Alessandra Andrenacci ci segnala l’ultima fatica di Aldo Cazzullo, noto giornalista del Corriere. Il titolo? Mussolini, il capobanda.

Alessandra nel recensire il libro scrive: “Il libro di Aldo Cazzullo è un testo che dovremmo leggere tutti, sicuramente da proporre nelle scuole. Ci racconta e ci dimostra, tramite fatti reali, che Benito Mussolini era diverso dall’idea che tanti italiani si sono fatti di lui. Cazzullo riesce a farci appassionare, ma anche arrabbiare e vergognare. Mussolini aveva preso il potere con la violenza e fatto uccidere tutti i suoi oppositori: Matteotti, Gobetti, Gramsci, Amendola, don Minzoni, Carlo e Nello Roselli, e facendo tantissime altre vittime. Aveva imposto una cappa di piombo: Tribunale speciale, polizia segreta, confino, tassa sul celibato, esclusione delle donne in ambito lavorativo. Fece rinchiudere fino a morire in manicomio Ida Dalser e il loro figlio Benitino. Disprezzava le donne e per lui i cittadini non erano tutti uguali, da qui le leggi razziali. La guerra fu il solo sbocco logico per il fascismo, che sostiene la sopraffazione di una razza sull’altra, di uno stato sull’altro. Dedico questa densa, ma facile lettura a chi prova ancora nostalgia per l’orribile periodo fascista. Sperando sia uno strumento per renderli cittadini più consapevoli, e per far capire loro che del fascismo ci si può solo vergognare.

Dalla presentazione dell’editore:

«Cent’anni fa, in questi stessi giorni, la nostra patria cadeva nelle mani di una banda di delinquenti, guidata da un uomo spietato e cattivo. Un uomo capace di tutto; persino di far chiudere e morire in manicomio il proprio figlio, e la donna che l’aveva messo al mondo». Comincia così il racconto di Aldo Cazzullo su Mussolini. Una figura di cui la maggioranza degli italiani si è fatta un’idea sbagliata: uno statista che fino al ’38 le aveva azzeccate quasi tutte; peccato l’alleanza con Hitler, le leggi razziali, la guerra. Cazzullo ricorda che prima del ’38 Mussolini aveva provocato la morte dei principali oppositori: Matteotti, Gobetti, Gramsci, Amendola, don Minzoni, Carlo e Nello Rosselli. Aveva conquistato il potere con la violenza – non solo manganelli e olio di ricino ma bombe e mitragliatrici –, facendo centinaia di vittime. Fin dal 1922 si era preso la rivincita sulle città che gli avevano resistito, con avversari gettati dalle finestre di San Lorenzo a Roma, o legati ai camion e trascinati nelle vie di Torino. Aveva imposto una cappa di piombo: Tribunale speciale, polizia segreta, confino, tassa sul celibato, esclusione delle donne da molti posti di lavoro. Aveva commesso crimini in Libia – 40 mila morti tra i civili –, in Etiopia – dall’iprite al massacro dei monaci cristiani –, in Spagna. Aveva usato gli italiani come cavie per cure sbagliate contro la malaria e per vaccini letali. Era stato crudele con tanti: a cominciare da Ida Dalser e dal loro figlio Benitino. La guerra non fu un impazzimento del Duce, ma lo sbocco logico del fascismo, che sostiene la sopraffazione di uno Stato sull’altro e di una razza sull’altra. Idee che purtroppo non sono morte con Mussolini. Anche se Cazzullo demolisce un altro luogo comune: non è vero che tutti gli italiani sono stati fascisti. E l’antifascismo dovrebbe essere un valore comune a tutti i partiti e a tutti gli italiani.