Visti in breve sequenza Father, Mother, Sister and Brother (curiosa questa alternanza maschio femmina nel titolo – nessuna chiave, mi pare, per capire il film), recente vincitore del festival del cinema di Venezia e, ieri sera, Dei Figli di e con Mario Perrotta (e altri undici protagonisti).
Come si intuisce dai due titoli il tema è quello della famiglia nell’attualità.
Ebbene, mentre il film di Jarmush è un capolavoro del genere minimalista. ovvero si esce e ci si domanda cosa mai avrà voluto dire con quei tre episodi con un padre e due figli (maschio e femmina), primo, una madre e due figlie, secondo, e, ultimo, due gemelli eterozigoti orfani da poco, dallo spettacolo di Perrotta si esce con una visione chiara (anche se forse un po’ banale, mi dice l’amica psicoanalista con cui abbiamo avuto la fortuna di andare) del disastro genitoriale che spesso alberga in molte delle nostre famiglie.
Torniamo a Jarmush: l’unico filo conduttore dei tre episodi è quello l’assenza dei genitori. Mentre in Perrotta i genitori sono anche troppo presenti (una anche solo per la reiterata assenza), in Jarmush essi sono collettivamente assenti. Del primo, Tom Waits, i figli dicono che non hanno mai capito cosa facesse, né quando c’era e quando non c’era. Della seconda, Charlotte Rampling, una delle figlie annota, quando lei dice che, quasi scusandosi, che farà un po’ da madre, “sarebbe l’ora”. Dei terzi i gemelli sanno solo quel che vedono dalle foto di famiglia: si intuisce che anche loro, i genitori, fossero più impegnati a vivere la loro vita che a crescere i figli (l’appartamento parigino deserto nel quale si svolge larga parte di quest’ultimo episodio ricorda Ultimo Tango a Parigi – oltre l’ambientazione scarna anche l’atmosfera raccolta e silenziosa lo ricorda),
In Perrotta invece i genitori ci sono e fanno disastri. specie i maschi, ma questa persistenza dell’osservazione della debolezza della figura maschile è nota e comune ormai da anni, quasi che il maschio, il padre, avendo visto contestato il proprio ruolo di capo/comandante/cacciatore non sia ancora riuscito ad elaborare un’altra psiche altrettanto forte. stabile e di riferimento.
In sintesi: il film si può anche non vedere e non si perde granché. Lo spettacolo raggiunge complessivamente la sufficienza, con punte per la scenografia e la recitazione di Perrotta che come sempre (e qui forse ancora di più) risulta convincente e convinto.

