Se c’è un film nelle sale di cui si parla molto è questa storia scabrosa che Harry Lighton ha scritto e diretto e presentato a Cannes dove ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura.

L’amico Marco Bettelli l’ha visto per noi e qui ce ne parla.


Pillion: un Ultimo Tango tra desiderio, fantasma e divisione del soggetto
diretto da Harry Lighton, con Alexander Skarsgård e Harry Melling, Gran Bretagna 2025


Pillion – film vincitore del premio per la migliore sceneggiatura nella sezione Un Certain Regard a Cannes – racconta una storia intensa e inquietante di potere, desiderio e identità, centrata sull’incontro tra Colin, un giovane uomo timido e vulnerabile, e Ray, un biker dominante che lo introduce al mondo BDSM.

A prima vista, il film può essere letto come un dramma erotico queer, ma una possibile chiave interpretativa più profonda emerge se lo si scruta in controluce alla teoria psicoanalitica di Jacques Lacan.

La struttura soggettiva: dal “penso dunque sono” alla divisione.

Lacan rilegge il Cogito di René Descartes. Mentre per Descartes il pensiero garantisce l’essere, per Lacan il soggetto è sempre diviso. La celebre torsione lacaniana: “o non penso o non sono” più che un invito a scegliere, costituisce la descrizione della condizione strutturale del soggetto. Il pensiero cosciente e l’essere soggettivo non coincidono: il soggetto emerge nel vuoto creato dal linguaggio, dal fantasma e dal desiderio dell’Altro.

Colin e il fantasma: il soggetto preda del desiderio.

Colin incarna la posizione del soggetto immerso nel proprio fantasma. Non è semplicemente che “non pensa”: il suo pensiero e la sua identità sono organizzati dal desiderio dell’Altro, rappresentato da Ray.

La tensione nevrotica, l’incertezza e l’angoscia mostrano il divario tra l’Io cosciente e il soggetto inconscio. Colin sperimenta il fantasma dall’interno, vivendo la divisione soggettiva come una condizione di vulnerabilità e sospensione, incapace di padroneggiare il proprio desiderio.


Ray: il “non penso” apparente e il crollo della perversione

Ray, all’inizio, sembra occupare la posizione del “non penso” radicale: organizza il fantasma, controlla la scena, sembra immune all’angoscia della divisione soggettiva. Tuttavia, questo controllo non è assenza di pensiero, ma un pensiero strutturato attorno al fantasma, tipico della posizione perversa: il soggetto sa cosa vuole l’Altro e organizza il godimento senza vacillare.

La svolta cruciale arriva quando Ray cede e scompare dalla scena. Questo cedimento mostra che nemmeno il soggetto apparentemente padrone del proprio fantasma può sfuggire alla divisione strutturale: la mancanza emerge, e il “non sono” diventa visibile anche per lui. La perversione è fragile, illusoria; il soggetto resta sempre diviso, anche quando sembra padrone del desiderio.

La dinamica tra controllo e vulnerabilità

Il film mette in scena una dialettica affascinante:
• Colin, vulnerabile, sperimenta il fantasma e la dipendenza dal desiderio dell’Altro
• Ray, sicuro e dominante, sembra padroneggiare il gioco del desiderio
• Il cedimento finale di Ray mostra la fragilità strutturale di chi crede di poter annullare la divisione del soggetto

In chiave lacaniana, dunque, Pillion non racconta soltanto il potere o l’erotismo – magari in un’accattivante declinazione queer – ma ben descrive la struttura del desiderio e la divisione interna del soggetto: la tensione tra “non penso” apparente e la realtà di “non sono” che emerge quando il fantasma crolla.

Pillion è molto più di un film BDSM o erotico. Attraverso la relazione tra Colin e Ray, il regista esplora le dinamiche del fantasma e della divisione soggettiva lacaniana. Colin ci mostra il lato vulnerabile del soggetto; Ray il lato apparentemente padrone del desiderio, e il suo cedimento finale ci ricorda che nessuno sfugge alla propria divisione interna.

In questa prospettiva, quindi, il film diventa una profonda riflessione sulla condizione umana: il soggetto non coincide mai con il pensiero cosciente, è sempre strutturalmente diviso, e il desiderio dell’Altro è la griglia che organizza e rivela questa tensione fondamentale.