Dopo le interviste a Duranti, Pugliese e Secchi, sullo stesso argomento abbiamo intervistato Ramsis Bentivoglio, autore, tra gli altri, di Del sangue e della carne. L’argomento è, ricordiamo, Da grande voglio fare lo scrittore, ovvero riflessioni sul mestiere dello scrivere. Ecco le risposte di Ramsis.
Ecco, quando hai iniziato a scrivere e quale è stata la tua motivazione?
Come capita a molti scrittori ho iniziato con la poesia, sin dalle scuole elementari. La poesia, grazie alla sua sintesi, al suo costrutto decostruito aiuta a far emergere pensieri sparsi senza troppa attenzione alla forma. Possono essere frasi brevi o descrizioni immaginifiche, filastrocche o rime baciate. La poesia dà forma all’interiorità e accorda il cuore con il cervello. Col tempo sono passato ai racconti brevi, quindi a un saggio, nel mio caso sulla Bugia, declinata da molti punti di vista, fino ai romanzi. Per me è stato un percorso graduale senza obblighi. È venuto naturalmente, ad un certo punto, ormai già più che ventenne, pensare a una storia lunga. La motivazione è nata dal bisogno di trovare un interlocutore per i miei pensieri. Il mio carattere schivo mi ha privato per molti anni di compagnie reali e così sono nate quelle nella mia mente. È stata quasi un’analisi interiore di e con me stesso. Una catarsi, si potrebbe dire.
Che cosa significa immaginare? Che ruolo ha avuto l’immaginazione nella creazione delle tue storie? Come sono nate le tue storie e da dove provengono i tuoi personaggi?
L’immaginazione me la rappresento come una cascata d’acqua sotto la quale stare, facendosi inondare completamente. È come stare alla base dell’arcobaleno e raccogliere le monete d’oro dal forziere fatato. Senza immaginazione non credo possa esistere la figura dello scrittore propriamente detto. Per me l’immaginazione, mossa soprattutto dal cinema, è sempre legata alla realtà – personalmente le mie storie nascono sempre da delle istantanee o da immagini, come fosse un film, quindi le riporto su carta.
Nella fantascienza, che io amo molto, esistono vari filoni. Quello che apprezzo di più è la fantascienza pura. Arthur C. Clarke, che è sempre stato attento all’attendibilità delle sue informazioni, è l’esempio perfetto. Anche nelle mie storie di fiction c’è sempre una forte aderenza con la realtà. Credo che la realtà nasconda tratti di magia più di ogni altro ambito dell’esistenza fisica e metafisica. La fantasia pura la libero nei racconti. Nei romanzi sento che l’immaginazione debba essere ben gestita da me. Le mie storie nascono da domande del quotidiano o sul quotidiano. Magari sento una notizia al tg o una storia raccontata da qualcuno e mi immagino un proseguimento. Se potessi dare una definizione delle mie storie, direi un realismo fantastico. Un evento straordinario in una vita ordinaria. I personaggi, quasi sempre, sono riscritture di persone che ho conosciuto. La realtà, come ho sperimentato, è molto più creativa di qualsiasi scrittore.
Prendere decisioni, dice lo scrittore israeliano Amos Oz: che cosa significa esattamente? Quali decisioni hai dovuto prendere prima, durante e alla fine della stesura dei vostri romanzi?
Quando scrivo, nel senso che inizio a riempire il foglio di scrittura, ho già in mente l’inizio e la fine. Tutto quello che devo fare è dare continuità alla scrittura, giorno dopo giorno, senza interruzioni troppo lunghe. Devo assecondare la storia e i personaggi. Ultimamente seguo la struttura dei capitoli. Scrivo almeno un capitolo alla volta, tutto intero, così da non perdermi. Sono molto metodico e ritengo sia l’unico modo, per me, per completare il libro. Le decisioni le prendono i miei personaggi. So che devo andare da un punto A a un punto Z, ma sono i personaggi che mi ci accompagnano. Loro decidono quanto spazio prendere. Lo scrittore deve saper ascoltare attentamente e allentare il controllo, fittizio, sulla trama. Le poche volte, però, che ho scritto gialli, ho dovuto seguire una scaletta ben precisa. Non riesco a scrivere liberamente nel giallo che, come tutti sappiamo, ha regole ben chiare. Non ci sono, in generale, mai decisioni drastiche per me. La scrittura guida me e non io la scrittura. Anche se sembra una frase romantica, chi scrive sa che è quasi sempre così.
Quale è il tuo rapporto con la scrittura?
Per me, la scrittura è il mondo che ho dentro che vuole uscire. È il luogo più intimo e nascosto che io conosca e quando ho bisogno di quella dimensione so che posso accedervi solo immaginando storie. A volte non c’è neppure bisogno di scrivere. Basta chiudere gli occhi e immaginare. Lì, in quello spazio, tempo e tristezza o paura o rimpianti non esistono. Posso essere ciò che voglio. Ritornare alla realtà, però, non è avvilente. Quella dimensione interiore mi arricchisce perché mi ricorda chi sono e cosa posso creare. Scrivere è sempre un po’ soffrire perché è come partorire qualcosa. Scrivere mi ha mostrato che non devo avere paura del mondo. La mia mente è più forte e potente di quanto si pensi.
Come perseguire il proprio sogno?
Personalmente credo che la scrittura possa diventare una realtà concreta quando si toglie l’alone di romanticismo da essa. Scrivere è bello e edificante, ma è anche doloroso. È un lavoro come un altro. Ha bisogno di routine, perseveranza e pazienza. Sono caratteristiche che ho imparato a usare, non le ho avute da sempre. Credo che superato l’idillio, fittizio, con la scrittura, e alleggerita la sua parte catartica, necessaria ma non indispensabile, si possa passare all’azione di diventare uno scrittore pubblicato. Qui, nonostante il caos, è possibile seguire una certa coerenza interiore. Io, per la mia esperienza, sconsiglio fortemente il self publishing e le case editrici a pagamento. Tanto vale trovare un buon tipografo e fare da sé! (Molti editori, se vengono a sapere che lo scrittore si è auto-pubblicato, lo escludono a priori). Per pubblicare bisogna cercare tanto e avere anche un po’ di ostinazione. Cercare e volere l’editore giusto. Questo, e lo dicono in pochi, comporta fatica e soldi. Prima di arrivare all’editore si potrebbe dover passare dagli agenti letterari o da editor specializzati per una correzione ottimale del testo. Nessuno scrittore può correggersi i libri da solo. Accettate aiuti competenti, ma non fatevi fregare. Chi vi chiede soldi per un lavoro scadente o sbrigativo non merita la vostra attenzione. Possono volerci anni, ma anche nei lavori dei sogni ci sono ostacoli importanti. Perseverare, perseverare, perseverare! E umiltà. Scrivete per il piacere di farlo e non per ottenere gloria e fama.
