Appena letto ieri sul Corriere e oggi pomeriggio su Piazza Levante, giornale online con sede e redazione nella mia amata Chiavari, due autorevoli interventi a favore del Sì nel prossimo referendum sulla Giustizia.
Entrambi si poggiano su un assunto legittimo e persino banale: ognuno giudichi da sé, ma nel merito e non sulle presunte intenzioni. Entrambi (come tutti coloro che si battono per il Sì) gridano che non c’è scritto da nessuna parte che questa riforma è il prologo ad un controllo della politica sull’attività investigativa e che sostenerlo è fare un processo a delle intenzioni che seppur fossero reali dovrebbero passare al vaglio un’altra volta del Parlamento e di un altro possibile Referendum.
Tutto vero. Rimaniamo al nuovo testo costituzionale che invece dell’attuale “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” diventerà “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è costituito da magistrati della carriera giudicante e da magistrati della carriera requirente”. Come il famoso gelato: due è meglio che uno.
Insomma, in pratica la classe politica italiana attuale vuole scardinare o, se vogliamo essere benevoli, meglio definire il classico principio su cui si basano le democrazie occidentale che, come noto, è quello della coesistenza di tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativo e giudiziario) introducendone un quarto, quello giudiziario inquirente. Detto così suona già abnorme o dobbiamo continuare?
Per inseguire questa pazzia e renderla efficace si rende necessario separare in due l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura, anzi in tre perché si prevede anche la costituzione di una Alta Corte Disciplinare che lavorerà solo per i giudici non inquirenti, e già perché se i poteri su cui si basa lo Stato non sono più tre, ma quattro, bisogna che tutta l’architettura segua la nuova sala da ballo della nuova magistratura.
Per di più il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura non sarà più composto da membri eletti democraticamente dai magistrati stessi, ma i suoi componenti verranno estratti a sorte: quindi un giudice appena entrato in ruolo avrà la stessa probabilità di essere membro di questo nuovo CSM di un giudice con trent’anni di esperienza: pazzia? Dalla pazzia non nasce che pazzia, ovvero c’è del marcio in Danimarca.
Ora e concludo: la giustizia italiana funziona poco e male. I tempi dei processi sono biblici. Chi veda in questa riforma una qualche possibilità di ridurre i tempi dei processi me lo scriva in pubblico o in privato ridando speranza ai cittadini come me un poco sconfortati da uno spettacolo che è difficile non definire di casta, visto che una casta politica vuole, è evidente, rompere le palle alla casta magistratura. Le ragioni: se non sono politiche quali sono?
Si cita di continuo il caso Palamara: una mela marcia in sessant’anni di onorato servizio del CSM. Vogliamo contare i parlamentari finiti al gabbio per porcate varie, comprese quelle di corruzione di avvocati e giudici?
Soldi buttati nel cesso per evitare che i magistrati siano davvero autonomi, introducendo nuovi organi statali debitamente retribuiti per fare il lavoro oggi svolto con un terzo dei quattrini richiesti.
Io voterò convintamente no per evitare altri dissesti sia nella finanze statali che nel funzionamento della macchina statale stessa.
ps: quello che chi ha avuto a che fare per sua colpa o sfortuna con la giustizia non perdona al giudice di turno (e per estensione a tutta la categoria) è proprio l’intoccabilità. Fanno quello che vogliono nei modi e nei tempi che vogliono. Capisco che sia spiacevole, ma temo sia l’essenza dell’indipendenza.


Ciao Sandro Ti scrivo la mia opinione sul referendum della giustizia. Io voterò no per i seguenti motivi: 1) sono contrario al sorteggio per la nomina dei componenti dei due Csm. In nessun paese occidentale avanzato (Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone) esiste questo tipo di nomina. Sarebbe il primo caso tra i paesi occidentali avanzati. Poi non sono d accordo che mentre il terzo dei componenti denominato laico (perché nominato dal parlamento) viene estratto da una lista definita dal parlamento composta da professori universitari e da avvocati con almeno 15 anni di anzianità, i due terzi (membri togati) sono scelti tra tutti i giudici senza nessuno requisito richiesto nella legge proposta a referendum. Solo successivamente con una legge ordinaria forse si potranno definire dei requisiti. 2) il modo in cui viene strumentalizzato il referendum da parte del comitato del SI. È evidente lo scopo di indebolire la magistratura sfruttando il basso gradimento della stessa magistratura presso l opinione pubblica e promettendo che grazie a questo referendum la giustizia tornerà a funzionare bene. È invece evidente che questo referendum non ha impatto su nessuno dei veri problemi della giustizia ed è solo un cambio dell’organizzazione della magistratura che però non migliora l efficienza della giustizia. 3) c’è anche la valenza politica di questo referendum per cui non voglio assolutamente che il mio voto vada a rafforzare questo tipo di governo.
Questi i motivi principali per cui voto no. Come vedi non c’è nessun riferimento alla separazione delle carriere ed alle sue implicazioni sul controllo politico sulla magistratura Perché ? Tra tutti i paesi occidentali avanzati (definiti come sopra) l’ Italia costituisce un’eccezione unica. Non esiste nessun paese occidentale avanzato in cui i PM 1) siano magistrati con lo stesso tipo di carriera dei giudici 2) che non dipendano dalla politica in quanto eletti o nominati dal parlamento o dal governo, od addirittura che non dipendino dal ministero di grazia e giustizia. I casi più vicini a quello italiano sono quello della Francia in cui i Pm sono magistrati ma dipendono dal mistero della giustizia ed il Portogallo in cui I PM sono un istituzione separata ed autonoma e non dipendono dalla politica. In tutti gli altri paesi i Pm sono per la maggior parte funzionari statali (non magistrati) e dipendono dalla politica. Non mi sembra che in tutti i paesi occidentali avanzati la giustizia sia amministrata male, sia dipendente dalla politica e che costituisca una minaccia al principio della separazione dei tre poteri, anzi mi sembra che in tutti questi paesi oggi il problema della giustizia non si ponga (a parte il caso Stati Uniti dove però siamo ai limiti della democrazia a causa di Trump e dove i problemi sono molto più generali). Anzi per esempio in tutti i paesi europei avanzati il numero di colletti bianchi in carcere è molto più alto che in Italia. Questo per rispondere ad una delle critiche fatta dal comitato per il NO che la separazione delle carriere è il primo passo per portare I PM sotto la politica in modo da condizionare l’azione penale ed impedire l apertura di un certo tipo di indagini. Quindi io ritengo molti dei pericoli segnalati dal comitato per il no assolutamente pretestuosi e falsi (attacco alla democrazia, alla separazione dei poteri, invadenza della politica). Sull esempio degli altri stati occidentali avanzati anche il PM sottoposto al potere politico non è un attentato alla separazione dei poteri, o alla democrazia se viene mantenuta l’obbligatorietà dell’azione penale. Se non fosse così Germania Spagna Francia Inghilterra sarebbero paesi non democratici ed in cui la separazione dei tre poteri non è attuata. Quindi se il referendum fosse stato solo sulla separazione delle carriere io non sarei andato a votare perché avrei ritenuto il referendum comple- tamente inutile in quanto 1) la separazione delle carriere esiste già di fatto 2) non ha nessuna valenza negativa e positiva, non cambia niente 3) non serve ad affrontare i veri problemi della giustizia.
Ciao Gogo
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