Come ogni mese Luca. bravissimo libraio del Tempo Ritrovato di Milano, mi manda la classifica dei dieci romanzi più venduti il mese prima insieme a queste parole. (come sempre sotto la classifica una brave sinossi dei vari testi e le copertine).
“Dopo la classifica annuale riprendiamo con la nostra routine mensile dove a far la parte del leone sono i libri proposti nei nostri gruppi di lettura che, proprio da questo mese sono diventati quattro😉 Gennaio ha segnato il trionfo di una piccola casa editrice che da tanti anni continua a riproporre letteratura di grande qualità. Mi riferisco a edizioni Cliquot che nelle vendite di gennaio piazza due titoli ai primi due posti della classifica: l’intramontabile Alba De Céspedes con la raccolta di racconti “Invito a pranzo” e “Storia di Anna Drei” di Milena Milani. Da segnalare l’entrata nella top ten di un titolo non recente a cui teniamo molto: Terra sonnambula di Mia Couto edito da Sellerio.”
1° – Invito a pranzo di Alba De Céspedes – @cliquot
2° – Storia di Anna Drei di Milena Milani – @cliquo
3° – Buio in sala di Jung-myung Lee – @Sellerio
4° – Onnazaka di Enchi Fumiko – @safarà
5° – La frontiera di Franco Vegliani – @abbot
6° – Radio Sarajevo di Tijan Sila – @voland
7° – Nirvana di Tommy Wieringa – @iperborea
8° – Terra sonnambula di Mia Couto – @sellerio
9° – La libertà è un passero blu di Heloneida Studart – @marcosymarcos
10° -L’amore è un fiume di Carla Madeira – @fazi
1° – Invito a pranzo di Alba De Céspedes – @cliquot: L’invito è un atto sacro: per chi lo propone, significa aprire la propria casa, il proprio spazio personale all’ingresso di un estraneo; per chi lo accoglie, mostrare una parte intima di sé, disporla al confronto e alla messa in discussione. Alba de Céspedes rivolge il suo Invito a pranzo, prima di tutto, alle protagoniste dei diciotto racconti, donne (è sempre la donna al centro della riflessione) il cui traboccante e labirintico mondo interiore è arginato da una realtà sociale che – per paura o ignoranza o cattiveria – esige fedeltà a ruoli e schemi faticosi, innaturali e privi di prospettive. E in secondo luogo l’invito è per noi, lettrici e lettori, affinché scoviamo quella parte da mettere in mostra, quella che risuona con la vita di queste donne tormentate e ci riconduce alla stessa essenza emotiva. Tutto il libro infatti è lavoro interiore; il momento conviviale alla tavola imbandita non arriverà mai, in nessuna delle diciotto storie: tutto rimarrà sospeso nell’ambito del cuore; ogni slancio verso l’esterno si ripiegherà su sé stesso mutandosi in autoaccusa, o si spegnerà nell’incomprensione e nell’incomunicabilità. L’arte di Alba de Céspedes, come scrisse il filosofo Lorenzo Giusso, sta nella capacità «di interpretare quelle sospensioni, quei trapassi psichici… di commentare i passaggi inavvertiti, di afferrare gli slittamenti segreti per i quali la volontà si sposta»; nello «scoprire i motivi sottili delle decisioni gravi» ma anche viceversa, potremmo aggiungere, nel saper rintracciare e definire i grandi moventi dell’anima che si celano dietro azioni piccole, apparentemente insignificanti. Invito a pranzo uscì per la prima volta nel 1955, nel periodo delle opere maggiori di Alba de Céspedes come Dalla parte di lei e Quaderno proibito, capolavori che continuano a rinnovarsi di senso a ogni succedersi di generazione.
2° – Storia di Anna Drei di Milena Milani – @cliquo: L’incontro davanti al cinema Barberini di Roma, nelle prime righe del romanzo, pare frutto di mera casualità; eppure, la relazione che sboccia subito tra la narratrice – non conosceremo mai il suo nome – e la sfuggente figura di Anna Drei fa già intuire il destino ineluttabile che incatenerà le due giovani donne l’una all’altra. Non è attrazione sessuale, e neppure fiorirà col tempo un’amicizia profonda fra due esistenze affini. Anzi, forse l’opposto: sarà un’intesa rarefatta, straniante, aspra; priva di quella materialità che invece è attributo della violenza (o dell’inconsistenza) maschile. E così, mentre la storia di Anna Drei lentamente si svela, tra un presente disordinato e un passato di verità e immaginazione custodito fra le pagine di un diario, la narratrice può entrare crudamente in contatto con il proprio mondo interiore, addentrarsi nei luoghi più sacri e oscuri di sé, dove il suo doppio la conduce. Storia di Anna Drei, uscito nel 1947 e vincitore della prima edizione del premio Mondadori, è il romanzo d’esordio di Milena Milani, ed è considerato un modello di Esistenzialismo italiano.
3° – Buio in sala di Jung-myung Lee – @Sellerio: Davanti all’università di Seul si affrontano gli studenti e le forze di polizia. Gli scontri sono cariche violente e lanci di lacrimogeni, molotov e pietre, bastoni e manganelli. Una squadra speciale sorveglia la scena cercando un uomo in particolare, considerato il leader delle rivolte che si oppongono alla dittatura militare, il cervello che organizza la strategia della ribellione. Nessuno sa che volto abbia, ma sul suo ruolo e le sue capacità non ci sono dubbi. Nel momento storico raccontato dallo scrittore coreano Jung-myung Lee, il conflitto ideologico che frantuma la società giunge fino alla repressione dell’avversario, attraverso la manipolazione, la reclusione, la tortura. Al tempo stesso le arti, e soprattutto il teatro, diventano luogo privilegiato delle idee nuove, del sogno e dei desideri di una generazione di giovani che invoca il cambiamento. Tra di loro c’è un drammaturgo che debutta con una rivisitazione moderna del Giulio Cesare di Shakespeare, tragedia dell’ordine e del capovolgimento dei valori costituiti, e per questo sotto stretta verifica della censura di Stato. C’è un’attrice che dopo un lungo apprendistato, quasi un sognante racconto nel racconto, arriva a recitare in commedie erotiche che sembrano di puro intrattenimento ma che lei interpreta con singolare autenticità. I due si incontrano e le loro traiettorie solitarie si aprono a un percorso condiviso, quello della messa in scena ancora di un classico, l’Elettra di Euripide, da cui scaturiranno conseguenze inattese e drammatiche. In controcampo c’è l’antagonista, un uomo dei servizi segreti che non smette di cercare colui che tutti ritengono il capo della rivoluzione. Ambientato lungo un arco di tempo che dagli anni Ottanta arriva fino ai nostri giorni, il romanzo si immerge nella tensione crescente di un enigma ricco di sfaccettature, sempre attento al dettaglio e all’analisi psicologica dei personaggi. Emerge così il ritratto emotivo di una nazione, dei suoi lati oscuri e della sua capacità di rigenerarsi.
4° – Onnazaka di Enchi Fumiko – @safarà: Alla fine del periodo Edo la moglie di un alto funzionario di governo, Tomo, viene mandata a Tokyo con un compito straziante: tra le molte ragazze offerte dalle famiglie, dovrà scegliere una giovane rispettabile che diventi la nuova concubina del marito. Se Tomo esternamente è impassibile il suo cuore inizia a incrinarsi quando, soffocando la sua voce più profonda, intraprende la ricerca con rigoroso senso del dovere, incamminandosi lungo un sentiero che la porterà, insieme alle altre donne della casa, a immergersi in un’ombra sempre più profonda alla quale opporrà strenuamente la fiamma di una tenacia sottile e indistruttibile. Oramai considerato un classico della letteratura giapponese Onnazaka celebra, attraverso immagini di rara bellezza, l’inestinguibile forza del femminile.
5° – La frontiera di Franco Vegliani – @abbot: Nell’estate del 1941, durante l’occupazione fascista dei Balcani, un giovane ufficiale italiano in licenza di convalescenza su un’isola croata incontra Simeone, funzionario a riposo delle dogane austroungariche, che gli rivela la vera storia di suo nipote Emidio Orlich, anche lui ufficiale, ma nelle file dell’esercito asburgico, caduto durante la prima guerra mondiale in circostanze sospette. La figura di Emidio diventa per l’io narrante uno specchio che riflette la propria esperienza di fronte alla guerra e alla necessità delle scelte morali: la “frontiera” è un confine geografico e nello stesso tempo simbolico, la meta di un viaggio verso la consapevolezza e la libertà. «In questo romanzo sorretto da una scrittura lucida e accurata, da un ritmo narrativo incalzante, da una costruzione letteraria tanto articolata quanto efficace, Franco Vegliani ha toccato l’apice del suo percorso creativo e morale. Il risultato è un’opera che ricostruisce attentamente un periodo misconosciuto e controverso della nostra storia, e nel porre un profondo dilemma identitario non cessa di scuotere e interrogare la coscienza del lettore odierno.» (Dalla prefazione di Davide Tecce)
6° – Radio Sarajevo di Tijan Sila – @voland: È il 1992, il piccolo Tijan ascolta una canzone di David Bowie alla radio quando le prime bombe colpiscono i quartieri di Sarajevo. Con tutta la famiglia il bambino si precipita in cantina in cerca di riparo mentre il mondo sembra esplodergli intorno. Lo shock iniziale è enorme, la vita cambia radicalmente. I negozi chiudono, le dispense si svuotano, in tanti scappano dalla città. Col passare del tempo la guerra però diventa quasi un’abitudine: tra terrore e noia, la gente cerca di inventarsi una nuova quotidianità. Mentre i genitori si dimostrano inadeguati ad affrontare la situazione, l’undicenne Tijan impara presto a cavarsela da solo e insieme agli amici Rafik e Sead affronta saccheggiatori, vende oggetti al mercato nero e baratta riviste pornografiche con i soldati in cambio di dolciumi… Un romanzo di formazione e memoria dallo stile avvincente e tragicomico, il ritratto di una generazione costretta a crescere fra le macerie.
7° – Nirvana di Tommy Wieringa – @iperborea: Amsterdam, 2016. Da quando la compagna l’ha lasciato, Hugo riesce solo a meditare. Nato in una famiglia facoltosa di petrolieri conservatori e antiambientalisti, è un pittore di successo, ma da tempo non dipinge più. Finché incontra lo scrittore Tommy Wieringa, che sta lavorando a un libro su un personaggio controverso: il nonno di Hugo. Il centenario Willem, ingegnere civile, è stato un innovatore tecnologico che con il petrolio si è fatto un nome e un patrimonio, ma alle spalle ha una storia oscura: un processo per coinvolgimento con il nazismo da una parte e una tardiva adesione alla resistenza dall’altra. I diari nominati nel suo dossier aiuterebbero Tommy a ricostruire i fatti, ma sono spariti. Pur nutrendo poca simpatia per lo scrittore, Hugo inizia a frequentarlo, forse anche in nome del loro passato condiviso: entrambi trovarono un’amata figura materna in Beth, con cui Tommy visse in affido e che fu tata di Hugo. Quando Hugo torna a trovarla scopre che è la depositaria dei grandi segreti del nonno, anche dei più impensabili. Dietro la storia di un uomo tormentato da un amore perduto e dall’inquietante passato della sua famiglia, tra nuovi slanci di passione, scoperte e colpi di scena, citazioni dal futurismo e dalla filosofia zen, Nirvana racconta del nostro presente estremista e populista, in cui il fuoco del progresso tecnologico si nutre del più debole e divora le risorse del pianeta.
8° – Terra sonnambula di Mia Couto – @sellerio: Terra sonnambula è un canto per l’umanità e il coraggio di vivere, ha scritto Luis Sepúlveda. Per Doris Lessing è un capolavoro della letteratura africana del XX secolo. Dalla sua pubblicazione nel 1992 questo romanzo si è infilato nelle pieghe del tempo e della Storia, trasformandosi in modo inatteso, come fosse in grado di accogliere e raccontare le costanti sorprese del presente e di anticipare il futuro. Era uscito alla fine della guerra civile che aveva devastato il Mozambico con un milione di morti, continuazione del conflitto per l’indipendenza dal Portogallo. Eppure non è un romanzo sulla guerra. È un romanzo a strati, scritto in una prosa che richiama Gabriel García Márquez, Cormac McCarthy, João Guimarães Rosa. Inizia su una strada di cenere e polvere, tra carcasse di auto bruciate e iene che si aggirano fameliche. Un vecchio e un ragazzo camminano senza sosta, illudendosi di poter fuggire dalla violenza che si è impadronita del loro paese. Tuahir e Muidinga hanno lasciato il campo profughi, cercano riparo e lo trovano in un autobus abbandonato nel mezzo del nulla. Tra corpi bruciati e vetri infranti, Muidinga scova in una borsa dei quaderni scarabocchiati con una scrittura incerta. Inizia a leggerli a voce alta all’anziano, d’altra parte è l’unico tra i due a saperlo fare. Mentre all’esterno la brutalità continua implacabile, ogni sera Tuahir e Muidinga si rifugiano nel diario di Kindzu, il giovane che ha lasciato a quelle pagine il racconto delle sue aspirazioni, dei sogni da eroe, del suo amore per una donna, Farida. Attraverso le sue parole il paesaggio intorno ai due viandanti cambia continuamente, catapultandoli dalla savana alle paludi fino all’oceano. La loro stessa sopravvivenza diviene periplo e avventura, reale e immaginaria, e in loro scaturiscono suggestioni di speranza, tremori di passione, il brusio umido e fertile di una sorgente di vita nuova. Oggi la sfrenata creatività di Terra sonnambula sembra parlarci di profughi, di migranti in viaggio, di un clima violento che tutto travolge in piogge e inondazioni, di guerre che autorizzano la razzia, cancellando ogni legge, affinché tutto sia permesso. Pare trascrivere in un linguaggio nuovo la paura e il coraggio di ragazzi che non si arrendono mai, che vanno avanti con ogni mezzo necessario. Ma nulla in questo romanzo è cronaca, nulla di quanto vi viene narrato è trascorso per sempre. La sua energia non può spegnersi: chissà cosa saprà raccontarci domani.
9° – La libertà è un passero blu di Heloneida Studart – @marcosymarcos: João viene sbattuto in carcere perché ha scritto sui muri “Il passero è un uccello blu”. Marina, emotiva e tenace nipote di una ricca centenaria temuta da tutti, ogni sabato si precipita da João, cugino che ama sconfinatamente. Le ha rivelato lui meraviglie, orrori e ingiustizie dei bassifondi e delle zone ricche della città, lui le ha aperto occhi e sesso alla bellezza, alle passioni più ardenti. Le dicono in malo modo che João non potrà mai ricambiarla perché “è frocio”, perché il radioso forestiero giunto da poco in città – un seduttore, un delinquente, o perfino… un ribelle? – è stato suo amante. Marina accusa il colpo fin sotto l’ombelico, come se le avessero spaccato le viscere. Il suo amore però non muta, anzi cresce, le basterebbe salvare João, andare con lui a pesca di granchi a Jaçaña…
10° -L’amore è un fiume di Carla Madeira – @fazi: Il romanzo che in Brasile è sulla bocca di tutti e che ha trasformato la sua autrice nel nuovo fenomeno della letteratura brasiliana: un libro dalla forza travolgente, in grado di rapire il lettore, spiazzarlo e commuoverlo. Venâncio e Dalva, marito e moglie, si amano di un amore totale. La loro è un’unione inestricabile di anima e corpo; amano parlarsi, toccarsi, guardarsi, abbandonarsi completamente l’uno all’altra. Lui e lei, lei e lui. Fino al giorno in cui la tragedia irrompe nella loro vita incrinando questa simbiosi perfetta. Nelle crepe di un amore che all’improvviso sembra svanito si insinua Lucy, prostituta orgogliosa che invade le loro esistenze a testa alta. È la più desiderata della città, desiderata da tutti ma non da Venâncio, che inizialmente non la degna di uno sguardo. E si sa, non esiste miccia più potente dell’indifferenza: il disinteresse di Venâncio accende Lucy di una passione irrefrenabile. La giovane farà di tutto per averlo, ma solo il giorno in cui, per puro caso, compierà un gesto che gli ricorda la moglie, riuscirà a farlo suo. E ogni cosa cambierà per sempre. Perché l’amore, come un fiume, è inarrestabile, e il suo flusso ininterrotto plasma le vicende dei protagonisti assumendo le forme più inaspettate. Amore, odio, perdono: L’amore è un fiume è un romanzo esplosivo, traboccante di vita e sensualità, un inno all’amore vissuto liberamente e una condanna esplicita della doppia morale patriarcale. Con una scrittura magistrale, che è al contempo densa e delicata, lirica e carnale, Carla Madeira al suo romanzo d’esordio dimostra un’abilità che soltanto i grandi scrittori possiedono.










