Pittura: Boldini, De Nittis et les italiens de Paris
Fino al 7/4/24 sarà aperta a Novara la mostra Boldini, De Nittis et les italiens de Paris.
Diciamo subito che la mostra va vista. E’ ampia, articolata e ben fatta. I protagonisti italiani di quella stagione che va dal 1870 circa ai primi anni del 1900 ne escono ben descritti nelle loro caratteristiche e peculiarità.
L’origine di grande cultore dei quattrocento italiano di Boldini (1842, 1931) e la sua capacità di cogliere in piccoli formati una quantità di dettagli ed emozioni tutti descritti con grandissima tecnica sono molto ben esemplificati, così come l’ultima sua maniera di pittore e ritrattista delle dame della grande società parigina.
De Nittis (1846, 1884), allo stesso modo, con la sua sensibilità al colore e con la sua maggiore apertura all’impressionismo che in quegli anni stava imponendosi è altrettanto ben illustrato dalle opere in mostra, così come Zandomeneghi (1841, 1917), a cui è dedicata una intera sala, col calore delle sue composizioni (che lo rendono così vicino ad un certo Degas e Bonnard), non dimenticando Corcos (1859, 1933), per il quale la limpidezza e la pulizia della composizione e dei colori era l’obiettivo massimo cui rivolgersi. E molti altri tra i cosiddetti minori.
Ora ogni volta la curiosità sta nell’inquadrare quei lavori e quelle personalità nell’universo della pittura francese di quel periodo e da questo punto di vista manca una grande mostra che ne definisca gli ambiti nella sua interezza. Cosa accomuna Monet a questi signori? In che maniera Degas, o Pissarro, vi si rapportava?
Un primo passo in questa direzione sarebbe quello di riunire per date omogenee i lavori e di poterli osservare a confronto. Questo renderebbe maggiore giustizia a quella corrente di pensiero che vede nei singoli protagonisti non tanto degli eroi di derivazione romantica (il genio solitario), quanto attori che contribuiscono ognuno con la propria intelligenza, cultura e sensibilità al definirsi di un’epoca.
Ecco quindi queste gallerie suddivise per periodi. Ovviamente la scelta dei periodi è assolutamente personale e risponde più ad una necessità editoriale che ad effettivi salti temporali nella storia della pittura europea. Discutibili e arbitrari, quindi, questi raggruppamenti, ma che spero aiutino a comprendere meglio. Per lo scopo dell’esercizio, ovvero un confronto tra pittura francese e quella italiana di quegli anni, ho inserito anche Fattori, che in Francia fece solo una puntata per quanto trionfale.
Al termine di questa lunga carrellata, ciò che se ne deduce è che la pittura italiana per un certo periodo è stata assolutamente allineata e partecipe con quanto avveniva a Parigi. Poi col finire del secolo ha perso progressivamente il contatto e, mentre la pittura francese continuava ad innovare (fauve, simbolismo crescente, impressionismo come immersione nei colori della natura), quella italiana abbia smesso di seguirla (e influenzarla) ritirandosi in ciò che poi diede vita, vent’anni dopo, al ritorno all’ordine. Ovviamente la nascita del Futurismo (anche quello fenomeno parigino agli albori è tutta un’altra vicenda)
1854 / 1866 – gli albori









1867/1872 – la nascita dell’impressionismo







1872/1875 consolidamento (?)










1878/1880 – gli italiani (e qualche francese)









1882/1889 – Irrompe Van Gogh











1890/1893








1894/1900










