Da Claudio Cherin riceviamo la recensione del nuovo film di Saverio Costanzo.
Saverio Costanzo ‒ dopo L’amica geniale, la fortunata serie tv di Rai Uno, tratta dalla tetralogia di Elena Ferrante ‒ ha diretto Finalmente l’alba. Un film, che grazie ad un cast davvero eccezionale e dal respiro internazionale, è stato presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia nel 2023.
Finalmente l’alba parla della turbolenta notte che trascorre una giovane donna di nome Mimosa (Rebecca Antonaci), che accompagna sua sorella ad un provino a Cinecittà. E qui scopre il lato oscuro del mondo del cinema. La vicenda si svolge negli anni Cinquanta, la guerra è vivida ancora negli occhi delle persone che l’hanno vissuta. La maggior parte di loro ha visto cose che non avrebbe voluto vedere. E di cui si vorrebbe liberare. Il cinema, come dice la madre di Mimosa, all’inizio del film, ha un compito: permettere agli spettatori di immaginare altre cose rispetto al mondo, che gli sta intorno e alle sue brutture. Tutto il contrario dei film neorealismi che, in quegli stessi anni, avevano il desiderio (insaziabile) di raccontare le ferite ancora aperte di un’Italia che sta per vivere Boom economico.
Un giovane di nome Riccardo ferma la madre e la sorella e la stessa Mimosa all’uscita del cinema, sostenendo che la sorella di Mimosa (Sofia Panizzi) non può non partecipare al provino che si terrà il giorno dopo a Cinecittà. Oltre al superamento del provino, Riccardo paventa alla madre la possibilità di far guadagnare alla figlia dei soldi, cosa a cui la madre non sembra del tutto disinteressata.
Così il giorno dopo Mimosa e sua sorella e la loro madre vanno a Cinecittà. Mimosa non è molto interessata, ma viene scelta lo stesso per fare un film, ricoprendo un ruolo minore. La protagonista, Josephine Esperanto (Lily James), non solo la sceglie, avendola incontrata per pochi minuti nel corridoio, ma la trascina con sé facendole vivere una notte di sregolatezze. In un mondo in cui Mimosa non ha difese e da cui non si può difendere.
Con abilità Saverio Costanzo costruisce una storia che racconta il cinema e del cinema si nutre. Per fare questo il regista fa coincidere lo sguardo di Mimosa, sua madre e sua sorella con quello dello spettatore, ricreando il film che le tre donne stanno vedendo. Non è importante sapere se il film è una ricostruzione fedele o un’invenzione dal regista, si sa solo che ha come protagonista Alida Valli (Alba Rohrwacher), che poi comparirà nella parte centrale della storia. Poi sempre su questa linea Costanzo ha inserito fotogrammi di un vero cinegiornale. Poi, immerge lo spettatore nel colossal sull’Antico Egitto, a cui Mimosa partecipa come comparsa e che sembra assomigliare al colossal Cleopatra, quello interpretato da Liz Taylor.
Sempre per fare un elogio del cinema, Costanzo ha scelto un cast importante: Lily James, attrice di successo che è stata protagonista, tra le altre cose, del film Cenerentola e della serie tv Pam & Tommy; Rebecca Antonaci, Joe Keery, che fa parte del cast di Stranger things, William Dafoe, Michele Bravi, nelle inedite vesti di attore, Alba Rohrwacher, Rachel Sennott, Carmen Pommella, Sofia Panizzi e Gabriele Falsetta.
Finalmente l’alba non racconta solo le luci, ma anche la parte oscura del cinema. Non solo il sogno, ma anche la cruda realtà. La parte che non si vede, quella che è fatta di ripetizione e di sogni infranti, di invidie e di pettegolezzi. Ma anche di tutti coloro che si sono persi in quel mondo.
Saverio Costanzo ha preso spunto, infatti, per la trama da un evento realmente accaduto. Nel 1953 a Cinecittà e in Italia c’è il primo caso mediatico che racconta un omicidio. Il corpo di attrice giovanissima, Wilma Montesi, viene ritrovato sulle spiagge di Torvajanica, poco distante da Roma, il giorno prima di Pasqua, l’11 aprile 1953. Della ragazza si erano perse le tracce da alcuni giorni. I medici affermarono che la sua morte era dovuta all’annegamento.
La stampa dell’epoca, però, non credette a questa versione dei fatti e iniziò una vera inchiesta giornalistica. Il primo nome che spuntò fuori fu quello di Piero Piccioni, musicista fidanzato con l’attrice Alida Valli. Ma a dare una svolta alle indagini ci pensò Adriana Concetta Bisaccia, un’attrice che raccontò delle feste hard che si tenevano a Capocotta, poco distante dal luogo del ritrovamento del corpo di Wilma Montesi.
Il film vuole essere un tributo alla storia della giovane attrice e di quante sono scomparse nell’ombra. E non hanno lasciato né un corpo né voci dietro di sé.
