Da Silvestra Sbarbaro riceviamo la recensione di Atti umani di Han Kang.

Ecco la recensione di Silvestra.


Una tragedia sconosciuta

Nel dicembre del 1979 Chun Doo-hwan con un colpo di stato (il secondo nel giro di un anno) prese il potere in Corea del Sud instaurando nel paese una feroce dittatura. Seguirono manifestazioni, soprattutto da parte di insegnanti e giovani studenti che furono represse con immane violenza e l’instaurazione della legge marziale in tutto il paese. Particolarmente cruenta (si parla di almeno 2000 vittime) fu la repressione a Gwangju, città natale dell’autrice che all’epoca aveva nove anni e da pochi mesi si era trasferita a Seul con la famiglia. Ovviamente questi eventi furono presentati dalla dittatura come un’insurrezione comunista e solo successivamente, con il ripristino della democrazia, fu riconosciuto che la brutale repressione si era scatenata contro un movimento non violento che voleva unicamente difendere le libertà individuali.

“In quel momento capì quale fosse lo scopo di tutto ciò. Cosa intendessero comunicare la tortura e la fame: vi faremo capire quanto eravate ridicoli, tutti voi che sventolavate la bandiera coreana e intonavate l’inno nazionale. Vi dimostreremo che non siete altro che corpi luridi e puzzolenti. Che non siete meglio delle carcasse di bestie fameliche” p. 116

Han Kang compie questo viaggio nel dolore, ricostruendo meticolosamente i fatti attraverso un racconto corale che ruota attorno all’uccisione di Dong-ho, un ragazzo coetaneo dell’autrice, che con la famiglia era andato a vivere nella sua vecchia casa di Gwangju, e facendo finalmente conoscere quei fatti atroci passati sotto silenzio dalla Storia.

Ogni capitolo è raccontato da uno dei protagonisti della rivolta, tra cui quello dello stesso ragazzo che, in seconda persona, come se si vedesse dall’esterno, racconta il percorso che lo ha condotto a essere uno dei tanti cadaveri ammucchiati uno sull’altro e si conclude con la testimonianza della stessa Han Kang che, benché bambina all’epoca dei fatti non è mai riuscita a dimenticare e cerca nella scrittura non solo una possibile elaborazione dei fatti ma anche un modo per denunciare i colpevoli.

“E’ vero che gli uomini sono fondamentalmente crudeli? L’esperienza della crudeltà è l’unica cosa che ci accomuna come specie? La dignità a cui ci aggrappiamo non è altro che un’ autoillusione, un modo per nasconderci che ciascuno di noi può essere ridotto a un insetto, un rapace, un ammasso di carne? Può farsi degradare, distruggere massacrare. (…) Mi costringo a non dimenticare mai che ogni singola persona che incontro appartiene alla razza umana. E questo include anche me stesso.”p.129

E qui ho capito il titolo: la disumanità è terribilmente umana.


Dalla presentazione dell’editore:

Una palestra comunale, decine di cadaveri che saturano l’aria di un «orribile tanfo putrido». Siamo a Gwangju, in Corea del Sud, nel maggio 1980: dopo il colpo di Stato di Chun Doo-hwan, in tutto il paese vige la legge marziale. Quando i militari hanno aperto il fuoco su un corteo di protesta è iniziata l’insurrezione, seguita da brutali rappresaglie; Atti umani è il coro polifonico dei vivi e dei morti di una carneficina mai veramente narrata in Occidente. Conosciamo il quindicenne Dong-ho, alla ricerca di un amico scomparso; Eun-sook, la redattrice che ha assaggiato il «rullo inchiostratore» della censura e i «sette schiaffi» di un interrogatorio; l’anonimo prigioniero che ha avuto la sfortuna di sopravvivere; la giovane operaia calpestata a sangue da un poliziotto in borghese. Dopo il massacro, ancora anni di carcere, sevizie, delazioni, dinieghi; al volgere del millennio stentate aperture, parziali ammissioni, tardive commemorazioni. Han Kang, con il terso, spietato lirismo della sua scrittura, scruta tante vite dilaniate, racconta oggi l’indicibile, le laceranti dissonanze di un passato che si voleva cancellato.