L’esordio alla regia di Michele Riondino è un omaggio molto particolare alla sua Taranto, dove il nostro nacque e studiò dal 1979 in poi fino, immaginiamo, al 1999 circa. Tutte le scuole a Taranto con l’acciaieria lì, incombente con i suoi fumi e le sue storiacce.

Qui Riondino ne racconta una non molto conosciuta, terminata con la condanna in Cassazione della proprietà Riva per mobbing sociale.

La palazzina Laf era una palazzina in disuso dove venivano trasferiti gli impiegati che non accettavano d’essere demansionati ad operai. La difesa della proprietà era che al momento dell’acquisto dell’impianto dallo Stato il rapporto impiegati e operai era decisamente sbilanciato a favore dei primi rispetto ai secondi. Si era nel 1997. Per due anni dodici impiegati, il cui numero è cresciuto rapidamente a settanta, sono stati “confinati” alla palazzina senza nessuna mansione. L’azienda si difese dicendo che non aveva decurtato il loro stipendio. Quest’ultima considerazione è stata la debole difesa dell’azienda che non ha trovato, ovviamente, in giudizio alcun valore. La dignità umana di quei lavoratori era stata calpestata e i responsabili, leggo su internet, sono stati tutti condannati severamente.

Detto della vicenda, la trama del film segue le gesta di un operaio che, non aiutato da un grande comprendonio, si muove al confine (e anche oltre) tra il vincolo di subordinazione (ho sempre fatto quello che l’azienda mi ha chiesto) e la vanagloria personale. L’azienda, impersonata da un grande Elio Germano, gli chiede di fare la spia raccontando tutto quello che i sindacati e gli altri lavoratori pensano e dicono contro l’azienda stessa. Lui accetta sia perché sente proprio dovere fare tutto quello che l’azienda chiede, sia perché i sindacati gli stanno antipatici, sia perché eseguendo i desiderata dell’azienda ha il proprio tornaconto (stipendio e una scassata panda come vettura aziendale).

Attori bravi, ritmo, limitate incursioni nel dialetto locale (quel tanto che basta a far comprendere l’arretratezza della situazione), una vicenda che di per sè ha forti connotati drammatici, un’opera prima di grande livello.

Il film vale assolutamente il biglietto di ingresso.