Da Gilberto Marchi riceviamo F. Aramburu, I rondoni.

A questo proposito Gilberto ci scrive: “La trama non è certo appassionante, ma lo stile è scorrevole. Il romanzo risulta un po’ noioso nella prima parte, ma intrigante nella seconda. Un po’ troppo lungo per i miei gusti.”


“Stavamo trascorrendo tutti e quattro le vacanze estive in un paese sulla costa di Alicante. Papà, scrittore frustrato, sportivo frustrato, erudito frustrato, si guadagnava da vivere dando lezioni all’università; mamma, giudiziosamente decisa a liberarsi dalla dipendenza economica dal marito, era impiegata in un ufficio postale. Rispetto alle finanze, ci andava bene quanto può andare bene in Spagna alla famiglie di classe media. Avevamo una Seat 124 blu comprata di prima mano; Raulito e io frequentavamo una scuola privata; in agosto la famiglia si poteva permettere l’affitto di un appartamento con terrazza e piscina comune non lontano dalla spiaggia. Sto per dire che possedevamo tutto il necessario per essere regionevomente felici. A quell’età, quattordici anni, io pensavo che lo fossimo.”

Dalla presentazione dell’editore:

In Patria, la sua grande opera corale, Fernando Aramburu ha raccontato una comunità ­lacerata dall’odio e dal fanatismo. In questo nuovo, vasto ­romanzo entra invece nell’animo di un ­uomo arrabbiato col mondo, e soprattutto deluso da sé stesso, per non aver mai imparato ad amare e per essersi accorto ora, a cinquantaquattro anni, che forse è troppo tardi. Toni è professore di filosofia in un ­liceo, ma sente di prendere in giro i suoi ­allievi sfoderando certezze che è ben lontano dal possedere. L’ex moglie Amalia gli ha lasciato ­solo rimpianti e rancore, mentre il figlio ­Nikita, problematico fin da piccolo, non gli ha mai dato soddisfazioni. ­L’unica consolazione della sua esistenza ­solitaria sono le chiacchierate al bar con ­l’amico Bellagamba, caustico ma con un grande cuore, e l’affetto instancabile di Pepa, la cagnolina che lo accompagna nei suoi giri per Madrid, in cui Toni cerca di liberarsi a poco a poco di «pezzi» della sua vita, libri e oggetti vari che abbandona sulle panchine, tanto ben presto non gli serviranno più. Già, perché Toni si è convinto che sia meglio farla ­finita. Per riempire il tempo che si è dato prima di rendere definitiva la sua de­ci­sione, comincia a scrivere qualche riga al giorno di cronaca personale: prendono corpo nelle sue pagine storie di famiglia, e riemerge una donna respinta, però sempre capace di una generosità autentica e travolgente. E giorno dopo giorno, il distacco dalla vita si trasforma in un canto alla vita e a tutto quello che ancora può dare: l’amicizia, l’amore, la libertà. Quella libertà simboleggiata dal volo dei rondoni, che come ogni primavera torneranno, a portare la speranza che si credeva perduta.