Claudio Cherin ha visto il film per noi e qui ce ne parla. Secondo il racconto di un’amica che ha visto anche lei il film Claudio centra il cuore: la musica.
Nella Venezia del 1716, Cecilia (Tecla Insolia) è solo un’orfana. Una delle tante affidate poco dopo la nascita all’Ospedale della Pietà. Come molte altre ospiti dell’istituto Cecilia ha imparato a leggere, scrivere e soprattutto a suonare uno strumento musicale: il violino.
Così Cecilia e le sue compagne si esibiscono dietro ad una grata, ogni settimana, per i ricchi nobili (e sostenitori) dell’orfanotrofio. Finché non verranno date in sposa a qualche pretendente disposto a pagare una cospicua dote all’istituzione. Sui soldi, come dice la voce narrante, che è poi quella di Cecilia, si basa tutta la vita dell’orfanotrofio e delle ragazze che vi abitano.
La priora (Fabrizia Sacchi) cerca un guadagno, così come fa il comitato che gestisce il convento guidato dal potente Governatore (Andrea Pennacchi).
Quando l’offerta musicale dell’ospedale della pietà non riesce ad avere gli stessi introiti con la musica, le ragazze vengono affidate alla guida di un prete di grande talento ma fallimentare come impresario musicale: Don Antonio (che altri non è che Vivaldi). Le condizioni del maestro sono pessime: oltre ad essere malato, è caduto in disgrazia, ma continua a comporre musica che sorprende gli spettatori. Così Vivaldi (Michele Riondino) incontra Cecilia e trova in lei talento e una indocile passione per la musica.
Primavera, film di esordio di Damiano Michieletto, regista teatrale affermato in Italia e in Europa, soprattutto per la messa in scena di opere liriche, pone alla base della storia la vicinanza tra Antonio Vivaldi e Cecilia.
Protagonisti della storia sono la musica e le orfane dell’ospedale della pietà. Poco vi è raccontato dell’uomo Vivaldi, che in alcuni momenti sembra certamente talentuoso, ma anche impavido è troppo accondiscendente nei confronti del comitato che gestisce finanziariamente l’orfanotrofio.
Vivaldi, prete per necessità, risveglia nelle ragazze, e in particolare in Cecilia, la passione per la musica, la vita (che l’Orfanotrofio ha, a lungo, sopita) e la rabbia per la condizione di sottoposte. Il loro compito è, attraverso la musica, generare entrate. Divenute adulte, tutte dovranno essere disposte a sposare un uomo proposto dall’Ente. Una volta date in sposa infatti le ragazze, anche se talentuose, dovranno abbandonare la musica.
Non è un caso che la prima composizione di Vivaldi affidata alla loro esecuzione si intitoli La follia: c’è qualcosa di febbrile e di pericoloso nella musica vivaldiana, un afflato romantico disperato che non potrà non fare presa soprattutto su Cecilia, l’unica musicista che suona non per il plauso del pubblico ma perché la musica è divenuto il solo modo per allontanare il silenzio delle mura del convento.
Primavera mostra anche, attraverso il suo commento musicale, la genesi de Le quattro stagioni, il capolavoro di Vivaldi, composto proprio nel periodo in cui si svolge questa storia. La composizione melodica, che accompagna il film, sostenere il racconto in alcuni casi agisce da contrappunto. Come accade in una scena di ballo, ambientata fra nobiluomini e nobildonne truccati in modo grottesco, che sembrano indifferenti alla musica suonata.
Michieletto dà il giusto valore alla musica e ne capisce il potere. Sa il valore dello spettacolo (ha diretto sin dal 2009 molte opere liriche presso il Teatro La Fenice). Per questo crea un film colto ma accessibile al pubblico. Anche grazie ad una sceneggiatura solida, scritta insieme a Ludovica Rampoldi.
Il film trae ispirazione a Stabat Mater di Tiziano Scarpa, Premio Strega 2009 e SuperMondello 2009.
