Come ogni mese, la classifica dei libri più venduti alla Zafra di Chiavari costituisce un buon consiglio per le nostre prossime letture estive. Come sempre sotto la classifica una breve sinossi dei vari testi.

Eccola (che gioia vedere in classifica l’amato Wodehouse pubblicato in una nuova traduzione da Sellerio):

1 ) DI PIETRANTONIO L’età fragile EINAUDI
2 ) GIANNONE Domani, domani NORD
3 ) MALVALDI BRUZZONE La regina dei sentieri SELLERIO
4 ) MARAI Bèbi, il primo amore ADELPHI
5 ) SIMENON La porta ADELPHI
6 ) BELLINI PICCININI Amico carissimo RIZZOLI
7 ) MCCANN Apeirogon FELTRINELLI
8 ) CREPET Mordere il cielo MONDADORI
9 ) MASNERI Paradiso ADELPHI
10) WODEHOUSE Alla buon’ora, Jeeves SELLERIO


1 ) DI PIETRANTONIO L’età fragile EINAUDI: Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa. A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è spento: i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile. A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre cosí radicato nella terra e questa figlia piú cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite. Con la sua scrittura scabra, vibratile e profonda, capace di farci sentire il peso di un’occhiata e il suono di una domanda senza risposta, Donatella Di Pietrantonio tocca in questo romanzo una tensione tutta nuova.

2 ) GIANNONE Domani, domani NORD: Salento, 1959. Lorenzo e Agnese hanno perso tutto. E lo capiscono quando, con gli occhi tristi che si porta dietro da una vita, il padre annuncia di aver venduto il saponificio di famiglia, un’eredità che lui ha vissuto come una condanna. Per Lorenzo e Agnese, invece, quella fabbrica che il nonno ha creato dal nulla, che profuma di talco, di essenze floreali e di oli vegetali, e che occupa ogni loro pensiero, era la certezza di un presente sereno e la promessa di un futuro da tracciare insieme, uniti. Quindi l’idea di rimanere lì come semplici operai sotto un nuovo, arrogante padrone è devastante per entrambi. Lorenzo, orgoglioso e impulsivo, se ne va sbattendo la porta, col cuore colmo di rabbia e con un solo obiettivo: trovare i soldi necessari per riprendersi quello che è suo. Ma Agnese non lo segue: tanto risoluta se si tratta di formulare saponi quanto insicura quando le tocca abitare il mondo al di fuori del saponificio, dichiara: «Io resto dov’è casa mia». È una crepa profonda, apparentemente insanabile, quella che si apre tra fratello e sorella e li spingerà su strade opposte e imprevedibili. Perché vogliono la stessa cosa, Lorenzo e Agnese, almeno finché l’amore non li porterà di nuovo a un bivio. Ognuno dei due farà una scelta, tracciando un altro domani… Sarà per entrambi un domani senza rimpianti? Questa è la storia della passione che prima unisce e poi divide un fratello e una sorella. Una storia che parla di decisioni prese ascoltando la mente o il cuore oppure tutti e due. Di quell’istante che può cambiare una vita intera. Ma anche di un’Italia che, incredula, sta scoprendo un improvviso benessere, che lavora alla catena di montaggio e poi canta con Mina e balla al ritmo del twist, giovane, creativa, impaziente…

3 ) MALVALDI BRUZZONE La regina dei sentieri SELLERIO: Corinna Stelea, sovrintendente di polizia giudiziaria, e l’amica Serena Martini, chimica mamma ed esperta sommelier, si trovano a collaborare a un cold case ridiventato attuale, avvenuto in quella zona, la Maremma toscana, ricca di tradizioni e arricchita dalla modernità agricolo-turistica. Corinna, un metro e novanta di professionalità e tenacia, deve occuparsi del caso per lavoro; Serena, multidimensionale per necessità, cercando lavoro si ritrova per caso invischiata nella medesima faccenda. Così, all’inizio dell’indagine, mentre la sovrintendente insegue strenuamente indizi di reato, la chimica è assorbita in giornate turbinose, tra figli adolescenti, il marito, e incursioni della suocera, che all’improvviso vengono interrotte da illuminazioni investigative e azioni arrischiate. Poi le strade delle due si intrecciano e avventurosamente convergono. Succede che un vecchio Ape riemerge da un laghetto prosciugato all’interno della Cantina alla Tegolaia, un’enorme tenuta vinicola nei pressi di Bolgheri, rilevata da una multinazionale olandese. È il motocarro che percorreva filari di vigne guidato dal pittoresco marchese Crisante Olivieri Frangipane, proprietario («vignaioli dal mille e dugentoquaranta» si legge nel blasone di casa) di un’azienda molto più piccola ma con una produzione di bottiglie di altissima qualità. Il ritrovamento dell’Ape, tanti anni dopo la scomparsa del nobiluomo, è conferma della sua probabile morte. Ma che morte? Corinna, chiamata a far luce, e Serena coinvolta suo malgrado, non hanno dubbi, anche perché il Frangipane aveva un’indole e delle abitudini lontanissime da quell’ambiente dei manager della viticoltura. L’indagine si concentra quindi sul conflitto tra marketing e tradizione; e questo permette alla coppia Malvaldi-Bruzzone di divertirsi e divertire il lettore con digressioni e ragguagli di teoria e pratica dell’enologia. E sarà proprio il vino, il vino propriamente usato, degustato in adeguata compagnia, a mostrare la strada verso la soluzione. Anche questo secondo romanzo della serie con Corinna e Serena è un giallo di impianto logico, con l’andamento della commedia e l’ambientazione nella immaginifica provincia toscana. A questo gli autori aggiungono i loro tratti distintivi: la via dell’ironia e il rimando puntuale alle scienze, alla chimica e alla fisica che rendono più meravigliose sia le vite quotidiane sia l’esperienza del delitto.

4 ) MARAI Bèbi, il primo amore ADELPHI: «A ben vedere, nella mia vita non è suc­cesso nulla» annota nel suo diario il prota­gonista, e narratore, di questo romanzo: un professore di latino poco più che cin­quantenne, celibe, alieno da qualunque sentimento nei confronti dei propri simi­li, maniacalmente attaccato a una routine fatta di lezioni, passeggiate, serate al circo­lo, rare visite a una casa di tolleranza. Ma durante un soggiorno alle pendici dei monti Tátra qualcosa si incrina, nel suo corpo e nella sua mente: si accorge di esse­re triste, «costantemente in attesa di qual­cosa», al punto da confidarsi, quasi con­tro la propria volontà, con uno sconosciu­to per il quale sembrava provare solo ripu­gnanza. La crepa non farà che allargar­si quando gli verrà assegnata una classe dell’ultimo anno – e per di più una classe in cui sono presenti sei ragazze. Con raffinatissima, pressoché diabolica abilità Má­rai ci fa percepire, attraverso le parole stes­se del professore, i cambiamenti che av­vengono in lui allorché scopre che due dei suoi allievi stanno vivendo il primo amore – un primo amore che, sebbene sia incapa­ce di ammetterlo, forse sta sperimentan­do anche lui. E quando lo vedremo comprarsi un abito nuovo, tagliarsi la barba, accettare perfino che il barbiere gli fac­cia dei massaggi per cancellare le rughe, sapremo che, come accade a von Aschen­bach nella Morte a Venezia, il baratro che gli si è spalancato davanti non potrà che in­ghiottirlo. Appena ventottenne e al suo primo romanzo, Márai si rivela un acutis­simo indagatore d’anime, e un magistrale narratore.

5 ) SIMENON La porta ADELPHI: «Era possibile che per tutti quegli anni lei fosse stata felice con lui, e che lo fosse ancora?». Stenta a crederlo, Bernard Foy, e non solo perché ha perso entrambe le mani saltando su una mina e non si sente più un vero uomo, ma perché di uomini sua moglie Nelly, che del proprio passato non gli ha nascosto nulla, ha sempre avuto bisogno. Da vent’anni loro due si amano con lo stesso trasporto e la stessa urgenza di quando si sono conosciuti. Eppure Bernard, che passa le sue giornate a spiare le vite degli altri dalla finestra, ad ascoltare i rumori del palazzo e del quartiere, e soprattutto ad aspettare che lei torni dal lavoro, è tormentato dalla gelosia per la vita, di sicuro «più animata, più appassionante», che la moglie conduce fuori casa, e dal bisogno di sapere in ogni momento dove lei sia e che cosa stia facendo: tanto che la sua assenza gli provoca un acuto malessere fisico. Un malessere che è sensibilmente peggiorato da quando Nelly sbriga piccole commissioni per un giovane illustratore che la poliomielite ha inchiodato su una sedia a rotelle e che si è trasferito al primo piano del loro stesso palazzo. E poi, nonostante l’età, lei sembra ogni giorno «più bella, più desiderabile», il che colma Bernard di un’insostenibile angoscia: come non sospettare che si tratti di quella «luce particolare» che emana dal volto di una donna innamorata? A poco a poco, Bernard non farà altro che pensare alla porta dell’appartamento del primo piano, dove lui non è mai entrato, che non è mai riuscito neanche a intravedere… Nessuno come Simenon è capace di compiere, trascinando con sé il lettore, una simile, implacabile discesa nella mente di un uomo dominato dalle sue ossessioni – ossessioni che non potranno che portare a un epilogo fatale.

6 ) BELLINI PICCININI Amico carissimo RIZZOLI: Chi era Enzo Piccinini, medico chirurgo tragicamente scomparso in un incidente stradale nel maggio 1999, amico di don Luigi Giussani e instancabile educatore? A rispondere, a 25 anni dalla morte, è Pier Paolo Bellini, amico e compagno di strada del medico reggiano, insieme a Chiara Piccinini, una delle figlie di Enzo, dando voce all’uomo, alle sue opere e alle parole che hanno segnato la vita di molti. Grazie alle trascrizioni dei suoi interventi pubblici (messe a disposizione dalla Fondazione Enzo Piccinini) e alle tante testimonianze inedite rilasciate da chi ha avuto la fortuna di incontrarlo, “Amico carissimo” è un racconto intimo e prezioso che permette a tutti, credenti e non, di avvicinarsi all’umanità straordinaria e alla profonda esperienza di fede di Enzo Piccinini. La causa di canonizzazione attualmente in corso è conferma di quanto egli continui a essere ancora oggi una figura di riferimento umano e spirituale per tante persone.

7 ) MCCANN Apeirogon FELTRINELLI: Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Il conflitto colora ogni aspetto della loro vita quotidiana, dalle strade che sono autorizzati a percorrere, alle scuole che le loro figlie, Abir e Smadar, frequentano, ai check point. Sono costretti senza sosta a negoziare fisicamente ed emotivamente con la violenza circostante. Come l’Apeirogon del titolo, un poligono dal numero infinito di lati, infiniti sono gli aspetti, i livelli, gli elementi di scontro che vedono contrapposti due popoli e due esistenze su un’unica terra. Ma il mondo di Bassam e di Rami cambia drammaticamente e irrimediabilmente quando Abir, di anni dieci, è uccisa da un proiettile di gomma e la tredicenne Smadar rimane vittima di un attacco suicida. Quando Bassam e Rami vengono a conoscenza delle rispettive tragedie, si riconoscono, diventano amici per la pelle e decidono di tentare di usare il loro comune dolore come arma per la pace. Nella sua opera più ambiziosa, McCann crea Apeirogon con gli ingredienti del saggio e del romanzo. Attraversa i secoli e i continenti, cucendo insieme tempo, arte, storia, natura e politica, in un racconto nello stesso momento struggente e carico di speranza. Musicale, cinematografico, muscolare, delicato, Apeirogon è un romanzo per i nostri tempi.

8 ) CREPET Mordere il cielo MONDADORI: Dove sono finite oggi le nostre emozioni? Chiederselo non è un esercizio retorico, ma un interrogativo necessario.Viviamo in un mondo nel quale guerre, migrazioni epocali e nuove emergenze contribuiscono a creare un senso di precarietà, spingendoci a credere che le uniche modalità plausibili per sopravvivere siano la negazione e la paura. Solo che la prima ci condanna all’indifferenza, la seconda ci paralizza. In entrambi i casi, finiamo per relegarci in una solitudine che accomuna giovani e adulti, vecchi e bambini. Siamo all’età dell’atarassia, dell’insensibilità? Il rischio c’è, ed è sempre più concreto. Ai nostri giovani insegniamo a rimandare il momento di fare i conti con la vita vera. Li condanniamo a crescere fragili e spaesati. Rivendichiamo una scuola senza voti, riscriviamo per loro fiabe in nome del «politicamente corretto», privandoli della possibilità di far maturare le loro emozioni. Perché le nostre emozioni vanno allenate ogni giorno, ma, per crescerle e allevarle, occorre saperle sfidare, non negarle né rinunciarci. Preferiamo invece colmare quel vuoto emotivo con il cinismo e affidarci ciecamente ai nuovi prodotti dell’intelligenza artificiale, che minacciano di depotenziare le nostre capacità fisiche, cognitive ed emotive, la nostra meravigliosa imprevedibilità. La maggior parte di noi non è consapevole di questa diffusa anestesia dell’anima, ciascuno si limita a godere dei privilegi e del benessere materiale rinchiuso nel proprio bozzolo. Ignorando che in questo modo l’umanità intera rischia di imbarbarire. Ma, per chi lo volesse cercare, l’antidoto c’è. È l’empatia. Condividendo ricordi personali, incontri e riflessioni, Paolo Crepet ci esorta con passione a ribellarci all’indifferenza, a non aver paura delle nostre idee e neppure dei nostri inciampi. Ci invita a riappropriarci con audacia, quasi con sfrontatezza, delle nostre emozioni per tornare finalmente a «mordere il cielo».

9 ) MASNERI Paradiso ADELPHI: Nel «giorno più caldo di una delle estati più calde che si ricordino», Federico Desi­deri, giovane giornalista di belle speranze ma di scarse soddisfazioni, riceve dal diret­tore della rivista «di nicchia» con cui colla­bora l’incarico di andare a Roma a intervi­stare un famoso regista, autore di un film di strepitoso successo al centro del quale giganteggia un memorabile, fascinoso cial­trone. Federico scoprirà ben presto che il regista è latitante, ma in compenso, nel corso di una serata mondana, gli verrà in­dicato colui che di quel personaggio si di­ce sia stato il modello: Barry Volpicelli. Sorta di psicopompo a metà strada tra un pifferaio magico e il Bruno Cortona del Sorpasso, Barry condurrà Federico in un luogo incantato: il Paradiso, immenso com­pound di ville e bungalow sgarrupati sul litorale laziale, dove vive in compagnia di un ristretto gruppo di vecchi freak amabili e strampalati. Un ambasciatore che accumu­la prodotti di discount, un ginecologo a ri­poso che alleva galline ornamentali, il prin­cipe Gelasio Aldobrandi che – in preda a una perenne angoscia «mistico­araldica» – persegue il sogno irrealizzabile di un ere­de, una coppia di lesbiche che rimpiango­no i giorni fasti in cui venivano invitate in Vaticano da papa Ratzinger, una ex bello­na che accusa l’intero cinema italiano di averle rubato le idee e, non ultime, la prima e la seconda signora Volpicelli. Fra inter­minabili conversazioni di delirante futilità, e una notte in cui qualcuno rischia di ucci­dere uno degli ospiti, fra l’arrivo di una ce­lebre influencer e una morte sospetta, mol­te sono le cose che il giovane Federico ve­drà e imparerà durante il suo soggiorno al Paradiso. Fino al momento in cui si rende­rà conto di non poterne, o non volerne, più uscire.

10) WODEHOUSE Alla buon’ora, Jeeves SELLERIO: «L’evasione di Wodehouse funziona in questo modo: sai già come va a finire la storia, perché non può che finire bene, ma non sai come ci si arriverà, e il bello sta proprio lì, nelle deviazioni, negli scarti, nelle sorprese». La cugina Angela Travers e l’amico Hildebrand «Tuppy» Glossop hanno rotto il loro fidanzamento, per una questione di squali e di rombi; il vecchio compagno di scuola Augustus «Gussie» Fink-Nottle è troppo timido e solitario, e intento ad allevare tritoni, per dichiararsi a Madeline Bassett. Sono i due principali problemi della vita (ma ce ne sono parecchi altri: da un contenzioso sull’audace modello francese di giacca da sera, a chi deve distribuire i premi di fine anno in una scuola privata) che il protagonista e narratore Bertram «Bertie» Wooster deve affrontare. Tutti i piani che Bertie elabora, con uno zelo che nasce da un combinato di lealtà familiare e pretenziosità snobistica, si risolvono in disastri peggiori, perché i fatti caparbi si ribellano alle buone intenzioni. Provvede l’impareggiabile Jeeves, il suo maggiordomo, inappuntabile e con una reputazione di «cervello», quanto il suo datore di lavoro è invece stimato da tutti uno scioccone, oppure «un asino» o «un Attila», a seconda dei pasticci che crea. E tutto si svolge tra Londra e la tenuta di campagna di zia Dahlia, gran cacciatrice di volpi, che ha il problema di dover confessare al marito la perdita al gioco d’azzardo del denaro da lui investito nella rivista che lei dirige, Il Salottino di Milady. Accanto al talento di intessere trame fitte di episodi di comicità indimenticabile (quale la premiazione nella scuola di Market Snodsbury, in un’atmosfera «intrisa di un misto di Giovane Inghilterra e manzo bollito con carote») e di personaggi scolpiti al millimetro, Wodehouse era un maestro del dialogo in cui anche le parole, come i fatti, diventano esseri difficili da maneggiare e inclini al fraintendimento. Un umorismo di scene che non sono gag isolate e di dialoghi che non sono semplici sequenze di battute che questa nuova traduzione, evitando sia la pedanteria sia la caricatura, mette in risalto: palcoscenico di classi privilegiate che non vuole essere un preciso luogo sociale, ma più un altrove. Alla buon’ora, Jeeves! è esattamente questo, scrive Beatrice Masini nella sua Introduzione: un romanzo di cui godere «quando non dobbiamo correre da nessuna parte ma vogliamo lo stesso essere altrove».