La trama ripercorre la vicenda del primo omicida seriale della Corea del Sud.

Siamo nel 1986 in provincia, lontani da Seul. In un campo vengono ritrovati i resti di una povera ragazza violentata e uccisa.

I delitti si susseguono.

Ad investigare la polizia locale: un disastro. Fin dall’inizio a dispetto di ogni indizio o prova i poliziotti, dopo aver distrutto ogni prova calpestando e invadendo il luogo del delitto, si mettono in testa che l’omicida non può che essere un povero giovane di non grande perspicacia.

Con gli interrogatori vogliono indurlo a confessare con le buone o con le cattive.

Il padre del ragazzo grida la sua innocenza e i suoi alibi. Non importa. Loro, i poliziotti, insistono.

Ma gli omicidi continuano anche quando il supposto colpevole è in carcere. Devono liberarlo.

A quel punto arriva da Seul, finalmente, un professionista, che ricomincia le indagini e quando sembra che la luce in fondo al tunnel sia vicina la prova provata sfugge: il DNA richiesto negli Stati Uniti smentisce l’ipotesi di colpevolezza dell’ennesimo indagato.

Misteriosamente gli omicidi smettono. La gente e la polizia dimenticano.

Anni dopo un ragazzino racconta al poliziotto di Seul un particolare fin lì sfuggito. Troppo tardi per iniziare nuovamente.

Giocato a metà tra l’orrore e la comicità in piena continuità con la filmografia di un maestro come Tarantino (Memorie di un assassino è del 2003, Le iene del 1992), Bong Joon-Ho sfugge dalla metropoli (che immortalerà anni dopo in Parasite – 2019) e rappresenta quella che nel 1986 evidentemente era la Corea più vera, agricola, di piccoli centri, di poliziotti ignoranti e ubriaconi.

Il film è senza speranza e lascia un senso di inquietudine all’idea che tanti orribili delitti possano rimanere senza una risposta e senza un colpevole. D’altronde l’inquietudine è data fin dalla scelta del titolo: quali sono le memorie di un assassino se non i corpi che lascia per strada? Titolo paradossale in effetti a pensare che dell’omicida non sappiamo nulla né quando il film inizia né quando finisce. Nessuna memoria, se non, ripeto, i corpi di quelle ragazze.

La stessa inquietudine attraversa anni dopo Parasite. Anche quest va visto da preparati alla cosa.