Alessandra Andrenacci ci scrive del romanzo della Horby, già segnalato da Cristina Brocheri  .

Alessandra scrive:

Questo libro ci porta in Sicilia negli anni sessanta ed inizia con la fine di una vita, quella della “Mennulara”, chiamata così perché raccoglieva le “mennule”, le mandorle.

Conosceremo la Mennulara tramite un racconto che definirei corale, creato dai tanti pettegoli cittadini del paesino di Roccacolomba, ognuno dirà la sua, nel bene e nel male, attraverso la propria esperienza di vita con la Mennu’. I loro aneddoti ci porteranno a ricostruire e a comprendere la vita di questa curiosa e storica cameriera, che diventerà anche amministratrice dei beni della ricca e nobile famiglia. Tutto questo la renderà una donna forte, determinata e indipendente, con dei padroni ahimé, ricchi stupidi e viziati.

Un racconto intrigante e sorprendente, che alla fine ci appassiona.

Dalla presentazione dell’editore:

Un racconto che si muove a spirale intorno alla figura di Maria Rosalia Inzerillo, conosciuta come “la Mennulara”. Ora è morta e tutto il paese di Roccacolomba si chiede chi è stata davvero. Tutti ne parlano, tutti hanno in qualche modo avuto a che fare con lei, tutti sanno e non sanno, c’è chi la odia e la maledice e chi la ricorda con gratitudine se non con venerazione. Ne parlano soprattutto gli Alfallipe, del cui patrimonio la Mennulara è stata sempre oculata amministratrice. Le voci che rimbalzano dal passìo serale alle portinerie ingigantiscono e intorbidano le trame di quella donna che rabbia, passione, intelligenza hanno portato così in alto da tenere in pugno una famiglia di proprietari terrieri, un boss mafioso, un intero paese.