Enrica Lieta ci racconta il film di Lanthimos Povere Creature.

Un mese fa Daniele Lazzarin ci aveva già parlato di questo film. Oggi anche Enrica Lieta ce lo racconta così.


Sembra che il cinema stia superando la crisi degli ultimi anni, anche grazie a pellicole come Barbie, Oppenheimer, C’è ancora domani, Perfect days che hanno riempito le sale negli ultimi mesi. L’ultimo film di Lanthimos Povere creature, non è da meno. Alla sua uscita in Italia ha raggiunto il primo posto al botteghino e negli Stati Uniti ha ottenuto 11 nomination agli Oscar.

E in effetti per due ore e mezzo questo film riesce ad affascinarti con le sue atmosfere surreali, una scenografia fantastica che fa da sfondo alla vicenda della protagonista, Bella Baxter, magistralmente interpretata da Emma Stone.

E’ veramente avvincente il percorso di questa donna che, in un corpo adulto, vive col cervello di un neonato, trapiantatole dallo scienziato pazzo Godwin Baxter.

Bella infatti è il risultato della fusione tra il corpo di Vittoria, morta suicida, vittima di un marito dispotico e violento, e il cervello del bimbo che aveva in grembo. Il mostruoso esperimento del dottor Godwin riporta in vita Vittoria che può ricostruirsi una vita ed una identità completamente nuove.

Proprio la libertà con cui scopre pian piano il mondo, il desiderio di provare piaceri ed emozioni nuove, senza limiti né pregiudizi, fanno di Bella una donna affascinante.

Dopo le prime acquisizioni nel mondo chiuso, in bianco e nero, del suo creatore, Bella vuole fare esperienza del mondo attraverso luoghi e incontri, con l’ingenuità e la purezza di un bimbo. Ma è proprio la conoscenza diretta, fisica, attraverso il corpo che le permette di fare proprie alcune convinzioni, senza filtri o sovrastrutture. E pian piano riesce a maturare, compiere le proprie scelte consapevoli, con la leggerezza e l’autonomia che ha saputo conquistarsi.

Grazie al lungo viaggio di conoscenza ed esperienze, riesce ad essere consapevole delle proprie scelte: studiare medicina, costruire una famiglia nuova, oggi diremmo queer, con leggerezza, senza strappi violenti.

Le scenografie fantastiche con cui sono ricostruite città immaginarie, ambienti surreali, su fondali colorati dalle tinte forti, conquistano lo spettatore in un coinvolgimento emotivo, direi quasi fisico, grazie anche alle inquadrature quadrangolari e l’uso del fish-eye.

Incredibile l’interpretazione di Emma Stone, sempre al centro della scena, che occupa e muove con ogni parte del suo corpo.