imagesAnche se il concorso è finito, Prima I Lettori ovviamente continua a leggere. Da Antonio Achille riceviamo:


La gente la cerca dappertutto la soluzione. Si stanca il cervello ( a furia di cercare). Soffre per tutte le cose che ha in testa. Glieli si vedono in faccia, tutti i lividi e i tormenti. Sono preoccupati. Vanno sempre di fretta. Devono fare la spesa e guadagnarsi da vivere o andare a ritirare il sussidio di disoccupazione. I poveri sono messi così, e i ricchi devono pensare a come spendere i soldi che hanno. È un lavoro anche quello. Devono costruirsi le case con le rubinetterie d’oro per l’acqua calda e fredda. E comprarsi le Audi e gli spazzolini da denti miracolosi e tutti gli aggeggi possibili e immaginabili e i sistemi di allarme per proteggersi da ladri e assassini, e tutti ( san) quanti, i ricchi come i poveri, nell’animo non hanno mai pace. Stavo per scrivere “santi” al posto di “quanti”, chissà perché? Non ci sono santi qui. Ma se non altro dove sto io la gente ha superato un certo livello di confusione. Ciascuno sa bene cosa gli spetta una volta per tutte e nessuno deve comprare niente, e nemmeno farsi da mangiare. O scegliere qualcosa. Le scelte sono abolite.
Noi che siamo qui dentro siamo padroni di quello che abbiamo in testa e nient’altro. All’inizio nella mia c’era solo scompilio ( si scrive così ? )
Una bufera continua, e avrei sbattuto volentieri la testa contro il muro per potermene liberare. Per fermare quell’agonia, e la mia vita. Perciò mi infliggevano castighi. Mi hanno lavato con l’idrante, e legato, e drogato. Ma non mi sto lamentando, perché ho dovuto imparare che quegli strumenti non servono a niente. E che non è diverso da quel che succede nel cosiddetto mondo reale, dove la gente beve e continua a commettere crimini di tutti i tipi per eliminare pensieri che sono dolorosi. Spesso la gente viene anche presa e sbattuta in galera ma non quanto basta a raggiungere l’uscita opposta. E cioè? E cioè diventare completamente pazzi, o trovare la pace.
La pace. Io l’ho raggiunta e sono ancora sano di mente.
Immagino che leggendo queste parole tu ora ti aspetti che dica qualcosa su Dio, Gesù Cristo, o comunque Budda, come se fossi giunto a una conclusione religiosa. No. Se chiudo gli occhi non mi sento portare in alto da un particolare Potere Superiore. Non so nemmeno che vogliano dire queste cose. In compenso ora Conosco Me Stesso. Conosci Te Stesso è una specie di Comandamento scritto da qualche parte; forse nella Bibbia, perciò in questo senso se non altro sono rimasto Cristiano. E anche al Sii Fedele A Te Stesso ho cercato di attenermi, sempre che sia nella Bibbia pure quello. Non dice a quale parte di se stessi bisogna essere fedeli – a quella buona o a quella cattiva – perciò non va preso come una indicazione morale. Anche il Conosci Te Stesso non c’entra niente con la morale, per come la intendiamo noi in Condotta. Comunque la Condotta non mi preoccupa, perché sono stato giustamente giudicato una persona incapace di stabilire come ci si deve comportare ed è per questo che mi trovo qui.
Ma torniamo al capitolo Conoscenza del Conosci Te Stesso. Posso dire in tutta coscienza di conoscere me stesso, e il peggio di cui sono capace, e di sapere che l’ho anche commesso. Il Mondo mi giudica un Mostro e io non intendo discutere, anche se di sfuggita potrei ricordare che chi scarica bombe e incendia intere città, o affama la gente o ammazza centinaia di migliaia di persone di solito non è considerato un Mostro, ma anzi coperto di onori e medaglie, e che soltanto i crimini su scala ridotta sono giudicati malvagi e sconvolgenti. Il che non vuole essere una scusa, ma una semplice constatazione.
Ciò che Conosco di Me Stesso è il Male che ho dentro. Ecco il segreto della mia tranquillità. Voglio dire che conosco il mio Peggio. Può darsi sia peggio del peggio di altri, ma non ci devo pensare e nemmeno preoccuparmene. Scuse non ce n’è. Ho trovato la pace. Sono un Mostro? Il Mondo dice di si e, se lo dice, concordo. Ma d’altra parte devo aggiungere che il Mondo non significa niente per me. Io sono me Stesso e non ho alcuna possibilità di essere un me Stesso diverso. Potrei sostenere che allora ero pazzo ma cosa vuol dire? Pazzo. Sano. Io sono io. Non ho potuto cambiare il mio Io al tempo, e non posso ora.
Doree se hai letto sino a questo punto, c’è una cosa in particolare che voglio dirti, ma che non riesco a mettere per scritto. Se mai dovessi tornare, magari te la dirò allora. Non credere che sia senza cuore. Non credere che cambierei le cose se potessi, ma non posso.
Ti spedisco questa lettera al lavoro perché me lo ricordo e anche il nome della città, perciò come vedi il cervello mi funziona ancora, per certi versi. …”

 

 

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