Da Paolo Pomodoro riceviamo Timothy Brook, Il cappello di Vermeer – il Seicento e la nascita del mondo globalizzato.

 

“C’è in quadro di Vermeer, il Geografo, che rende facile farsi un’idea del mondo sempre più vasto che attorniava Delft e che la stava invadendo. Il dipinto si apre sullo studio dell’artista, uno spazio chiuso, ci sono finestre luminose dipinte da un’angolazione così stretta che i vetri non lasciano vedere niente di ciò che c’è fuori, in strada. In questo caso tuttavia la stanza trabocca di oggetti che rinviano ad un mondo più ampio. Il dramma che Vermeer allestisce sul suo palcoscenico riguarda il desiderio di capire il mondo: non quello degli interni domestici, ma le sterminate distese in cui si avventuravano mercanti e viaggiatori, riportando in patria splendidi oggetti e racconti mirabolanti.”
Dalla presentazione dell’editore:

Timothy Brook ci invita a leggere in modo diverso le opere di Vermeer, non come farebbe uno studioso d’arte, attento all’uso della luce e dei colori, bensí come uno storico che attira la nostra attenzione su un dettaglio, un oggetto, una figura per poi allargare lo sguardo sul vasto e mutevole mondo del XVII secolo. Cosí, la ciotola con della frutta rovesciata su un tappeto turco che vediamo in Donna che legge una lettera ci trasporta verso le rotte commerciali dell’ambita porcellana bianca e blu cinese; mentre il sontuoso cappello del galante Ufficiale e ragazza che ride ci conduce in Canada, dove gli esploratori europei ottenevano dai nativi americani pelli di castoro in cambio di armi. Quelle pelli finanziarono i viaggi dei marinai che cercavano nuove rotte per la Cina. E proprio lí, con l’argento estratto in Perú, gli europei comprarono in gran quantità quelle porcellane che tante volte compaiono nei quadri della pittura olandese dell’epoca. Come scrisse Cartesio, nel Seicento Amsterdam era «un inventario del possibile». Questo libro illustra nei dettagli la ricchezza e le implicazioni di tale inventario, dimostrando come il fatto di avere a disposizione «tutte le merci e le cose curiose desiderabili» abbia ridisegnato il mondo moderno fino a prefigurare il nostro.

«Cosa vediamo? Un soldato vestito in modo vistoso con una tunica color rosso scarlatto, di una grandezza esagerata, che corteggia una bellissima ragazza. Anche se potrebbe sembrare molto particolare, il contenuto della scena rappresenta efficacemente l’epoca in cui Vermeer lo dipinse, visto che mostra quelle che erano, in generale, le regole alle quali gli uomini dovevano attenersi per corteggiare le giovani della buona società olandese intorno alla fine degli anni Cinquanta del Seicento. Pochi decenni prima, gli ufficiali non avevano occasione di intrattenersi a parlare, in questo modo, con donne dell’alta società. I costumi dell’epoca non tolleravano che lo spasimante e la corteggiata si incontrassero in un luogo privato. Ai tempi di Vermeer le regole del corteggiamento mutarono, almeno nelle città olandesi. Le belle maniere sostituiscono l’audacia e la risolutezza militari come armi vincenti per conquistare una ragazza. La galanteria è ora la “moneta” con la quale si conquista una donna, e l’ambiente domestico il nuovo “teatro” in cui si mette in scena la tensione fra i sessi … Per i soldati che presero parte alla lunga guerra di indipendenza contro la Spagna le donne potevano essere semplicemente un “bottino di guerra”, ma quel tempo era finito. Forse è per questo che nel dipinto Vermeer appende La nuova topografia esatta dell’Olanda e della Frisia sulla parete dietro all’ufficiale e alla ragazza … La “porta” che attraversiamo in questo dipinto, tuttavia, non ha a che fare con la mappa, ma con il cappello, grazie al quale percorriamo un corridoio che ci conduce in un altro mondo, in un luogo chiamato Crown Point sul lago Champlain nella mattina del 30 luglio 1609».