Da Ramsis Bentivoglio, scrittore e blogger, riceviamo questa recensione del film di Pablo Parrain El Conde.
E se Pinochet fosse stato un vampiro?
Questo è quello che Pablo Larrain si immagina in questo assurdo, ma alquanto realista film sul dittatore cileno Augusto Pinochet.
Pinochet nasce in Francia a metà del 700 e scopre di essere un vampiro. Sopravvive alla rivoluzione francese aiutando i nobili a distruggere, anche se inutilmente, i rivoluzionari socialisti. Quindi arriva in America e così in Cile. Lì attua la sua vendetta contro i comunisti e nel 1973 diventa capo, con la forza, del Cile uccidendo Allende.
Dopo aver ucciso, sterminato, trucidato, annientato migliaia di cileni Pinochet, con l’aiuto degli Usa, instaura un potere assoluto e corrotto per venti anni.
Ma Pinochet è un vampiro e dopo 250 anni non vuole più vivere.
I suoi figli e la moglie vogliono sapere, però, dove sono le ricchezze accumulate negli anni.
Si fanno aiutare da una bancaria per tracciare i conti esteri. In realtà, la donna, è una suora che vuole recuperare le ricchezze sottratte alla Chiesa cattolica cilena.
Tutta la storia è raccontata da una voce fuori campo e solo alla fine scopriamo che è della madre di Pinochet… ossia Margaret Thatcher! Ebbene sì. Il colpo di scena finale è formidabile.
La storia è talmente assurda da essere geniale. Sembra una favola di Bram Stoker e l’orrore è così efficace perché sappiamo che è vero.
Il bianco e nero della pellicola aumenta lo sgomento nelle scene di uccisioni e squartamenti dove il sangue cola a fiotti. Il sangue nero è ancor più spaventoso di quello rosso.
Larrain dimostra ancora una volta che il Cile vive sotto la mostruosa eredità di Pinochet e che ci vorranno anni prima che il vampiro in divisa smetta di infestare gli incubi dei cileni.
Una favola horror moderna che racconta una ferita ancora sanguinante, non solo per i cileni ma per tutto il mondo libero.
