Stefano Piantini ci segnala due titoli di Fruttero e Lucentini, o, meglio, uno del solo Lucentini e uno come sempre in coppia.

Stefano ci scrive: “Notizie degli scavi del solo Lucentini è un racconto lungo scritto nel 1964. Libro di rara raffinatezza e certamente uno dei più bei racconti della letteratura italiana del ‘900. Personalmente adoro i libri di Fruttero & Lucentini, credo che “A che punto è la notte” sia il loro capolavoro. Tornando agli “Scavi” la postfazione di Scarpa è da leggere, anche per capire la grandezza del duo. “Sentinella, a che punto è la notte? Sentinella quanto resta della notte?” è un verso del profeta Isaia che Shakespeare fa pronunciare a Macbeth, I due geni ne hanno fatto il titolo del loro libro più bello e più esoterico.

Notizie degli scavi:

A che punto è la notte:

Le due presentazioni degli editori.

Notizie degli scavi: In una Roma umida e scalcagnata dei primi anni Sessanta, il “professore” è un minorato che lavora come tutto fare in una pensione equivoca. Maltrattato e comandato a bacchetta dalla padrona e dalle signorine, è una creatura sospinta dalla povertà linguistica, dal suo caos mentale e dalla solitudine a urtare senza difese in ogni spigolo del mondo. Fino al giorno in cui, visitando gli scavi di Villa Adriana con le loro rovine di incerta datazione, il professore intuisce che la realtà e il tempo sono confusi e incomprensibili per chiunque. Accade così che l’incontro con la Marchesa, una ex pensionante che ha tentato il suicidio, diventi il varco per una duplice salvezza, che dai loro dialoghi smozzicati nasca un tenue filo d’idillio che accende una luce di comprensione nell’indecifrabilità della vita.

A che punto è la notte: Torino. La sera del 25 febbraio, nel bel mezzo di una predica più simile a una rappresentazione teatrale che a una funzione religiosa, don Pezza, parroco di Santa Liberata, viene ucciso da una bomba. E il commissario Santamaria si trova tra le mani il caso più scottante della sua carriera. Per quattro giorni e quattro notti interroga, indaga, raduna le tessere di un mosaico confuso e misterioso in cui gli affari di un sacerdote visionario si intrecciano con quelli della Fiat. Santamaria non si concede tregue per non concederne neppure all’assassino, che si confonde con un’autentica folla di testimoni e di possibili colpevoli. Un poliziesco dal ritmo sincopato, un giallo costruito con logica ferrea.