Ieri sera al Piccolo di Milano abbiamo assistito alla rappresentazione della commedia goldoniana Un curioso accedente (1760)

Scritta quattro anni dopo la Villeggiatura (1756), il cui successo diede poi il via nel 1761 alle tre commedie sullo stesso tema, Un curioso accidente svolge ancora una volta il tema dell’intelligenza femminile e della dabbenaggine maschile.

Lavia qui nel dà una rappresentazione perfettamente scolastica, rispettandone alla lettera il testo e i tempi. Ne esce uno spettacolo certamente divertente, ma più preciso che coinvolgente.

Quel che traspare con chiarezza è l’immenso amore di Lavia per il teatro in se stesso, amore che lo porta a scarnificare scena e costumi per far emergere solo voci e volti dei protagonisti, tutti giovani, tutti bravi.

Tre ore di spettacolo dalle 20.30 in avanti con un intervallo previsto dopo due ore circa mettono a dura prova i vecchietti come me, che ciò nonostante, grazie alla bravura degli interpreti, non mi sono appisolato neanche una volta, come invece ahimè ogni tanto mi è capitato in passato.

Resta il rimpianto per una messa in scena più moderna nel ritmo del recitato, più concisa nei tempi.

Dicevo tutti i bravi gli interpreti anche se il personaggio del cavaliere francese ferito è reso a mio modesto parere in maniera troppo claunesca. Goldoni voleva farne un personaggio dai modi troppo forbiti, non un pagliaccio indeciso e in preda alle convulsioni continue. Ovviamente questa scelta rende più leggero il tono della commedia e suscita spesso il riso, il che è un bene, si intende, ma rende quella figura assai poco credibile nelle sue smanie amorose e nei suoi dubbi morali.

Da vedere? si e no. Dipende dalla voglia che si ha di vedere un grande attore all’opera col contrappasso di sorbirsi tre ore di spettacolo.

ps: in rete esiste la versione che ne diede Baseggio. Quella è da vedere senza se e senza ma.