La convivenza implica la condivisione di regole e principi che si consolidano in un complesso di norme civili e penali e di consuetudini.

Credere e rispettare tale complesso costituisce la religione civile che anima o dovrebbe animare ciascun membro della comunità.

Anima e animare non è stato usato a caso: al di là di ogni possibile interpretazione religiosa del termine “anima” si fa qui riferimento a quella parte di noi più profonda che è essenziale a noi stessi, sia come individui che come membri della comunità.

Di questo complesso fanno parte due principi che costituiscono la base del nostro vivere comune: la divisione dei poteri (ovvero, tra l’altro, l’indipendenza della magistratura) e il rispetto delle sentenze emesse.

Riguardo a quest’ultimo (sentenze) la consapevolezza della delicata azione svolta da uomini su altri uomini ha portato alla organizzazione di tre gradi di giudizio durante i quali i fatti imputati al singolo o ai gruppi di cittadini sono analizzati e vagliati secondo un vero contradditorio. Al termine di questo cammino si giunge ad una sentenza che può essere contestata nelle dovute forme adducendo nuovi elementi di prova non evidenziati nel precedente procedimento.

In mancanza di nuovi elementi le sentenze sono parte integrante di quella religione civile che deve legarci tutti. Contestarne o dubitarne gli esiti al di fuori dei canali e delle procedure create proprio per evitare errori equivale a bestemmiare in Chiesa, lede, intendo, i principi di convivenza che ci uniscono tutti e da questo punto di vista costituiscono una dei crimini più odiosi e pericolosi.

Nella società dello spettacolo, ormai, tutto si può dire da parte di tutti: questo però non dovrebbe valere per chiunque rappresenti a qualsiasi titolo la comunità o una parte della stessa.

Se al termine dei tre gradi di giudizio qualcuno pensa di avere elementi che provino un errore giudiziario ha il dovere di portarlo alla attenzione della magistratura, ma nel frattempo taccia, così come si tace dinnanzi ad una predica che dal pulpito evochi una errata interpretazione delle sacre scritture. In sacrestia poi se ne può parlare, ma in Chiesa, nella comunità, le sentenze si rispettano e si tace.

Questo vale per Olindo e Rosa, così come per le stragi fasciste.