Da Ramsis Bentivoglio ricevo questa segnalazione.

Ramsis, infatti, mi scrive: “Ti allego una breve recensione di un saggio ormai vecchio di Augias. Vecchio solo di data, perché credo sia attuale.

Mutuando un titolo di Freud, Il disagio della civiltà, Augias si interroga sul perché gli italiani siano così poco avvezzi alla libertà, nonostante la cerchino in tutti i modi.

Apparentemente, siamo liberi. Possiamo viaggiare, spendere, votare etc…, ma a guardar bene siamo più schiavi di quanto crediamo. Schiavi di un sistema politico inefficiente, schiavi del lavoro sottopagato, schiavi del sistema omertoso e mafioso e così via.

L’italiano medio scambia la libertà con la sottomissione a un potere superiore che faccia tutto quello che lui non ha voglia di fare. Delega, cioè, le cose noiose a qualcuno che si prenda l’onere dell’impegno. E l’impegno può anche essere l’educazione dei figli o la sicurezza delle città.

Secondo Augias, questa schiavitù autoimposta è data da una indolenza storica, vedi la mancanza di un unico re o imperatore come è per l’Inghilterra o è stato per l’impero asburgico, e un certo spiccato campanilismo egocentrico sviluppatosi in epoca medievale.

La Chiesa, poi, ha solo peggiorato le cose. Pensate alla mentalità cattolica. Dio, Gesù o la Madonna sono sempre pronti a perdonare i loro discepoli e figli, e quindi l’italiano non sa quale sia il limite della sua libertà, credendo di poter fare tutto, anche a discapito dell’altro.

Da qui sorge la questione. L’italiano, invece di gestire una disparità di opportunità, sfrutta con opportunismo la libertà ottenuta, anche illecitamente. Inutile elencare i danni che derivano da una tale condotta.

All’italiano, dice Augias, non interessa l’equità, ma quasi sempre solo la comodità. Gli ultimi esempi che porta sono Mussolini e Berlusconi. Il primo ci voleva aitanti e audaci, il secondo flaccidi e succubi.

All’italiano, quindi, piace la schiavitù camuffata da libertà, purché vi guadagni qualcosa.

Nonostante la digressione, il saggio è anche ottimista. In fondo, la libertà è un bene comune, di tutti. La mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro mio prossimo. Quasi una massima cristica.

Dalla presentazione dell’editore:

Nell’ultimo secolo di storia, dal fascismo a oggi, l’Italia ha vissuto prima il Ventennio di Mussolini e poi il quasi-ventennio berlusconiano, scegliendo di farsi governare da uomini con una evidente, e dichiarata, vocazione autoritaria. Perché? Una risposta possibile è che siamo un popolo incline all’arbitrio, ma nemico della libertà: come mostra Corrado Augias in questa indagine colta e curiosa su una pericolosa debolezza del nostro carattere nazionale, con la libertà vera, faticosa, fatta di coscienza e impegno sembriamo trovarci a disagio, pronti a spogliarcene in favore di un qualunque Uomo della Provvidenza. E mentre il degrado della vita politica assume toni sempre più drammatici, Augias lancia un appello a ritrovare lealtà, orgoglio nazionale e consapevolezza di un destino comune. Perché la libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un’utopia da sognare ma un traguardo verso cui tendere.


PS: posso dire che non sono d’accordo? Ogni epoca e ogni momento ha le proprie caratteristiche. Mussolini venne perché la borghesia si sentiva attaccata dai socialisti e dai loro scioperi. Cosa di meglio di un ex socialista che riportava ordine e rispetto?

Berlusconi è arrivato dopo Mani Pulite con la caduta della Democrazia Cristiana e con il passaggio “pulito” del PCI per quelle porte. Ma prima c’era stato il tentativo separatista di Bossi degli anni ottanta, tentativo che testimoniava una volontà di ribellione di gran parte del paese alle logiche, esplose appunto negli anni 90 con Mani Pulite. Berlusconi, da un lato era l’uomo nuovo e dall’altro era, ancora una volta, chi sapeva come respingere i comunisti dal potere.

Da allora, e siamo ancora qui, gli italiani cercano ogni volta una via di uscita da una situazione soffocante di burocrazia e inefficienza politica: come spiegare altrimenti le vittorie esaltanti e la rapida sparizione della Lega di Salvini, i Cinque Stelle di Grillo ed ora (ma qui adesso è un altro cinema) la rapida ascesa di un partito che dal 2% è salito in una elezione al 30%. Cerchiamo una soluzione che ogni volta tarda a manifestarsi.

Non amore della comodità, ma senso di soffocamento.