Ricevo dalla casa editrice Il ramo e la foglia (che non conoscevo) questo annuncio che volentieri diffondo.
Pensando di fare cosa gradita, annunciamo la pubblicazione di un nuovo titolo nella nostra collana Racconti, il n. 11: “Adieu” di Honoré de Balzac, uno dei racconti più intensi e meno conosciuti della Comédie humaine. Questa nuova edizione, con testo a fronte, offre al lettore la traduzione inedita di Mariolina Bertini e un saggio introduttivo di Alessandra Ginzburg, che ne illumina i temi centrali: il trauma, la solitudine e la fragilità della memoria. Attraverso la storia di un amore e di una perdita irrisolta, Balzac ci regala una riflessione profonda sulla condizione umana, con quella penetrazione psicologica che lo contraddistingue come uno dei massimi scrittori della letteratura francese.
«[…] nonostante la brevità del testo, i temi cari a Balzac qui rappresentati sono innumerevoli, anche se a volte restano impliciti. Del resto, è una scelta audace la sua: inserire in una appassionata storia d’amore la descrizione di un tragico momento delle guerre napoleoniche […]» (dal saggio introduttivo)
Proponiamo l’incipit del racconto:
«Allons, député du centre, en avant! Il s’agit d’aller au pas accéléré si nous voulons être à table en même temps que les autres. Haut le pied! Saute, marquis! là donc! bien. Vous franchissez les sillons comme un véritable cerf!»
Ces paroles étaient prononcées par un chasseur paisiblement assis sur une lisière de la forêt de L’Isle-Adam, et qui achevait de fumer un cigare de La Havane en attendant son compagnon, sans doute égaré depuis longtemps dans les halliers de la forêt. À ses côtés, quatre chiens haletants regardaient comme lui le personnage auquel il s’adressait. Pour comprendre combien étaient railleuses ces allocutions répétées par intervalles, il faut dire que le chasseur était un gros homme court dont le ventre proéminent accusait un embonpoint véritablement ministériel. […]
«Avanti, forza, deputato del Centro! Dobbiamo accelerare il passo, se vogliamo andare a tavola insieme agli altri. In alto quel piede! Salta, marchese! Così, bravo. Vedo che scavalcate quei solchi come un autentico cervo!».
A pronunciare queste parole era un cacciatore tranquillamente seduto al limitare della foresta dell’Isle-Adam; finiva di fumare un sigaro dell’Avana, aspettando il suo compagno, che si era certo smarrito da un pezzo nella boscaglia. Al suo fianco, quattro cani ansimavano, guardando come lui il personaggio a cui si rivolgeva. Per capire quanto fossero beffarde quelle esortazioni ripetute, bisogna dire che il cacciatore era un uomo grosso e di bassa statura, il cui ventre prominente denunciava una pinguedine veramente ministeriale. […]

