Nelle prime scene di 2001 Odissea nello spazio, Stanley Kubric e Arthur C. Clarke ci fanno “vedere” come è nata l’intelligenza con la famosa scena delle scimmie: una scimmia antropomorfa impugna un osso e scopre che esso può diventare un’arma nella lotta con un altro gruppo per il controllo di una pozza d’acqua.

È bastato esercitare sull’osso un’attività diversa (diversa, ad esempio, da sgranocchiarlo) per trasformare quell’osso in un’arma. Ma allora l’osso è un osso o è un’arma? Una cosa è e non può essere un’altra cosa. Come ne usciamo?

Ne usciamo riconoscendo che le cose e le idee possono essere lette non in un due ma in tre dimensioni: ciascun cosa o ciascuna idea è un materiale che svolge o su cui è svolta una certa attività per un certo scopo, cioè per una certa funzione o con un certo senso.

Questo modello conoscitivo (detto modello MAF da Materiale-Attività-Funzione) consente di adottare una logica diversa da quella parmenidea, una logica potenzialmente in grado di spiegare uno spettro di dinamiche molto più ampio.

Per questo dicevo: impariamo a chiederci sempre, di ogni cosa e di ogni idea: Cosa è (che Materiale è?, di cosa è fatta?) Come la uso (che Attività viene svolta? Che energia viene applicata?) Per quale scopo (con quale Funzione, per attribuire quale significato?)

Esempio 1: non è stato forse l’uso improprio dell’osso a trasformarlo da materiale-osso a materiale-arma? Kubric ci sta suggerendo che l’intelligenza degli uomini ha preso avvio con un inganno? E che è solo ingannando il sistema che siamo stati in grado di evolvere? Nascono così le invenzioni?

Esempio 2: non è stato forse un inganno il passaggio alla posizione eretta da cui è iniziato il nostro processo di ominizzazione? Quel primo ominide ha ingannato la natura, provando a camminare su due zampe anziché su quattro, e ha involontariamente modificato la struttura della sua scatola cranica, dandole più spazio e consentendo al suo contenuto (il cervello) di raggiungere una dimensione senza precedenti, iniziando ad operare in una serie inimmaginabile di modi che poco avevano a che fare con le ragioni selettive del suo accrescimento iniziale. Ricordiamocelo sempre: siamo essere intelligenti per un errore di postura!

Esempio 3: non è forse un inganno l’uso improprio del computer, da calcolatore a produttore di immagini e di idee? Da lì, lo sappiamo, ha preso avvio la Rivoluzione Digitale, come sottoprodotto di un’evoluzione ancora più grande: avevamo bisogno di uno strumento che ci aiutasse a pensare nel nuovo modo in cui stiamo iniziando a pensare e ce lo siamo inventato. Come? Esattamente come abbiamo fatto con il bastone, con il cervello e con tutto il resto: cambiando l’uso delle cose.

E cos’è l’inganno (nel senso buono del termine, intendo) se non il cambiamento di attività che svolgiamo su un certo materiale, che ne altera di conseguenza la funzione? Pensare a più dimensioni è difficile, ed è il risultato di un certo percorso di apprendimento e di apertura, di superamento di schemi, di tentativi e molti errori. Ma è un bagaglio fondamentale nel viaggio della Grande Trasformazione. È ispirazione, scoperta strategica, innovazione, anche ricerca di un nuovo senso. È smarrimento, a volte, paura. Lo stesso smarrimento e la stessa paura che deve aver provato quel gruppo di giovani greci che duemilacinquecento anni fa hanno inventato gli strumenti mentali grazie ai quali abbiamo conquistato il cielo.