A circa 115 chilometri da Milano (dipende da dove si parte) e a circa 22 chilometri da Parma (prima di Parma venendo dal capoluogo lombardo), ieri domenica 15 ottobre siamo andati a visitare il Labirinto di Masone, ultima opera del graphic designer ed editore Franco Maria Ricci.

I più giovani probabilmente non ricorderanno la pubblicazione negli anni ottanta dello scorso secolo di quella che fu annunciata come la più bella rivista del mondo, FMR. La promessa pubblicitaria poi fu largamente mantenuta, per cura e bellezza delle immagini e qualità dei testi. Quella rivista fu quella che diede maggior fama al suo editore, Franco Maria Ricci, per l’appunto.

Venduta la casa editrice nei suoi ultimi anni di vita il signor Ricci si dedicò alla costruzione di questo Labirinto che probabilmente, nelle sue intenzioni, doveva essere un luogo di meditazione e di pace.

Tra parentesi: che un ricco signore impegni la finanze della famiglia nel pubblicare riviste, promuovere collane editoriali e in ultimo pianificare e costruire una oasi di pace e bellezza offre un qualche spunto ad un moderato ottimismo sul futuro dell’umano. Fatto sta che oggi il labirinto esiste, dà lavoro a numerosissimi giovani del posto ed è una bella attrazione turistica.

Il labirinto è interamente costituito da vialetti in cemento contornati da alte e fittissime piante di bambù e si dice che sia il più grande labirinto di questo genere al mondo. All’ingresso si viene dotati di una mappa, non chiarissima, e di un numero di telefono da chiamare nel caso ci si perdesse.

Al centro del labirinto (e luogo da attraversare per conquistare l’uscita) sta una grande costruzione in stile egizio, per quanto edificata in mattoni, al centro della quale sta un bel giardino con altri tipi di bambù o similaria. La costruzione centrale ospita anche due sale dedicate l’una a Calvino e l’altra a Borges, che sono stati di gran lunga (non si offenderà Sgarbi che pure collaborò molto ai tempi della rivista) i collaboratori di maggior livello del signor Ricci nelle sue imprese editoriali. Il percorso completo del labirinto stando attenti a non perdersi necessita, senza correre, di una mezzora abbondante.

La visita è completata, se si desidera, dalla possibilità di ammirare la collezione d’arte del signor Ricci, impreziosita soprattutto da numerosi esempi di art decò. Brillano anche tre Ligabue (due tigri e l’autoritratto più celebre).

In altre sale vengono ospitate mostre temporanee. In questi giorni c’è quella di Ugo Celda da Virgilio, mostra della quale si dirà a parte.

Che dire? Rilassante e nonostante un discreto numero di visitatori (per dire nei parcheggi auto non c’era un buco libero) non si è sofferta la calca. Il terreno è tanto vasto e variegato che ci disperde bene. Il ristorante annesso ha prezzi il linea con le attese (ovvero non bassi, ma neanche da fregatura conclamata) ed è allietato, per così dire, da un numero, questa volta sì, decisamente sovrabbondante di mosche. D’altronde siamo in piena campagna parmense.

Merita il viaggio.