Come sa chi legge queste note, sono tradizionalmente contrario agli spettacoli teatrali condotti da un solo attore. Di solito sono noiosi, monocordi, a tratti, se vogliamo, anche provocatori o divertenti, ma per me teatro è un’altra cosa. E’ un testo complesso e completo. E’ una compagnia teatrale chiamata a dare una prova corale di sé.
Ieri sera al Parenti mi sono ricreduto: per un’ora e mezza Silvio Orlando certifica che un grande attore riesce a tenere avvinghiati al palcoscenico cinquecento persone.
E’ vero: il testo di Romain Gary, da cui è tratto lo spettacolo, è meraviglioso, toccante, attualissimo nonostante sia stato scritto nel 1975, ma la sintesi proposta da Orlando (che è anche autore) è altrettanto meravigliosa e completa.
Orlando interpreta Mohammed, che tutti chiamano Momò “per fare prima”, ma interpreta anche tutti gli altri personaggi che compaiono nel racconto alterando un poco la voce, la postura e costruendo così dialoghi credibili che rendono ancora più scorrevole un racconto già di per sè ben oliato. Si ride e ci si commuove, si riflette sulla condizioni delle banlieue urbane e si sogna un mondo migliore, tutto questo seguendo la voce ironica di Momò / Silvio Orlando.
Una nota davvero inusuale sta nella generosità di Orlando. Lo spettacolo è finito. La gente applaude. Consuete andate e ritorno di Orlando e dei musicisti che lo hanno accompagnato per raccogliere anche l’ultimo applauso. Poi capita ciò che uno non si aspetta da un attore rimasto in scena solo per un’ora e mezza. Orlando annuncia un bis che bis non è: racconta di aver amato la musica da ragazzo senza esserne ricambiato tentando di suonare il flauto e di voler lì riprovare. Segue una mezzora di musica il cui unico, evidente scopo e di permettere ai quattro musicisti di avere il palcoscenico per sé. Orlando suonarella, i protagonisti sono gli altri.
Terminata anche questa parte Orlando ci legge l’ultima intervista resa da Gary prima di suicidarsi a sessantasei anni (che per una curiosa coincidenza è l’età di Orlando quest’anno, 2023). Con queste sue ultime parole scopriamo che Gary, legatissimo alla madre, sostiene di aver scritto tutto ciò che ha scritto in onore della femminilità, che è amore, comprensione, pazienza, accettazione e da questo punto di vista rilegge le parole del Cristo come un messaggio femminile.
L’invito quindi è duplice: andate a vedere lo spettacolo e ancora di più comprate e leggete il romanzo. In entrambi i casi non vi pentirete dei quattrini spesi.
