Ricevo e con piacere diffondo.
Si apre oggi alle ore 18 la nuova mostra di Adrian Paci presso la galleria Kaufmann Repetto di via di Porta Tenaglia 7, 20121 milano.
L’artista presenta un nuovo gruppo di opere su tela, frutto della sua ricerca costante sull’aspetto spirituale, rituale e collettivo della celebrazione e ritratto attraverso le lenti del found footage, dei video amatoriali e del cinema d’autore.
La pratica multimediale di Adrian Paci nasce nei primi anni ’90 dalla sua formazione di pittore presso l’Accademia delle Arti di Tirana. Fattosi conoscere con video quali Albanian Stories (1997) – le sue opere sono state esposte al Padiglione Albanese della 48a Biennale di Venezia nel 1999 e a Manifesta 3 nel 2000 – Paci ha sviluppato negli anni un approccio estremamente personale alla pittura. Pur cimentandosi con diversi media, si è sempre descritto come “un pittore che fa video e altre cose”. Per l’artista l’uso di immagini preesistenti come soggetto dei propri quadri rappresenta un’occasione per analizzare la sospensione dell’autorialità soggettiva ed esplorare enigmaticità e ambiguità dell’immagine, liberando ulteriormente la pittura figurativa dalle proprie funzioni rappresentative e ideologiche.
In un dialogo con il curatore Alessandro Rabottini circa il proprio rapporto con la pittura, Paci ha dichiarato: “Scegliere uno specifico fotogramma den- tro una storia più ampia, in un certo modo gli permette di essere più di una semplice informazione: diviene uno spazio di contemplazione, aprendo possibilità al dubbio e alla complessità. Siamo abituati a percepire le immagini video come “documenti”, poiché apportano un senso di vicinanza fattiva all’evento che hanno registrato. La pittura permette di distaccare quella immagine dalla narrativa e di introdurvi un lieve cambiamento, che è precisamente lo spazio all’interno del quale l’immagine può vibrare e respirare.”¹
La serie Dancers and Mourners si basa su vari fotogrammi tratti da fonti diverse: video di matrimoni e rituali celebrativi in Albania, film d’autore e fotogrammi tratti da vari documentari. La costante presenza umana, momenti di vita quotidiana e corpi che sfumano in presenze spettrali sono alcuni degli elementi ricorrenti rappresentati con gesti vibranti nell’opera di Paci. Sono soggetti che appartengono a un teatro esistenziale, tanto organizzato quanto anarchico, in cui la natura familiare della tradizione si fonde con un senso erratico di imprevedibilità. Dalle pennellate di Paci si materializza un che di solenne, una sensazione di risveglio indotta da memorie e riferimenti culturali antichi, infusi ora di nuova vita sulle tele dell’artista.
La centralità del video nella pratica di Adrian Paci viene ulteriormente esplorata in una sala dedicata dove, per tutta la durata della mostra, si alterneranno video recenti. La galleria ospiterà un ricco programma pubblico in cui si analizzerà ogni opera con la partecipazione di curatori, artisti e ricercatori.

