La libreria Il Tempo Ritrovato Libri di Milano ci manda la classifica dei dieci titoli più venduti in aprile.

Luca, titolare della libreria, così scrive.

Aprile all’insegna delle edizioni SUR che piazzano ben tre titoli nella top ten: oltre al grande Onetti, troviamo al primo posto “Pulita” della scrittrice cilena Alia Trabucco Zeran, libro che sarà discusso il 19 maggio da uno dei nostri tre gruppi di lettura. Conferme invece per Inoue Yasushi, Anna Nerkagi, Alba De Céspedes e Lu Min. Le nuove entrate sono Mary MacLane, Tino Mantarro e Shida Bazyar.

Come sempre sotto la classifica troverete una sinossi dei vari libri (oltre alle copertine), così da potervi aiutare nelle scelte.

1° – Pulita di Alia Trabucco Zeran – @edizionisur
2° – Il fucile da caccia di Inoue Yasushi – @adelphi
3° – Muschio bianco di Anna Nerkagi – @utopia
4° – Cena per sei di Lu Min – @orientalia
5° – Prima e dopo di Alba De Céspedes – @cliquot
6° – E Lisbona sfavillava di Tino Mantarro – @bottegaerrante
7° – La morte e la bambina di Juan Carlos Onetti – @edizionisur
8° – Gli addii di Juan Carlos Onetti – @edizionisur
9° – Di notte tutto è silenzio a Tehran di Shida Bazyar – @fandango
10 – L’attesa del diavolo di Mary MacLane – @agoedizioni


1° – Pulita di Alia Trabucco Zeran – @edizionisur: Estela ha passato sette anni in quella casa, con quella famiglia. Sette anni come domestica a tempo pieno: lavare, pulire, preparare da mangiare, occuparsi della bambina, la piccola Julia. Ora Julia è morta e tocca a lei – la domestica, la tata – dare la propria versione della storia. Raccontare per esempio di come ha lasciato la vita in provincia per tentare la fortuna a Santiago, di come ha lasciato sua madre; raccontare della stanza sul retro dove ha dormito per tutto questo tempo, quella senza finestre; raccontare della bambina, delle unghie rosicchiate, delle pellicine sanguinanti; raccontare il disgusto e insieme l’affetto per i suoi datori di lavoro, le umiliazioni costanti; raccontare dei panni puliti, dei denti puliti, della faccia pulita; raccontare di Carlos, della cagnolina randagia, del veleno, della pistola. Alia Trabucco Zerán ha scritto un romanzo sui conflitti di classe, il denaro, la famiglia, la rabbia. Una storia in cui la tensione cresce a ogni pagina per portarci a un finale inevitabile e potentissimo, che mostra come una semplice vita di routine, per chi non ha voce, può trasformarsi in un incubo. Forse, come dice Estela: «Ci sono molti modi di parlare. La voce è solo il più semplice».

2° – Il fucile da caccia di Inoue Yasushi – @adelphi: Quando, nel 1949, il critico d’arte e poeta Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo, Il fucile da caccia, ha già quarantadue anni. Ma tutti, da subito, capiscono di trovarsi di fronte a uno scrittore importante. E sebbene le numerose opere successive non abbiano fatto che confermare questa impressione, nessuna di esse ha mai eguagliato la folgorante perfezione della prima: qui, infatti, Inoue (che in seguito scriverà libri ben più corposi) trova nella brevità una misura ideale; e nell’oscillazione fra il detto e il non detto raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Un equilibrio impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che, pur appeso a un filo sottilissimo, li accompagna nel corso degli anni senza mai ledere la calma ritualità delle loro esistenze. E tuttavia il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che non esplode neanche alla fine, quando ogni menzogna è stata svelata, ogni passione consumata, e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta, inavvicinabile.

3° – Muschio bianco di Anna Nerkagi – @utopia: Il giovane Alëška è da sempre innamorato di Ilne, ma la ragazza ha ormai lasciato da anni il loro piccolo accampamento d’origine, nella tundra, per trasferirsi in città. Il popolo dei nenec vive isolato dal resto del mondo, in un ambiente ostile, e la solidarietà è un valore fondamentale per la sopravvivenza. Ilne, partendo, ha di fatto abbandonato a una solitudine amara il vecchio padre Petko. Quanto ad Alëška, la madre lo ha costretto a sposare una giovane del posto, nel rispetto delle consuetudini ancestrali che regolano la vita dei nenec. Il ragazzo, tuttavia, continua a vivere in segreto il suo amore totalizzante per Ilne, sognando una vita diversa da quella che, per rispetto della propria cultura, conduce, e sentendosi smarrito di fronte al futuro. La crisi di coscienza lo attanaglia: può continuare a vivere nella tundra, seguendo la legge dei suoi avi? O è giusto inseguire i desideri più intimi? In un conflitto costante tra il passato e il presente, tra la miseria di un tempo e le nuove tensioni generazionali, la decisione si rivela dolorosa.

4° – Cena per sei di Lu Min – @orientalia: In una periferia industriale della Cina degli anni Novanta, un sabato sera a cena due famiglie si riuniscono attorno a una tavola imbandita. Tra il tintinnio delle bacchette e i giochi di sguardi, una donna e un uomo rimasti vedovi e i quattro figli intrecciano i loro destini per sempre. In “Cena per sei”, Lu Min scava con ironia dissacrante e tenerezza nei ricordi dei sei protagonisti, raccontando la quotidianità, i segreti inconfessabili, la devastazione e la fame d’amore della classe media cinese.

5° – Prima e dopo di Alba De Céspedes – @cliquot: Può arrivare, nella vita, un momento di presa di coscienza che diventa uno spartiacque definitivo fra il “prima”, l’epoca della spensierata e forse felice ingenuità, e il “dopo”, il tempo della scoperta della propria natura e della ricerca di un proprio posto nel mondo. Ma chi varca il confine è destinato a perdere per sempre quella felicità originaria, e anzi a mettere in pericolo, con il suo spirito anticonformista, quella di chi vuol continuare a recitare la parte che il fato gli ha assegnato alla nascita. Irene, giovane donna del Dopoguerra che, rifiutando l’agiatezza borghese preordinata che non lascia spazio all’autorealizzazione, insegue il sogno di una vita indipendente, comprende tutto ciò quando la sua giovane domestica Erminia decide di tornare dalla vecchia padrona, un’arida nobildonna che la tratta da sguattera ma che, così facendo, le riconosce un ruolo chiaro nella società. E da questo evento in apparenza banale Irene si rimette completamente in discussione; tutto quanto, il lavoro, i rapporti sociali, nonché la sua storia d’amore con Pietro, giunge a un punto di svolta cruciale. Pubblicato per la prima volta nel 1955 e mai più ristampato dagli anni Settanta, Prima e dopo è un intimo racconto su cosa significasse essere una donna intraprendente ed emancipata nell’Italia del Boom: e ciò che più colpisce è il renderci conto di come la riflessione di fondo, per quanto mutato sia il contesto, appaia ancora prepotentemente attuale.

6° – E Lisbona sfavillava di Tino Mantarro – @bottegaerrante: Avevo camminato tutto il giorno per una città favolosamente decadente, accarezzata da una luce chiara, invadente, che sembrava nascondere le muffe dei palazzi e le magagne dei secoli. Mi ero dissetato di scorci sbilenchi e di piccole birre alla spina, fresche e della misura giusta per ordinarne subito un’altra. Scoprendo fin dal principio quello che c’è scritto su tutte le guide: la città è piena di miradouros, belvedere in cui esercitarsi nella cosa migliore che si può fare a Lisbona, starla a guardare.

7° – La morte e la bambina di Juan Carlos Onetti – @edizionisur: Ambientato, come gran parte delle opere di Juan Carlos Onetti, nella città immaginaria e mitologica di Santa María, questo romanzo breve viene pubblicato ora per la prima volta in italiano. Díaz Grey è da molti anni il medico della città. La sua vita all’apparenza insignificante è avvolta dal mistero, un passato oscuro del quale non parla, ma che ripercorre ogni sera sfogliando un mazzo di fotografie. Quando Augusto Goerdel, ex seminarista protetto da padre Bergner, si reca da lui dopo la nascita del suo primogenito, il dottore lo avverte che una seconda gravidanza risulterebbe fatale per la moglie Helga. Quasi inevitabilmente, di lì a poco Helga morirà dando alla luce una bambina, e l’intera comunità di Santa María riterrà Augusto responsabile della sua morte: lo vedremo alle prese con la disperazione per il lutto ma anche con uno strenuo tentativo di difendersi dall’accusa collettiva. Solo molti anni dopo, grazie al ritrovamento di un fascio di lettere, si scoprirà la verità. Ma sarà ormai troppo tardi per tutti. Una novella dalla scrittura cristallina in cui ancora una volta uno dei più importanti scrittori latinoamericani di tutti i tempi esplora i concetti di colpa e vendetta, sondando gli abissi della natura umana.

8° – Gli addii di Juan Carlos Onetti – @edizionisur: Pubblicato per la prima volta nel 1954, Gli addii è uno dei più celebri e discussi romanzi di Juan Carlos Onetti, un piccolo gioiello di scrittura e suggestione, che in poche pagine racchiude una storia e insieme un invito a farne parte. Il protagonista è un uomo di mezza età, un tempo grande stella della pallacanestro, e ora malato di tubercolosi, che si trasferisce in un paesino di montagna per curarsi nel sanatorio locale. Si tratta del personaggio onettiano per eccellenza: un uomo dal passato sconosciuto ma glorioso, un uomo che ha perso tutto, compresa la voglia di curarsi. Il suo unico legame con il presente sono le lettere che ogni giorno riceve e passa a ritirare all’emporio. Ed è proprio il gestore dell’emporio a osservare l’arrivo dell’uomo e a interrogarsi, insieme al lettore, sul suo esilio volontario, finché l’avvicendarsi di due donne al suo fianco non stravolgerà la calma polverosa della cittadina. Accostato a capolavori quali La gelosia di Alain Robbe-Grillet e Giro di vite di Henry James, Gli addii si dipana con una prosa notturna e sapiente fra illazioni, sospetti e un colpo di scena finale.

9° – Di notte tutto è silenzio a Tehran di Shida Bazyar – @fandango: Teheran, 1979. Behsad, giovane rivoluzionario comunista, lotta per un nuovo ordine dopo la cacciata dello Scià. Ci trascina nelle sue azioni clandestine, ci confessa le sue speranze per un nuovo Iran e ci racconta come, nel cuore della lotta, abbia incontrato l’amore della sua vita, Nahid. Dieci anni dopo, Behsad e Nahid si trovano in Germania. Insieme ai loro figli, Laleh e Morad, sono fuggiti dall’Iran dopo l’ascesa al potere di Khomeini. La tessitura delle loro vite racconta ciò che è rimasto di una rivoluzione perduta, l’oppressione, la resistenza, il desiderio assoluto di libertà, l’attaccamento alle proprie radici, e poi lo strazio dell’esilio, la doppia cultura, la non appartenenza a un mondo dotato di nuove e incomprensibili regole, il tutto cantato da quattro voci indimenticabili che si sprigionano, nella notte, come un’epopea; finché il canto si fa immagine che resta indelebile, quando l’adolescente Laleh filma il nonno perché trasmetta un messaggio al figlio lontano – “Behsadjan, dice alla fine, Behsadjan, Salam. La sua voce suona così debole. Behsadjan, come stai? Io spero che tu stia bene, figlio mio. Si zittisce e inghiotte e il suo inghiottire fa rumore”. Un ritratto di famiglia macchiato di sangue ed esilio, politico, umano, contemporaneo e terribilmente illuminante sulla situazione in Iran. Venduto in oltre 80.000 copie in Germania, Di notte tutto è silenzio a Teheran racconta quattro decenni di un popolo in lotta.

10 – L’attesa del diavolo di Mary MacLane – @agoedizioni: Dalla postfazione di Sofia Artuso: «Mary MacLane vive isolata, preda della monotonia di una cittadina del Montana, incatenata alle rigide norme sociali dell’epoca e sente di dover fare qualcosa per cambiare la realtà in cui vive, o almeno provarci. Così all’età di diciannove inizia a scrivere di sé, un ritratto, come lei stessa ci suggerisce, all’interno del quale racconta tre mesi della sua vita. La forma è quella del diario, ma solo per ciò che concerne gli aspetti strutturali della scrittura, ripartita secondo la canonica suddivisione cronologica delle giornate. Eppure, Mary MacLane non elabora l’opera giorno per giorno ma la scrive tutta d’un fiato come se, più che un diario, avesse in mente di seguire lo sviluppo di un romanzo. L’opera però è priva di una vera e propria narrazione organica; dunque, risulta difficilmente collocabile all’interno di un preciso genere letterario. Non è un diario, non è un romanzo, non è un trattato filosofico, non è un poema o un manifesto femminista. Si pone così al crocevia di queste differenti forme, in un punto di tangenza che garantisce all’opera una posizione di assoluta originalità, ben lontana dagli schemi letterari consolidati». MacLane ingaggia un vero e proprio corpo a corpo tra la vita pensata e quella vissuta accordando al lettore la possibilità di scrutare la fucina di pensieri e immagini allestita nella sua testa che è poi definita dalla stessa autrice come «la mia propria filosofia peripatetica». Una tensione profonda è insita in ogni frase, in ogni parola, in un libro che è capace di proiettarci nella provincia americana più profonda di inizio Novecento ma – soprattutto – di illustrare al suo pubblico, oggi, nella contemporaneità, il potere assoluto della scrittura che si fa pietra e piuma.