Tre ore abbondanti di spettacolo senza sentirle? Forse questa affermazione è un po’ esagerata, specie per la prima parte che, più che recitata in sala, viene vissuta sui molti schermi che trasmettendo le scene iniziali del racconto (all’inizio) o suddividendo lo spazio (successivamente) a loro modo movimentano lo spettacolo.

La scelta di Federica Fracassi e della compagnia teatrale Fanny & Alexander, con la drammaturgia di Chiara Lagani, è stata quella di non cercare una sintesi o una riduzione del testo, ma di leggerne larghe parti come voce fuori campo o come Agota Kristoff che immaginava il racconto (quest’ultima è la scelta operata nella prima parte dello spettacolo: una scrivania, la scrittrice e sugli schermi la storia raccontata con lei che colmava i buchi di recitazione.)

Ci sono stati numerosi casi, per esempio, nei quali la voce fuori campo annunciava una azione da parte dei protagonisti e gli attori subito dopo eseguivano quella azione (e Claus pianse sulla spalla di Peter – voce: poi Claus si avvicina a Peter e lo abbraccia come a piangere sulla sua spalla).

Questa scelta, che certamente ha omaggiato la bellezza, la semplicità, ma anche la pregnanza del testo della Kristoff, altrettanto certamente non ha reso più scorrevole la recitazione.

Nella seconda e terza parte, come dicevo, i numerosi schermi (ne ho contato sedici) che scendevano dal soffitto in chiave parallela o perpendicolare al piano scenico sono stati usati più come elemento spaziale che come contributo alla recitazione aiutando a tradurre visivamente il labirinto entro il quale i personaggi nel secondo e nel terzo libro della Trilogia si trovano ad agire e pensare.

Nella seconda e nella terza parte la recitazione dei gemelli, dei loro amici e dei loro genitori prendono avvio, in una girandola scandita da cartelli che chiariscono dove si svolge l’azione e all’interno di spazi e case (o in albergo o nellla piazza) che vengono definite dalle luci che piovono dall’altro, in questo forse rendendo omaggio a Dogville di Lars Von Trier.

Il risultato è di faticosa lettura, anche perché rendere la complessità della Trilogia in soli cinque attori è di per sé impresa ardua.

Del testo della Kristoff si è sottolineata la scrittura labirintica, piuttosto che la riflessione, comunque presente nel romanzo, sul duplice (i gemelli) e sul qui (est – orribile e povero) e il là (ovest bello ma perduto dal denaro).

In definitiva una prova teatrale sicuramente interessante, che pone un nuovo tassello in quel tentativo comune a molti di usare le nuove tecnologie (schermi, filmati, registrazioni audio) come parte integrante ed essenziale del racconto scenico.

Vale il biglietto? ni