Silvestra Sbarbaro recensisce il romanzo di Maurensig.
ANCORA SUGLI SCACCHI
Iniziai a leggere questo libro senza sapere niente, né dell’autore, né della trama, ma solamente in ricordo di una bella giornata trascorsa in quella città della Bassa Sassonia, dove sono stati ritrovati reperti risalenti all’Uomo di Neanderthal e nelle cui vicinanze si trovava il campo di concentramento di Bergen Belsen.
La storia inizia con il ritrovamento del cadavere del facoltoso imprenditore Dieter Frisch nella sua bellissima villa, dove gli inquirenti trovano anche una scacchiera di pezza, le cui figure sono semplici bottoni, su cui ha preso le mosse la cosiddetta “variante di Lüneburg”. Si tratta di omicidio o suicidio?
Ci troviamo poi su un treno dove, alcuni giorni prima Frisch, mentre sta tornando a casa, gioca a a scacchi con un altro viaggiatore, quando fa il suo ingresso nello scompartimento un giovane che si rivela assai esperto nel gioco e che, dopo essersi assicurato l’attenzione dei due, inizia a raccontare la sua storia, che si intreccia con quella di un certo Tabori, maestro del ragazzo e prigioniero nel campo di Bergen Belsen dove disputava delle partite a scacchi in cui in palio c’era la vita dei prigionieri proprio contro Frisch, al tempo ufficiale nazista.
La variante di Lüneburg, che dà il titolo al romanzo, è una mossa difensiva inventata da uno dei protagonisti (ovvero da Maurensig), che non esiste nella realtà e sarà l’espediente utilizzato dal ragazzo per smascherare Frisch.

Dalla presentazione dell’editore.
Un colpo di pistola chiude la vita di un ricco imprenditore tedesco. È un incidente? Un suicidio? Un omicidio? L’esecuzione di una sentenza? E per quale colpa? La risposta vera è un’altra: è una mossa di scacchi. Dietro quel gesto si spalanca un inferno che ha la forma di una scacchiera. Risalendo indietro, mossa per mossa, troveremo due maestri del gioco, opposti in tutto, e animati da un odio inesauribile, che attraversano gli anni e i cataclismi politici pensando soprattutto ad affilare le proprie armi per sopraffarsi. Che uno dei due sia ebreo e l’altro sia stato un ufficiale nazista è solo uno dei vari corollari del teorema. Un grande maestro del gioco, Kasparov, disse una volta: «Gli scacchi sono lo sport più violento che esista». Asciutto, lucido, teso, questo romanzo lo conferma con una storia che procede essa stessa come una efferata partita di scacchi – e insieme ci rivela uno scrittore.
