Trovo sulla rete questo breve commento di Ramsis Bentivoglio sulla scomparsa dello scrittore, poeta e drammaturgo olandese Cees Nooteboom. Confesso che non ho mai letto niente di lui. Certo mi diverte scoprire che all’anagrafe faceva Cornelis Johannes Jacobus Maria Nooteboom. Con tutti quei nomi non deve avere avuto una infanzia facile in famiglia. Poi si è ripreso, evidentemente, arrivando a scrivere ad occhio circa una sessantina opere, per lo più resoconti di viaggi, molte tradotte in italiano. Sotto molte delle sue copertine, tutte con Iperborea. Ecco il commento di Ramsis.


CEES NOOTEBOOM 1933-2026

Proprio ieri ci ha lasciato Cees, per il suo ultimo viaggio.
Degno erede di Chatwin, Cees ha saputo trasformare i suoi viaggi, e così anche i nostri, con poesia e passione.

Il libro su Venezia è stato il suo ultimo lavoro, composto in più soggiorni nella Serenissima.

Cees ha camminato per le calle e ha guardato la città con occhio curioso e infantile, nel senso buono del termine. Cees sa descrivere ciò che vede con umiltà e con spunti poetici.

Venezia, come la sua Amsterdam, affonda le sue radici nell’acqua, ma Venezia, a differenza di Amsterdam, un po’ alla volta scomparirà se non si farà un lavoro serio sul livello delle acque. Si pensi, ad esempio, che Amsterdam ha la metropolitana.

Venezia rappresenta la lentezza e il senso labirintico di una città che è sempre diversa ogni volta che la visiti. Perdersi a Venezia significa trovare sempre una nuova via.

Grazie Cees, che ci hai mostrato che ogni viaggio è una scoperta non solo del luogo, ma anche di noi stessi.