Luca, libraio de Il Tempo Ritrovato Libri di Milano (Corso Garibaldi 17 a Milano) come ogni mese ci manda la classifica dei dieci libri più venduti. Ricordo che Il Tempo Ritrovato Libri è specializzata in una editoria di qualità. Come sempre dopo la classifica una breve sinossi di ciascun titolo. Un utile suggerimento per nuove letture. Eccola:

1° – Città fantasma di Kevin Chen – @edizionieo
2° – E dal cielo caddero tre mele di Nadine Abgarjan – @francescobrioschieditore
3° – La libertà è un passero blu di Heloneida Studart – @MarcosyMarcos
4° – Johnny non muore di Daniel Di Schüler – @lowedizioni
5° -Boccanera di Michèle Pedinielli – @fandango
6° – Proprietà privata di Julia Deck – @prehistorica
7° – La vita normale di Yasmine Reza – @adelphi
8° – La chiamata di Leila Guerriero – @sur
9° – Api grigie di Andreij Kurkov – @keller
10° – La scoperta dell’Olanda di Jan Brokken – @iperborea


1° – Città fantasma di Kevin Chen – @edizionieo: Narrato attraverso una moltitudine di voci, sia vive che morte, muovendosi con una fluidità sorprendente tra passato e presente, Città fantasma è una storia affascinante di segreti familiari, superstizioni locali e ricerca di identità nel mezzo di uno scontro tra culture. Rifiutando il ruolo che i genitori taiwanesi conservatori hanno scelto per lui, il protagonista fugge nella cosmopolita Berlino sperando di essere accettato come giovane gay. Ambientato nell’arco di un solo giorno, durante la Festa degli Spiriti, il romanzo inizia un decennio dopo, quando Chen Tien-hung è appena uscito di prigione in Germania ed è tornato a casa. Con i genitori morti e i suoi sei fratelli e sorelle sposati, impazziti o deceduti, sembra che per lui non ci sia più nulla a Yongjing, la sua città natale. O almeno così pensa. Mentre la storia prende forma, Chen Tien-hung rivela maggiori dettagli sugli eventi che hanno segnato la vita della sua famiglia, i fantasmi che infestano il suo paese d’origine e la verità sul crimine che ha commesso in Germania.

2° – E dal cielo caddero tre mele di Nadine Abgarjan – @francescobrioschieditore: A Maran la vita è sospesa tra realtà e fiaba, in un tempo che dalla Storia prende forma, per poi trasfigurare, evaporare. Qui, in questo paesino di pietra e antiche credenze sul cucuzzolo di una montagna armena, guerra e calamità naturali travolgono, pare per sempre, la fragile quiete della sua manciata di case. Solo in pochi sopravvivranno e potranno raccontare quasi un secolo di eventi. Tra loro ci sono Anatolija e Vasilij, Jasaman e Ovanes, Tigran e Valinka, e da loro sgorgano storie dal sapore magico, narrate da una penna tersa e di fulgida bellezza: accadimenti provvidenziali e segni inspiegabili, come gli angeli che scendono dal cielo a raccogliere le anime dei morti o la comparsa di un pavone bianco misterioso e salvifico. E nel momento in cui tutto sembra essere accaduto, in cui la vita sembra compiuta, ecco che si schiude il miracolo, la pietra respira. E nasce l’incanto.

3° – La libertà è un passero blu di Heloneida Studart – @MarcosyMarcos: João viene sbattuto in carcere perché ha scritto sui muri “Il passero è un uccello blu”. Marina, emotiva e tenace nipote di una ricca centenaria temuta da tutti, ogni sabato si precipita da João, cugino che ama sconfinatamente. Le ha rivelato lui meraviglie, orrori e ingiustizie dei bassifondi e delle zone ricche della città, lui le ha aperto occhi e sesso alla bellezza, alle passioni più ardenti. Le dicono in malo modo che João non potrà mai ricambiarla perché “è frocio”, perché il radioso forestiero giunto da poco in città – un seduttore, un delinquente, o perfino… un ribelle? – è stato suo amante. Marina accusa il colpo fin sotto l’ombelico, come se le avessero spaccato le viscere. Il suo amore però non muta, anzi cresce, le basterebbe salvare João, andare con lui a pesca di granchi a Jaçaña…

4° – Johnny non muore di Daniel Di Schüler – @lowedizioni: Dopo la scomparsa dell’amata moglie, il sessantenne Brenno Tron si aggira come un fantasma nella casa – ora desolatamente vuota – da lei progettata accanto a una cascata, nei pressi del Lago di Como. Ha il dovere di onorare un debito verso la memoria di Aurora e verso sé stesso: deve sistemare gli oltre 12.000 volumi della loro preziosa biblioteca. Un lavoro immane, per un uomo della sua età. Un’impresa. Mette allora un annuncio sulla vetrina di una bottega di libri usati in città. All’annuncio risponderà – sorpresa! – John, un ragazzo di colore nato in Italia, anzi in Brianza. L’amicizia che nasce tra i due aiuterà Brenno ad affrontare il dolore per la recente perdita, oltre a certi preconcetti difficili da superare anche per un uomo colto e brillante; a unirli, l’amore per i libri e per il loro odore, una saggezza antica e un po’ di malinconia. Ma il destino è come sempre in agguato. Sugli scaffali impolverati della stessa bottega, Brenno trova una vecchia edizione di Il partigiano Johnny di Fenoglio, le cui pagine sono imbrattate da commenti e riflessioni che lui sente vicini a sé; quelle parole, pensa lui, potrebbero essere le sue. Anche la dedica, con quell’abbraccio partigiano e resistente: «Un abbraccio che, da solo, raccontava una storia». Chi è quel misterioso lettore? O quella misteriosa lettrice? Da quel momento il desiderio di scoprirlo diventa il suo cruccio, il suo scopo di vita.

5° -Boccanera di Michèle Pedinielli – @fandango: Nizza, si sa, non è come il resto della Francia: a Nizza c’è il sole, il mare, i turisti, i vecchi e i fascisti. Ma non solo. C’è anche Ghjulia Boccanera, detta “Diou”, cinquantenne divorziata dal poliziotto Jo, senza figli e con un coinquilino, insonne bevitrice di caffè, spericolata detective privata in Dr. Martens, eroina generosa e semplice. Un giorno un giovane dal volto d’angelo le chiede di indagare sull’efferato assassinio del suo ricco e raffinato compagno, prima di essere lui stesso ucciso. È morto per i suoi soldi, per la sua fama nel mondo dell’arte o per il suo orientamento? Diou, incosciente di fronte al pericolo, attraversa la città per trovare il colpevole, si spinge nei quartieri più estremi e porta il lettore, attraverso una serie di colpi di scena, a un finale spiazzante. La storia è ispirata a un fatto di cronaca. Michèle Pedinielli scrive come parla e come vive, senza ritegno, con tanto umorismo, e ha scelto un modo tutto suo per raccontare storie di mafia, d’imbrogli politici, la situazione dei rifugiati, il mondo del lavoro in tutta la sua crudezza, per denunciare, insomma, le infamie dei potenti nei confronti dei deboli o dei discriminati. Ecco il primo volume della serie noir che ha fatto impazzire la stampa e i librai francesi.

6° – Proprietà privata di Julia Deck – @prehistorica: Eva è un’urbanista parigina che lavora attorno alla “nozione di spazio incerto” che coltiva sul balcone del suo appartamento. Col marito Charles, professore universitario afflitto da depressione e che vive rinchiuso sedato nella sua camera, decide di lasciare Parigi per prendere casa in un ecoquartiere di periferia. “Era tempo di comprare. La nostra scelta cadde su un piccolo comune in pieno slancio, sicuri di fare un buon investimento. Già svariati mesi prima di traslocare avevamo preso le misure dei mobili. Non vedevamo l’ora di vivere finalmente a casa nostra. E forse avremmo potuto realizzare quel sogno se, una settimana dopo esserci insediati, i Lecoq non si fossero trasferiti dall’altra parte del muro.” Annabelle, del resto, è la vicina indesiderabile, quella che non conosce pudore, che prende in prestito lo zerbino, che ascolta e spia, e che provoca un po’ tutti, soprattutto gli uomini. Con questa presenza invadente, unitamente a quella del gatto rosso dei Lecoq – che entra nella casa degli altri quando vuole – la vita che si preannunciava idilliaca diventa un vero incubo. Tanto che Charles Caradec, marito di Eva, la narratrice di questo romanzo crudele, non regge. Quando progetta di uccidere Pel di carota, la sua vita e quella di tutta la comunità degenera. Al di là del cinismo che attraversa queste pagine, del sorriso che suscita, si prova una sorta di terrore davanti a questo quadro iperrealista della nostra epoca. La penna appuntita di Julia Deck non fa sconti.

7° – La vita normale di Yasmine Reza – @adelphi: «Per me il tribunale è un luogo di osservazione come un altro, come la strada, o la mia camera da letto» ha risposto Yasmina Reza quando le è stato chiesto perché, da quindici anni, segua processi, oscuri o clamorosi, in giro per la Francia. «Colui che crediamo altro da noi non lo è» afferma Reza, che, lasciando ai cronisti giudiziari il loro mestiere e alla giustizia di cercare (invano?) un senso nel caos, preferisce fare un passo di lato – e ogni volta spiazza il lettore. Senza curarsi di proclamare verità universali e concentrandosi invece su «frammenti di umanità» – un gesto, una frase, una postura, un dettaglio dell’abbigliamento –, Reza riesce a cogliere, nelle esistenze degli imputati, dei testimoni e delle vittime, qualcosa che non di rado alla giustizia sfugge, e che a quelle esistenze ci accomuna. È «la vita normale», che segue come un’ombra la sua controparte assassina, sovrapponendosi continuamente a essa. Come nel caso della donna che, un mattino di novembre, «incalzata, spinta da una forza senza nome», esce di casa per andare su una spiaggia ad abbandonare sua figlia alle onde, e poi torna a chiudersi nell’opacità della sua esistenza, «presente senza esserlo, come a strapiombo su sé stessa». A lei e ad altri fantasmi è dedicato questo libro. Fantasmi che irrompono sulla scena accanto a quelli dell’autrice, che ha la capacità, propria solo dei grandi scrittori, di insinuarsi nella psiche del lettore senza lasciargli il tempo di comprendere ciò che ha appena letto.

8° – La chiamata di Leila Guerriero – @sur: Nel 1976, durante la dittatura di Videla in Argentina, Silvia Labayru fu rapita, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. All’epoca Labayru aveva vent’anni ed era una militante di Montoneros, un gruppo armato di matrice peronista. Fu rimessa in libertà nel giugno del ’78 e, sull’aereo diretto a Madrid, pensò che l’inferno fosse finito. Ma così non era. Ad aspettarla c’era il sospetto dei compatrioti in esilio: com’era possibile che fosse sopravvissuta e che avesse ancora con sé la bambina? Su di lei giravano voci di ogni genere: giovane, bella, bionda, viva – fra migliaia di desaparecidos –, fu accusata di aver tradito e di aver collaborato con i suoi aguzzini. Nel ripudio generale, riuscì a poco a poco a rifarsi una vita accanto agli amici rimasti. Nel 2018, complice un messaggio ricevuto da un uomo del passato, Labayru è tornata in Argentina, dove ha poi denunciato gli abusi sessuali subiti in cattività. Così la giornalista Leila Guerriero ha scoperto il suo caso e ha trascorso oltre due anni a intervistare Silvia e tutte le persone coinvolte per raccontare la storia del suo rapimento e della chiamata al padre che, per caso, un giorno di marzo del 1977, le ha salvato la vita. Questo libro è il vivido ritratto di una donna dalla storia complessa, in cui si mescolano l’amore, il sesso, la violenza, la bellezza, l’ironia, i figli, i genitori, l’infedeltà, la politica, gli amici, e tutto ciò che – nel bene e nel male – ci rende umani.

9° – Api grigie di Andreij Kurkov – @keller: Sergej e Paška sono ormai gli unici abitanti di un villaggio, in quella che è definita “zona grigia”, stretto nella morsa della guerra tra soldati ucraini e separatisti filorussi che nel Donbass si sparano contro ogni giorno. Amici-nemici sin dall’infanzia ora sono costretti a collaborare per far fronte agli eventi e alla monotonia degli inverni. L’apicoltore Sergej vive le sue giornate seguendo il motto “non sentire niente, non vedere niente” e dedicandosi al benessere delle sue api perché quelle, al contrario dell’uomo, non causano caos e distruzione ma sono l’essenza di ordine, saggezza e di una meravigliosa produttività. Un giorno, quando giunge la primavera, decide di allontanarsi dalla zona di guerra e di portare con sé le arnie in modo che le sue api possano sciamare e raccogliere il nettare in totale tranquillità, e godere degli splendidi paesaggi dell’Ucraina occidentale e della Crimea. Un viaggio che cambierà lui e i suoi amati insetti… «Api grigie» è un grande successo internazionale che pone Kurkov al fianco di grandi scrittori che hanno messo a nudo con ironia le insensatezze della guerra, ma è allo stesso tempo un romanzo poetico e attuale dove la natura e il rapporto dell’uomo con gli altri esseri viventi sono al centro della narrazione.

10° – La scoperta dell’Olanda di Jan Brokken – @iperborea: L’insegna dell’Hotel Spaander, nel pittoresco villaggio costiero di Volendam, vicino ad Amsterdam, è il dipinto di un uomo sorridente con una mano sporca di tempera blu e la scritta: «Benvenuto, artista.» Fondato nel 1881 da un visionario votato all’arte, l’albergo ha ospitato per oltre un secolo centinaia di pittori e scultori, diventando un vivace centro di confronto, creazione e sperimentazione di stili e universi estetici, crocevia di vite vagabonde, radicalismi politici e passioni inquiete, angolo preservato dal clamore delle grandi capitali e protetto in un’Europa dilaniata dalle guerre. A Jan Brokken basta una visita per rimanere affascinato dalla ricchezza di storie e curiosità di questo luogo d’eccezione dell’arte moderna, che ha attirato Picasso, Kandinskij, Signac, Joseph Beuys, così come Proust che qui trovò ispirazione per un’eroina della sua Recherche. Una colonia internazionale libera e aperta dove l’americana Elizabeth Nourse e molte altre artiste, regolarmente escluse dai coevi circoli parigini, venivano accolte e trattate da pari a pari dai colleghi uomini. Con la sua capacità di rivelare gemme nascoste del Novecento europeo attraverso percorsi poetici e romanzeschi, Brokken ci accompagna alla scoperta di ciò che tanti talenti da tutto il mondo hanno inseguito e cercato di catturare sulla tela a Volendam, spesso ingaggiando sfide senza fine: la luce unica dell’Olanda, con i suoi vasti cieli mutevoli che in ogni scorcio si specchiano nell’acqua; i colori, i silenzi, i volti rosi dalla salsedine dei pescatori e la grazia di semplici gesti femminili; i riti antichi di una comunità di mare in cui sembra farsi più intensa ogni esperienza umana.