individui senza precedenti, ma sembrano e sono pochi se si pensa ai danni che individui così stupidi potranno fare nel resto della loro vita.

Vista questa ennesima prova di ciò che capita negli States, torna l’annosa domanda: ma sono questi il faro del mondo occidentale?

Per quanto riguarda il prodotto cinematografico, il racconto si regge su un buon ritmo e sul controcanto affidato alle interviste ai protagonisti reali della storia, il cui culmine si realizza nel silenzio imbarazzato con sguardo in camera di questi ex ragazzi quando la storia raggiunge la comunicazione a Chriestie del loro numero di cellulare,

Da vedere? Ma sì, dai.