Di rientro dal Salento ci siamo fermati a Viterbo. Erano molti anni che volevo vedere il Sacro Bosco di Bomarzo che è lì a pochi chilometri.

Il perché il principe Orsini abbia voluto creare un simil labirinto (molto simil) popolato di sculture mostruose (un enorme tartaruga, ad esempio) e di una casa storta (pavimento e soffitti inclinati di non pochi gradi) resta una bizzarria. Una ipotesi è che essendogli toccato in sorte Bomarzo e i suoi dintorni non ci fosse spazio e modo per gareggiare con i magnifici giardini all’italiana con i quali i suoi parenti e concorrenti riempivano le zone limitrofe.

Per esempio sempre a pochi chilometri da Viterbo (e via via si comprendono meglio le ragioni di questa sosta) a Vignanello il principe Ruspoli padrone della rocca vi aveva fatto sorgere uno dei più bei giardini all’italiana del mondo. Peccato che la visita sia possibile solo nei week end e noi si fosse lì un martedì qualsiasi. In ogni caso, passando dalle stelle a più umani ambiti, anche il caffé posto all’ingresso del palazzo merita la visita col suo bel terrazzo rinfrescato da un grande glicine.

Proseguendo ancora di poco si arriva a Caprarola dove i Farnese fecero i di più. Da fuori il palazzo non gode di eleganza e leggerezza (è un imponente e cicciona ex fortezza pentagonale con due o tre piani sovrastanti il piano nobile forse dedicati alla servitù dell’epoca), ma dentro… dentro è una magnificenza. A partire dalla scala reale che dal piano terra conduce al piano nobile, ogni stanza è affrescata in ogni singola, minuscola o grande che sia, superficie. Uno splendore. In particolare i soffitti lasciano spesso a bocca aperta.

Aperta tonda: Valvitelli quando ideò per i Borboni la celebre cascata d’acqua nel giardino della reggia di Caserta aveva chiaro Versailles che a sua volta, giurerei, aveva chiaro il giardino di Palazzo Farnese di Caprarola.

Se poi ci sia aggiunge che anche la misconosciuta Viterbo offre parecchi spunti di riflessione e bellezza (in particolare più che il palazzo dei Papi merita il quartiere medioevale) si comprende appieno perché sto per scrivere ciò che sto per scrivere: la Tuscia con le sue cittadine, le sue colline, i suoi laghi è una contrada che non ha nulla da invidiare alle più note Langhe e a larghe zone della Toscana. Merita assolutamente il viaggio e ad anche una breve o media permanenza.

ps: la costruzione di questi palazzi implica due considerazioni. la prima è quanto la ricchezza fosse concentrata in pochissime mani. la seconda, contrapposta, quanto poco doveva essere pagata la manodopera allora. niente si direbbe. la sussistenza.