Da Ramsis Bentivoglio riceviamo questa piccola e bella recensione del film di Olivier Assayas, tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli. Eccola.


Parlare di Russia oggi è difficile, sia per motivi politici sia per questioni di veridicità. Infatti, della Russia si sa solo quello che Putin vuole che il mondo sappia. Ma questo vale per qualsiasi paese con un potere di quel livello (vedi Cina o gli stessi USA).

Il film è ispirato all’omonimo romanzo di Giuliano Da Empoli, suo primo romanzo dopo una carriera giornalistica a Parigi. Sceneggiato da Assayas, il regista, e dallo scrittore Carrere, egli stesso di origini russe e georgiane da parte di madre, la storia racconta gli ultimi trenta anni di vita della Russia, dalla caduta dei soviet a oggi. Quindi si parla anche di Putin.

Il mondo russo è raccontato come un pianeta caotico che per noi occidentali si mostra quasi illeggibile.

I russi non sono europei e nemmeno occidentali. Il loro modo di vedere il mondo è completamente diverso da noi. Non sbagliato, solo diverso. E i russi non si possono identificare con il loro presidente.

Il film cerca di essere obiettivo, ma è pur sempre un film dell’occidente su un mondo complicato e misterioso.

Un buon film quindi, con dei limiti necessari e invalicabili, di sincerità e verità, come dicevamo all’inizio.

Ottimi attori, soprattutto Jude Law e Paul Dano. La storia d’amore poteva essere rimossa e il film sarebbe stato più incisivo.